di Gabriella Mecucci
In giro per il mondo ci sono tante guerre che non finiscono mai e anche in Umbria ce n’è una interminabile: cova per qualche mese sotto la cenere, per poi riprendere ad alta intensità. Trattasi della “the Colaiacovo war”, come la chiamano alla City di Londra: lo scontro interno cioè alla famiglia eugubina proprietaria di Colacem, terzo gruppo italiano del cemento. Lo zio Carlo e il nipote Ubaldo erano arrivati in aprile a detenere il 75 per cento di Financo, la finanziaria che controlla il gruppo, comperando la quota di Giuseppe (25 per cento) per l’astronomica cifra di 450 milioni.
Erano iniziate le celebrazioni per la vittoria, quando è partita la “resistenza” delle due figlie del fratello Pasquale che venivano considerate da tutti – non da questa testata – irrimediabilmente sconfitte. Francesca e Paola ricorsero alla Magistratura che ora deve decidere in tempi brevi se invalidare l’intera operazione di acquisto del 25 per cento o, pur dandola per buona, imporre il versamento di 150 milioni al cosiddetto “ramo perdente” della famiglia. Ne conseguirebbe che questo resterebbe sì marginalizzato nella gestione Colacem perché in minoranza, ma si consolerebbe incassando una bella cifra: 150 milioni – direbbe Arbore – “non sono bruscolini”. Insomma, a breve, si saprà chi ha davvero vinto e chi ha davvero perso: la sentenza del giudice milanese è dunque di capitale importanza. Alla viglia di questa, infuria la “Colaiacovo war”: altro che pax cementiera, ormai persino i rami della famiglia in genere meno partecipi dello scontro sono percorsi da inquietudini e volontà di riscossa.
Ma andiamo per ordine, perché per comprendere le sorti di questa nuova battaglia – sarà quella decisiva? – ci vuole pazienza e acume. Vediamo innanzitutto che cosa è già accaduto con l’attenzione rivolta ai particolari meno conosciuti, perché il diavolo si annida sempre nei dettagli.
Tutto è iniziato con l’acquisto da parte di Gianluca Vacchi, finanziere-influencer pluritatuato, a capo della società Eques, del 25 per cento di Colacem di proprietà di Giuseppe Colaiacovo per 450 milioni. Sembrava fatta, ma a Gubbio mai dare nulla per scontato. E infatti venne fuori che i membri della famiglia avevano il diritto di prelazione e Carlo e Ubaldo decisero di esercitarlo. Dovevano però raccattare in giro molti prestiti bancari per raggiungere quell’astronomica cifra. Non fu semplice, anzi ad un certo momento apparve impossibile. Ma poi – colpo di scena da thrilling di Agatha Christie – arrivò il soccorso di Gianluca Vacchi. Sì, proprio lui, il primo acquirente che corse in aiuto dei rivali mettendogli a disposizione 70milioni attraverso la banca Bpm. Queste notizie non sono state mai smentite, ma nemmeno confermate. Gli esperti del settore sostengono comunque che sarebbe andata proprio così. Grazie a Vacchi, quindi, Carlo e Ubaldo comprarono.
All’inizio dell’ intricata vicenda, della società Eques faceva parte, insieme a Vacchi e ad altri tre imprenditori, anche Brunello Cucinelli che poi però decise di ritirarsi. Sembra che non fosse d’accordo con i discutibili profili che l’intera faccenda andava assumendo. Il business plurimilionario perdeva così un protagonista di rango, ma andò avanti sino all’esito finale. Avvenuto l’acquisto del 25 per cento, i nuovi proprietari si comportarono da veri e inflessibili padroni: emarginarono Paola e Francesca espellendole da tutti gli organismi dirigenti del gruppo.
Per la seconda volta sembrava fatta, ma… accadde che le perdenti decidessero di fare ricorso al Tribunale di Milano. Sostenevano che, essendoci stato il prestito di Gianluca Vacchi, non era più valido il diritto di prelazione, visto che il finanziere emiliano non era un membro della famiglia. In prima istanza il giudice dette ragione a Carlo e Ubaldo, ma le sorelle ricorsero in Appello contro Eques sollevando un’ulteriore questione. Fra Giuseppe, Paola e Francesca esisteva infatti un patto sulla base del quale avrebbero dovuto vendere insieme, mentre Giuseppe lo aveva fatto da solo, senza nemmeno comunicarglielo anticipatamente. Questo comportamento faceva scattare una sorta di protezione verso le due sorelle del valore di 150 milioni (una fideiussone?), che le appellanti ora rivendicano. La vicenda veniva così riaperta e per questo il magistrato ha deciso di sequestrare la cifra in questione.
Non sarà lunga l’attesa per conoscere l’assetto proprietario di Colacem e se Paola e Francesca dovranno passare a riscuotere quel bel gruzzolo. Ma la sentenza di Milano chiuderà la storia? Quando si tratta dei Colaiacovo la guerra è interminabile. Potrebbero esserci nuovi ricorsi di altri soggetti. L’ultranovantenne Pasquale, il saggio fratello maggiore, sembra aver confessato a un amico: “La vicenda si poteva risolvere in famiglia senza arrivare allo scontro. Voglio vivere ancora a lungo per vedere come andrà a finire”. E la forma fisica glielo consente: di recente si è fatto fotografare col cero di Sant’Ubaldo sulle spalle. Un’impresa che fa dimenticare i suoi anni.



