di Gabriella Mecucci
Simone Fittuccia è un imprenditore di successo del settore turistico – ha cinque alberghi ad Assisi e uno (la Rosetta) a Perugia – è presidente regionale e membro dell’esecutivo nazionale di Federalberghi: l’uomo giusto dunque per far il punto su come è andato sin qui il 2026 e come chiuderà. E per comprendere meglio l’andamento degli ultimi anni.
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Fittuccia, che cosa è cambiato nel dopo covid?
Innanzitutto mi lasci partire dal racconto di come si è modificata l’offerta perché in questo campo c’è stata una svolta epocale. Gli alberghi a cinque stelle che in Umbria quasi non esistevano si sono moltiplicati: a Perugia la Rossetta fa parte della catena Hilton, il Brufani sta per entrare in Marriot. Ho rilevato il Subasio di Assisi che è in via di ristrutturazione. Riaprirà nel 2028 e diventerà Hilton. A Norcia c’è il Relais & Chateaux di Giovanni Bianconi, Accor ha rilevato il San Clemente di Ramazzano, mentre vicino al capoluogo c’è BorgoBrufa.. Come si vede è cresciuta moltissimo l’offerta del lusso e a questo trend ha corrisposto quello della clientela. Per parlare solo della Rosetta, da quando è Hilton, il numero dei turisti è cresciuto del 20 per cento. Un andamento simile si è registrato anche nella ristorazione di qualità. E questo non è tutto, sta arrivando altro.
E cioè?
MI piace ricordare alcuni interventi più recenti e di cui vedremo i risultati più avanti. Borgo Egnazia, resort pugliese di altissimo livello, ha acquistato ad Avigliano il castello di Sismano con le costruzioni tutt’intorno e farà un mega investimento di circa 120milioni. Il gruppo “Pellicano” ha comprato la “Badia” ad Orvieto che diventerà un cinquestelle. C’ è stato dunque un po’ ovunque un innalzamento della qualità, e oggi è questo che chi viaggia cerca.
I cinque stelle “tirano” perché? E gli altri come vanno?
Il lusso decolla. La ragione è semplice: chi è ricco non risente della crisi, continua a spendere senza difficoltà alcuna. Anzi, può decidere di fare anche più viaggi e più week end, non ha infatti di che preoccuparsi. Il ceto medio invece è una fascia sociale molto indebolita: la vacanza di dieci giorni diventa di cinque, quella di quattro si riduce a due e i fine settimana diventano più rari.
Quest’anno comunque nei primi otto mesi ci sono state in Umbria ben cinque milioni e settecentomila presenze, ma in agosto però si è verificato un calo rispetto al 2025. Cosa è successo?
A Perugia, a partire da metà luglio, e cioè dalla fine di Umbria Jazz, è iniziata la flessione che ha interessato l’intero mese di agosto. A settembre però si è verificata un’inversione di tendenza e ora è in atto una buona ripresa. Per quando riguarda l’Umbria medesimo andamento, solo che dopo ferragosto questa piccola crisi era già finita. Il turismo all’aria aperta non ha invece avuto nessun momento di difficoltà. Tenga conto che venivamo dal 2025 durante il quale Assisi e l’intera Umbria hanno beneficiato della grande ondata legata al Giubileo. Lo stop di agosto è dovuto al caldo asfissiante, alla quasi paralisi dei treni e alle minori disponibilità di soldi dei ceti medio bassi che sono quelli che vanno in vacanza in questo periodo. E comunque nell’insieme sono andate molto bene le Marmore, Piediluco e Orvieto.
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E il centenario della morte di San Francesco cosa ha portato?
Ha anticipato la stagione che non è partita più a marzo inoltrato ma è cominciata a febbraio con l’ostensione del corpo di San Francesco. A partire dal 22 febbraio per un mese si sono registrati numeri da record, parliamo di 320mila fedeli che sono venuti a venerare il corpo del santo. Ed è ovvio che Assisi non poteva ospitare tanta gente e tutta insieme. Di questo grande afflusso si sono dunque giovate anche le località limitrofe, e persino le città un po’ più distanti come Todi e Gubbio. Tutto il mondo ha guardato a questo grande evento francescano.
Il biennio 2025-26 è stato molto buono. Entriamoci dentro e mi dia almeno alcuni dati che lo testimoniano…
Partirò da più lontano perché il processo positivo è iniziato da prima. Il terremoto del 2016 ci aveva penalizzato molto, poi nei tre anni successivi avevamo avuto un buon recupero raggiungendo numeri che si addicevano al territorio dell’Umbria. Nel 2020 ci aspettavamo un vero e proprio decollo, ma è arrivato il covid che ci ha letteralmente spezzato le gambe. L’Umbria si è trovata in una posizione di particolare svantaggio perché da una parte non avevamo l’obbligo di chiusura e quindi non ci sono arrivati i contributi previsti in questo caso, e dall’altra però tenevamo aperto senza che ci fossero i clienti perché non girava più nessuno.
E poi però è iniziata una ripartenza alla grande…
La gente nel periodo del covid è stata chiusa in casa. Si sentiva in carcere e quando sono stati riaperti i cancelli si è verificata un’ondata liberatoria: il 2022 è diventato un anno eccezionale e, in un colpo solo, ha superato in modo significativo i flussi del 2019 che erano già buoni. Nel 2023-24 si è verificata una crescita costante grazie a un eccellente lavoro di comunicazione e promozione anche a livello internazionale realizzato dall’assessore Paola Agabiti. Accanto a questo c’è stato il ruolo delle aziende che, percepito il buon momento, hanno avuto la capacità di investire e di rinnovarsi. Dopo la giunta Tesei anche la giunta Proietti, grazie all’assessore Simona Meloni, sta dando continuità ad un intervento importante e efficace. E il turismo traina l’enogastronomia e anche l’agricoltura.
Parliamo adi domanda. Se dovesse darmi la percentuale di aumento del turismo dal 2022 a oggi, che numeri farebbe?
Nel 2026 supereremo gli otto milioni con una crescita rispetto all’arco temporale che lei mi chiede di più del 30%.
Riusciamo a raggiungere i 10 milioni che qualcuno ha già evocato?
Ce la possiamo fare ma dobbiamo riuscire a migliorare le infrastrutture. La giunta precedente ha rafforzato l’aeroporto facendo un’operazione utile, ma noi più che dell’aeroporto abbiamo bisogno delle rotaie. E per i treni è stato fatto troppo poco. I turisti non vengono da Londra o da Madrid direttamente in Umbria. In genere arrivano a Roma o a Firenze e da lì si dirigono dalle nostre parti. Per questo è fondamentale la ferrovia. Su questo c’è ancora tanto da lavorare.
Il ruolo di Assisi si può definire trainante per il turismo della regione?
Non c’è dubbio. Nel 2019 faceva 980mila presenze, ha chiuso il 2025 con un milione e settecentomila e quest’anno supererà il milione e 800mila. Dunque ha quasi raddoppiato. Anche tenendo ben presente l’effetto irripetibile dei centenari e del Giubileo, la crescita resta dirompente. Nel 2027 avremo ancora l’onda lunga di questi importantissimi appuntamenti. Poi dobbiamo riuscire a lavorare per consolidare tali risultati. Occorre andare oltre la situazione attuale e creare un brand umbro che sarebbe capace di fare concorrenza a quello toscano.
Il secondo luogo sotto osservazione per le difficoltà che sta vivendo è il lago Trasimeno..
A me arrivano informazioni fra loro contrastanti. Ci sono voci che parlano di una situazione difficile che ha danneggiato fortemente il turismo e altre che raccontano una storia più positiva. In realtà – dicono quest’ultime – non è andata affatto male. Il lago ha due problemi endemici: i chironomidi e la mancanza di acqua. Per risolvere quest’ultimo dramma occorrono investimenti straordinari: un impegno del governo nazionale e anche dell’Europa. Credo che nell’ambito della politica ambientalista di Bruxelles non possa essere assente un intervento importante per tutelare il Trasimeno che rischia di diventare una superficie semi prosciugata e fangosa. Sarebbe una catastrofe dal punto di vista naturalistico e della qualità del paesaggio. Per i chironomidi bisogna mettere più lanterne per attrarli. Basta con gli interventi non coordinati, ci vuole un progetto coerente e di lungo respiro. E occorre tanto danaro
Quando è iniziato al Trasimeno il calo del turismo?
Il danno l’ha fatto chi ha chiamato Striscia la Notizia (ndr Giambartolomei) per denunciare la situazione del lago e la presenza dei chironomidi. E’ allora, a partire da luglio, che sono iniziate le disdette delle prenotazioni. Le attività commerciali lungo costa sono state molto danneggiate, mentre quelle più interne e in collina non hanno avuto problemi: la stagione per loro è andata bene. Ci sono borghi come Panicale in cui sono stati fatti investimenti importanti e che riescono a intercettare il turismo della Toscana che ormai è diventata carissima. L’Umbria è considerata meno sofisticata ma più nature. Al ricco signore piace vedere la coglitura delle olive, il mulino dove vengono lavorate e assaggiare a cena l’olio della prima spremitura. Anche questa è qualità della vita.
Che deve fare l’Umbria per sviluppare ulteriormente il turismo?
Due sono i filoni fondamentali su cui intervenire: da una parte favorire più che mai gli investimenti, in particolari anche quelli stranieri; dall’altra è indispensabile intervenire sulle infrastrutture: treni soprattutto e strade. Collegare i borghi principali con la ferrovia nazionale e arrivare anche a quelli più piccoli grazie ai collegamenti con la FCU. E poi, lo ripeto, deve nascere il brand Umbria che potrebbe diventare persino più attraente di quello toscano



