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di Giuseppe Vittori

La Giunta Regionale ha individuato in Paolo Chifari, 51 anni, il nuovo Amministratore unico di Sviluppumbria. Questa nomina si è resa necessaria dopo le dimissioni del Luca Ferrucci a causa dell’impossibilità di ottenere l’aspettativa dall’Università di Perugia, cosa che lo privava del suo stipendio base da professore ordinario dell’Università a fronte di un gettone molto basso (circa 1.400 euro al mese) come retribuzione dell’Amministratore Unico di Sviluppumbria.

Passaggi Magazine ha già spiegato quanto sia stata contradditoria e spiacevole la situazione nella quale si è trovato Ferrucci. Quanto sia assurdo che per regolamento venga definito un gettone così basso e fuori mercato per affidare un incarico di massima apicalità in un ente strategico di supporto alla Regione per lo sviluppo economico dei nostri territori. Sembra che non sia così negli enti consimili di gran parte delle altre Regioni. Per ragioni di opportunità si è deciso di non andare ad un cambio di regolamento (che viene dalla stagione del centrodestra) e di procedere con una nuova nomina.

Tra i 21 candidati alla selezione è stato prescelto Paolo Chifari, noto commercialista perugino, professionalmente quotato e sperimentato in incarichi sia presso enti privati che enti pubblici. La selezione non prevedeva una valutazione comparativa tra i candidati, in quanto, come è per i dirigenti apicali, l’incarico è di carattere fiduciario.

Partendo da qui si può tentare di leggere la logica della scelta del nuovo Amministratore Unico di Sviluppumbria. Scorrendo la lista dei candidati, infatti, si trovano nomi di imprenditori qualificati ed affermati, di commercialisti di fama e di personalità che hanno avuto esperienze in enti pubblici e privati. Alcuni di questi candidati hanno curriculum che raccontano di importanti incarichi o esperienze di prestigio imprenditoriali a livello nazionale e internazionale. Al netto della impossibilità di avere candidature di provenienza accademica dopo l’esperienza toccata a Ferrucci, c’era un’ampia gamma di scelte.

La scelta di Chifari, data la sua indiscussa professionalità, fa premio ad una diffusa attività nel controllo contabile degli enti che ha frequentato, sia di carattere pubblico che privato. Il che certo gli garantisce una profonda conoscenza dei meccanismi di funzionamento degli enti controllati, delle procedure di bilancio e di trasparenza, delle difficoltà prodotte dalle crisi sia negli enti pubblici che privati, del modo più corretto da parte degli enti e delle imprese di aver accesso o far ricorso alla finanza di progetto, ai fondi europei, all’attrazione di investimenti. Ma la sua forte e unidirezionale  esperienza nell’attività di controllo, pur fondamentale, dopo che l’incarico ad inizio mandato della Giunta fu affidato ad un economista accademico brillante e creativo come Ferrucci, tutto votato a portare nella direzione di Sviluppumbria un forte impegno innovativo no solo riguardo alle tecnologie, alle politiche di impresa, alle start up, alle infrastutture, ma soprattutto alla rilettura dei destini di sviluppo dei nostri territori, lascia qualche serio interrogativo sulla direzione di marcia che si vorrà dare a Sviluppumbria nell’immediato futuro e al suo ruolo nella definizione delle politiche regionali. A questi interrogativi potrà rispondere solo l’attività di Chifari, di cui, come detto riconosciamo l’alta professionalità nel suo campo, e quella della Giunta Regionale nella definizione delle politiche di sviluppo dei nostri territori e dell’Umbria intesa come sistema integrato e ambiente per lo sviluppo in senso multidimensionale. Questo ci interessa, non tanto i pettegolezzi sui rapporti tra le scelte della Presidente e le preferenze di alcuni maggiorenti della Giunta, che ci limitiamo a registrare. Si dice che abbia prevalso la volontà della Presidente su quella diversamente orientata di Tommaso Bori. E si aggiunge che Chifari sarebbe un uomo vicino a Gianpiero Bocci. Vero o falso che sia il nodo principale non è questo.

La questione è un’altra: si vorrà porre l’accento sul controllo di Sviluppumbria nella sua attività di “supporto” alla Regione o si vorrà insieme a questo continuare ad implementare il suo ruolo di attore e/o facilitatore dell’innovazione, dell’internazionalizzazione, della progettazione di ricerca e sviluppo nei territori, nell’attività di attrazione investimenti, solo per citare alcuni importanti capitoli di cui si è parlato sinora in riferimento a questo ente strategico?

Se si guarda a Regioni tradizionalmente di riferimento sul terreno dello sviluppo territoriale e dell’innovazione del sistema economico ad ampio spettro come l’Emilia Romagna e la vicina Toscana, il ruolo svolto da enti come ART-ER Attrattività Ricerca Territorio-Emilia Romagna che ha unito ERVET (Emilia Romagna Valorizzazione Economica Territorio) e ASTER (che si occupava di innovazione, tecnologia e ricerca industriale), o Sviluppo Toscana S.p.A e Toscana Promozione, si ha la sensazione di essere ancora indietro come Umbria per quanto riguarda gli enti di supporto alle politiche di sviluppo della Regione come azione strategica, come organizzazione e come qualità delle professionalità impiegate.

Quindi torniamo da capo, ai nostri interrogativi, c’è bisogno di controllo, ma insieme c’è bisogno di forte innovazione, di coraggio concreto e strategico verso i territori e verso le imprese. Speriamo di poter vedere una nuova stagione di Sviluppumbria e quindi auguri a Chifari per il lavoro non facile che lo aspetta e una raccomandazione alla Regione di dare un seguito concreto agli impegni dichiarati sull’innovazione e sulla individuazione delle politiche di sviluppo per i nostri territori e per tutto il sistema regionale.