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di Porzia Corradi

Papa Leone arriverà giovedì mattina ad Assisi per concludere il Go Franciscan Youth meeting a cui hanno partecipato 2500 giovani provenienti da tutto il mondo. Molto attesa la sua omelia a Santa Maria degli Angeli per molte ragioni, ma soprattutto perché a lui è affidata la sintesi del lungo dialogo, durato quattro giorni, coi ragazzi e fra ragazzi. Quella di giovedì è la seconda visita ad Assisi del suo ancor breve pontificato.

Leone XIV torna a pochi mesi dalla prima, continuando a rinsaldare il legame che già avevano stabilito i suoi predecessori e in particolare Papa Francesco che del santo aveva preso persino il nome. Assisi è oggi più che mai una delle capitali mondiali del Cristianesimo e una “città dei Papi”. Un ruolo che viene da lontano e che gli assegnarono in primis i tre che conobbero il poverello e videro in lui il salvatore della Chiesa in un momento particolarmente difficile. Francesco fu un grande riformatore senza metterne mai in discussione l’autorità.

Il primo Papa che  ebbe un ruolo fondamentale nel rapporto col santo assisano fu Innocenzo III che ne approvò  la  “Regola di vita”. Lo fece però oralmente e non per iscritto, e cioè formalmente. Fu comunque un grande passo in avanti da parte di un Pontefice che aveva una tempra forte e autoritaria e che si batté duramente contro ogni forma di eresia e contro i miscredenti di tutte le risme, indicendo ovviamente anche le Crociate. Innocenzo aveva un carattere opposto a quello del poverello, ma ne comprese rapidamente la grandezza. Era un “lottatore” che ristabilì la centralità di Roma e fu molto importante nei rapporti politici con la Francia, la Svezia e soprattutto con l’Inghilterra di  Enrico VIII. Morì a Perugia.

Dopo di lui, toccò a Onorio III riconoscere formalmente la Regola francescana con la bolla “Solet annuere”. La sua elezione avvenne a Perugia. Come il suo predecessore si era prefisso l’obiettivo della riconquista della Terra Santa e allo scopo indisse la quinta Crociata. Puntò sulla riforma spirituale della Chiesa e spesso alla guerra preferì la via diplomatica. Era un intellettuale che produsse scritti di grande qualità.

Gregorio IX fu forse il più importante di tutti i Papi nel valorizzare il messaggio di Francesco, insieme al  quale si ritirò anche nel Santo Eremo. Fu lui a canonizzarlo, solo due anni dopo la sua morte e cioè nel 1228. E fu sempre lui a porre la prima pietra della Basilica superiore di Assisi. Fu il fondatore dell’Inquisizione e scomunicò per ben due volte Federico secondo.

Accanto a questi tre primi Papi, fra loro di carattere e orientamento diverso, ma tutti convinti della grandezza di Francesco, non si possono non mettere i cinque provenienti dall’Ordine Francescano, alcuni dei quali di straordinaria rilevanza. Il primo fu Nicolò IV, eletto nel 1288, successore di Bonaventura da Bagnoregio come ministro generale dell’Ordine, che decise di usare le donazioni dei pellegrini, all’epoca considerevoli, per terminare gli affreschi della Basilica superiore di Assisi. Con la bolla del 1289 iniziò la persecuzione di coloro che negavano le stimmate del santo.

Il secondo fu Sisto IV, eletto Papa nel 1471, straordinario mecenate e costruttore di importanti opere d’arte, fra queste la Cappella Sistina per la quale commissionò gli affreschi  a molti grandi dell’epoca, fra questi anche a Perugino. E’ famoso anche per aver istituito la festa dell’Immacolata Concezione pur non avendola proclamata dogma di fede.

Il terzo fu il grandissimo Giulio II, eletto nel 1505. Il Papa della Rovere commissionò a Michelangelo il Giudizio Universale e gli affreschi della volta della Cappella Sistina. Intrattenne rapporti con alcuni fra i più grandi artisti del Quattro – Cinquecento: celebre il suo ritratto di Raffaello e il monumento sepolcrale a San Pietro in Vincoli di Michelangelo. Sotto il suo pontificato nacquero anche i Musei Vaticani. Pochi sanno che aveva studiato a Perugia.

Il quarto fu Sisto V che divenne Papa nel 1585. Completò la Cupola di San Pietro e fece  Bonaventura da Bagnoregio, il biografo di San Francesco, dottore della Chiesa.

Il quinto e ultimo fu Clemente XIV, eletto nel 1769: teologo insigne, grande letterato e poeta. La poesia del resto è stata una delle vocazioni profonde di Francesco, autore del Cantico delle Creature, prima altissima espressione della letteratura italiana.

Richiederebbe un corposo volume raccontare tutti i Papi che hanno scelto Assisi e l’Umbria come punto di riferimento. Basterà ricordare però che gli ultimi quattro ne hanno fatto un faro del Cristianesimo: a partire da Giovanni Paolo II (elesse Assisi a sede del dialogo interreligioso), passando per Benedetto (un nome che segnava un legame stretto con la regione) e per il predecessore di Leone (scelse addirittura di chiamarsi Francesco), sino ad arrivare all’attuale che ha un rapporto speciale con l’Umbria: è’ infatti particolarmente devoto a Santa Rita da Cascia.