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di Giampiero Rasimelli
Foto ©Gianni Careddu/Wikicommons

Carissimi amici ed eminenti studiosi ambientalisti, abbiamo letto il vostro appello ai leader del “Campo Largo” italiano (il centro-sinistra del nostro paese) affinché si impegnino con forza per ottenere una più profonda e urgente penetrazione delle energie rinnovabili in Italia, facendone una priorità politica in tutto il territorio nazionale. Leggiamo la vostra serrata critica al governo di centrodestra che ha sbagliato l’asse portante di una politica energetica capace di reagire alle conseguenze disastrose del conflitto ucraino seguito all’invasione russa e che oggi ci fa trovare debolissimi e impreparati di fronte alla crisi dello stretto di Hormuz e al conflitto tra USA e Iran. Un asse segnato da una scelta prioritaria per il gas e privo di un progetto e di una strategia articolata che avesse al centro le energie rinnovabili, l’economia del riciclo industriale, una combinazione delle altre fonti energetiche disponibili.

Siamo d’accordo con questo appello che in larga misura sosteniamo, ma solo per tre quarti concordiamo col testo che abbiamo letto. C’è un’invettiva che riguarda ciò che hanno fatto e fanno alcuni governi regionali di centrosinistra, etichettato come l’innalzamento di un muro di no allo sviluppo di impianti per le rinnovabili. Noi non ci esprimiamo su ciò che accade in Sardegna, Emilia Romagna e Toscana, ma vogliamo esprimere una preoccupazione per quanto sta accadendo in Umbria. La nostra rivista è stata protagonista, insieme ad altri, di una forte mobilitazione per bloccare il progetto di un’azienda tedesca Phobos che prevede l’installazione di 7 aerogeneratori (pale eoliche), alti circa 200 metri, nel paesaggio collinare tra Orvieto e Castel Giorgio. Una collocazione a vista sul Duomo di Orvieto, sul centro storico della Rupe e su un territorio paesaggisticamente pregiato, nel quale l’economia turistica e l’agricoltura di alta qualità sono le risorse principali. La stessa situazione si sta per ripetere a Gubbio con progetti a vista sul centro storico eugubino e a Gualdo Tadino a contatto col centro abitato.

Al centro di queste mobilitazioni non c’è un no allo sviluppo delle energie rinnovabili, ma il rifiuto di una irresponsabile liberalizzazione delle autorizzazioni fatta a gennaio scorso dal Governo Meloni, che marginalizza il ruolo delle Regioni e delle Soprintendenze centralizzando un processo autorizzativo in capo al Ministero dell’Ambiente spesso in contrasto con le prerogative del Ministero della Cultura. Da una parte si sbandiera propagandisticamente l’Autonomia Differenziata, già bloccata dalla Corte Costituzionale, dall’altra si impedisce alle Regioni di poter decidere responsabilmente del governo dei propri territori. E’ così che si arriva a decisioni autorizzative ridicole e provocatorie le cui vittime sono in primis i territori, ma anche lo stesso sviluppo degli impianti di energie rinnovabili che troveranno per questa via sempre maggiori ostacoli. Non può essere certo un procedimento autoritativo come quello adottato in occasione del COVID a favorire lo sviluppo delle rinnovabili. Come dice giustamente il vostro appello bisogna ricercare il dialogo con i territori e costruire il filo delle convenienze reciproche tra le aziende che installano impianti e i territori medesimi. Se invece si vanno a colpire alla cieca le uniche risorse che oggi tengono in vita intere aree del paese, e in particolare della nostra regione, allora si otterrà il risultato opposto a quello desiderato.

In Umbria ad esempio c’è una buona legge regionale che indica un metodo efficiente per individuare siti idonei e non idonei per l’istallazione degli impianti, una legge che la recente liberalizzazione nazionale fa, di fatto, saltare. L’unica soluzione praticabile è una pianificazione su 2 livelli. Uno nazionale, che definisca gli obbiettivi energetici da raggiungere e che definisca con raziocinio l’utilizzo delle diverse aree del paese (non si può assistere, ad esempio ad un assalto incontrollato delle zone interne dell’Appennino). Uno regionale, che possa pianificare il raggiungimento di tali obiettivi nel pieno rispetto dei territori e con piena partecipazione degli stessi, portando alla individuazione delle aree compatibili per gli impianti fino al raggiungimento degli obiettivi quantitativi fissati.

Per questo la Regione ha deciso di agire in autotutela per rimuovere il pilatesco atteggiamento di silenzio/assenso col quale la precedente Giunta di centrodestra aveva di fatto aperto la strada alle autorizzazioni arbitrarie delle pale eoliche a Orvieto nonostante il parere contrario del Ministero della Cultura. Ciò rivendicando, insieme alla mobilitazione di cittadini, associazioni ed enti locali, il diritto dell’Umbria a governare e tutelare il proprio territorio e a pianificare in modo razionale e produttivo lo sviluppo delle politiche energetiche e in particolare dello sviluppo delle rinnovabili nella nostra regione.

A tale scopo in questi giorni la Regione Umbria ha reso nota e consultabile sul suo portale la mappatura delle aree idonee e di accelerazione per l’installazione di impianti per le rinnovabili. Una mappatura dettagliata e in aggiornamento con nuove aree non ancora censite. “Con la pubblicazione di questo strumento la Regione Umbria consegna alle imprese umbre una leva fondamentale di competitività … una pianificazione trasparente e consapevole nella realizzazione di quella che abbiamo ribattezzato la via umbra alla transizione energetica”. Così ha dichiarato l’Assessore Regionale Thomas De Luca e ha aggiunto “Questo strumento sarà efficace sia in fase istruttoria per le amministrazioni, sia in quella valutativa della localizzazione degli investimenti per gli operatori del settore. Vogliamo che lo sviluppo delle rinnovabili avvenga in Umbria in modo veloce ed ordinato, riducendo i margini di incertezza e accelerando i processi, sempre nel rispetto delle tutele vigenti.”

Un atto importante, significativo della reale volontà della Regione Umbria e del contrasto che si è aperto col Governo Nazionale sulle irresponsabili autorizzazioni concesse e sul diritto/dovere delle istituzioni regionali di assumere un ruolo primario nel governo del territorio.

Pensiamo che per questa strada si possa costruire un più alto e non facile grado di consenso in tutta Italia allo sviluppo di una efficace politica energetica con al centro l’impulso alle energie rinnovabili in modo da aumentare l’autonomia del nostro paese.

Per questo vi invitiamo ad un confronto su queste nostre ragioni e sul vostro appello in modo da chiarire i termini delle questioni che stiamo ponendo e da rafforzare la pressione sul Governo e sui partiti per una svolta sostanziale nella politica energetica italiana.