Salta al contenuto principale

di Paolo Belardi

Penso alle due incisioni pubblicate nel 1567 da Philibert Delorme in forma di allegorie antitetiche in cui ordinati edifici in stile classico circondano La bon architecte, mentre sullo sfondo de le mauvais architecte compare un castello medievale carico di superfetazioni grottesche. Il tutto amplificato dalle alterazioni fisiche dei due protagonisti. Infatti, se le bon architecte è dotato di ali ai piedi, ha quattro mani e tre occhi, le mauvais architecte è cieco, monco e sordo: tutti espedienti caricaturali utilizzati spudoratamente da Delorme per celebrare le bon e condannare senza remissione le mauvais. Eppure, nonostante il teorema tendenzioso di Delorme, non mi sono mai sentito affine alla supponenza con cui le bon, protetto dal conforto di una magniloquente rassegna tipologica, consegna l’ennesimo trattato al discepolo riverente, ma mi sono sempre sentito affine al disorientamento con cui le mauvais brancola in una landa desolata, forse perché la stessa ricorda la precarietà inclusivista che qualifica i fatti urbani meno griffati, ma proprio per questo più fascinosi, delle nostre città storiche, caricandoli con un’ineffabile ambiguità enigmatica. A cominciare da quelli presenti nelle città storiche umbre che più mi suggestionano: nella via dell’acquedotto di Perugia, è il camminamento pensile che aggrega le case-torre o sono le case-torre che si aggrappano all’ex infrastruttura idraulica? nel teatro romano di Spoleto, l’abside della chiesa di Sant’Agata è un retro o una frons scenae? nel palazzo Ranghiasci di Gubbio, è l’ordine della facciata ottocentesca a lacerare il tessuto medievale o è il tessuto medievale a regolarne la composizione? Difficile rispondere a questi interrogativi senza conoscere a fondo le diverse vicende costruttive. Ammesso che sia importante conoscerle. Perché a Perugia, a Spoleto e a Gubbio, ciò che ci emoziona non è ciò che sappiamo, ma è ciò che vediamo. Nel senso che ciò che ci emoziona è la capacità del fattore tempo di eleggere gli scarti della storia a dispositivo euristico e, con essa, la capacità del progetto di prendere le distanze dall’ovvio e costruire nuove relazioni tra forma, spazio, materia e uso. Perché, nonostante la cultura contemporanea tenda ad associare gli scarti ai temi del rifiuto, del recupero e della sostenibilità, nella città storica lo scarto non coincide né con l’errore né con ciò che resta a seguito di un processo evolutivo. Nella città storica lo scarto rappresenta la soglia nella quale l’architettura produce conoscenza, interpreta il presente e immagina un possibile futuro. Così come si propongono di fare i quattro progetti presentati di seguito. Quattro progetti che, seppure destinati a rimanere sulla carta, perché programmaticamente teorici, riflettono sulle valenze espressive degli scarti d’Umbria, facendo leva sulla capacità ermeneutica del disegno di riconoscere e reinterpretare gli edifici distrutti, gli edifici interrotti e i luoghi dimenticati.

Pop-Up #One (Torgiano, 2018)

Il progetto, ideato dallo studio Hoflab (Paolo Belardi, Simone Bori, Matteo Scoccia) con la collaborazione di Felice Lombardi, Margherita Maria Ristori e Luca Tesei, prevede il riuso dell’edificio direzionale incompiuto “Metalserbatoi” situato nei pressi di uno svincolo della strada statale 3bis Tiberina. Un vero e proprio scheletro in calcestruzzo armato, caratterizzato da un’imponente struttura intelaiata che sostiene tre solai rimasti allo stato rustico: una grande copertura inclinata verso sud-ovest e due piani intermedi che si sovrappongono affacciandosi su uno spazio vuoto a tripla altezza. In tal senso, il progetto prevede di proteggere lo spazio, che di fatto è un interno-esterno, con una rete in fibra di vetro che avvolge il perimetro senza soluzione di continuità, di occupare lo spazio vuoto a tripla altezza con una struttura realizzata con il sistema giunto-tubo Innocenti e di popolare le superfici disponibili con container rigenerati volti a ospitare un mix funzionale dedicato alle nuove generazioni. Fino a restituire un’architettura pop-up che si propone come temporanea, flessibile e soprattutto identitaria, perché volta a comunicare uno stile di vita sostenibile, sociale e contemporaneo.

Chiesa delle macerie (Norcia, 2019)

Il progetto, ideato dallo studio Hoflab (Paolo Belardi, Simone Bori, Matteo Scoccia) con Filippo Ferro, prevede la ricostruzione della chiesa della Madonna di Cascia, eretta alla fine del Quattrocento per suggellare la fine dell’ennesima guerra tra nursini e casciani, ma ridotta a un ammasso informe di macerie a seguito del terremoto del 30 ottobre 2016. Superando il tradizionale impasse ideologico tra le istanze di conservazione e le aspirazioni di innovazione, il progetto prevede di ricostruire l’edificio chiesastico dov’era, ma non com’era, e soprattutto con ciò che c’era ovvero recuperando piuttosto che smaltendo in una discarica le sue macerie. Essendo ubicata lungo uno dei cammini più frequentati dai turisti, la chiesa è sostituita da una cappella di preghiera che si presenta in forma di scultura abitabile, al contempo nuova e antica. Nuova perché prevista realizzata in carpenteria lignea antisismica, antica sia perché prevista ricostruita ricalcando l’area di sedime rettangolare e il profilo a capanna della chiesa preesistente sia perché prevista rivestita con un “manto celeste” composto assemblando le macerie che giacciono al suolo abbandonate malinconicamente al riassorbimento vegetale.

Church in progress (Umbertide, 2022)

Il progetto, ideato dallo studio Hoflab (Paolo Belardi) con Sara Aglietti e Alessandro Moriconi, prevede una struttura cantieristica volta non soltanto al restauro del santuario di Maria Santissima Assunta in Rasina, rimasto scoperchiato a seguito degli eventi sismici del 1997, ma anche alla sua valorizzazione, laddove elegge l’opera provvisionale a icona comunicativa, prefigurando un museo temporaneo in forma di teca archetipica, conformata mediante l’applicazione di una pelle esterna in tessuto di fibre e resina che, pur avvolgendo interamente il recinto esterno dei ponteggi metallici, lascia intravedere en abyme il profilo della chiesa in rovina. Un’ambientazione scenografica amplificata tanto dalla lunga sequenza delle rampe pedonali appese alla struttura reticolare spaziale, che consentono l’osservazione ravvicinata di componenti ornamentali altrimenti impercettibili, quanto dal taglio trasversale della passerella apicale, che suggella il percorso dei visitatori con la vista zenitale dell’aula inerbita.

Terrae Aquae Penisulae (lago Trasimeno, 2025)

Il progetto, ideato dallo studio Hoflab (Paolo Belardi) con Alessandro Moriconi, è volto a ripristinare l’assetto naturalistico spontaneo del lago Trasimeno senza negare né l’aspirazione nautica né l’aspirazione balneare dei suoi frequentatori. A tal fine, il progetto è articolato in tre azioni sinergiche: completamento delle piste ciclabili già presenti per consentire il periplo sostenibile del lago, eliminazione delle spiagge sabbiose e delle dune erbose per restaurare l’habitat lacustre spontaneo, ristrutturazione dei pontili convertiti caso per caso in “pontile darsena” o in “pontile balneare”: vere e proprie penisole artificiali capaci di consentire la possibilità della navigazione, dell’esposizione al sole e della balneazione. Il tutto nel rispetto del genius loci sia a livello formale sia a livello materiale. Perché le forme sinuose e le texture graticciate previste sono quelle proprie della pesca lacustre (in particolare i “tori” e le “arenelle”), così come i materiali previsti sono quelli propri dell’artigianato lacustre (legno di castagno trattato per le componenti strutturali, canne lacustri e rete da pesca tipo “martavello” per i rivestimenti).

Didascalie

01 Le bon architecte. Le mauvais architecte (Philibert Delorme, 1567)

03 Torgiano, edificio “Metalserbatoi”

04 Pop-Up #One, simulazione infografica

05 Pop-Up #One, simulazione infografica

06 Norcia, chiesa della Madonna di Cascia

07 Chiesa delle macerie, simulazione infografica

08 Chiesa delle macerie, simulazione infografica

09 Umbertide, santuario di Maria Santissima Assunta in Rasina

10 Church in progress, sezione prospettica

09 Church in progress, simulazione infografica

10 Lago Trasimento, pontile

11 Terrae Aquae Peninsulae, simulazione infografica del pontile-darsena

12 Terrae Aquae Peninsulae, simulazione infografica del pontile-balneare