di Gabriella Mecucci
Foto ©Fabrizio Troccoli
Che strano, il Santa Giuliana viene dedicato a Ilario Castagner e – fortunata coincidenza – finalmente il Grifo sembra vivere una svolta positiva, dopo tanti anni difficili. Sono tornati in scena alcuni imprenditori locali, c’è Alessandro Gaucci e ci sarebbe un fondo americano che investirebbe 4 milioni, ma quest’ultima è solo una voce dal sen fuggita. E dulcis in fundo è arrivato l’accordo anche con gli argentini. Sembra una magica coincidenza.
Un tempo, dietro il sorriso gentile di Ilario Castagner, c’era una Perugia colta, elegante, sicura: la città cresceva e conquistava l’Italia. Erano quelli i favolosi anni Settanta, pieni di successi e di grandi speranze. Un decennio vissuto con entusiasmo, col coraggio di chi sa progettare e la misura di chi sa stare al proprio posto. Di chi si fida della propria forza ma non dimentica i propri limiti
L’allenatore dei miracoli – né mago né arruffapopolo –, semplicemente un uomo mite e molto capace, diventò il volto, il messaggero di una città che spezzava il cerchio del vecchio provincialismo e si apriva al mondo.
I Grifoni – Franco D’Attoma presidente – partirono dalla B, sbarcarono in serie A e arrivarono secondi nel campionato 78-79, battuti dal Milan di Liedholm, di Baresi e di Rivera. Stabilirono un record straordinario: non persero nemmeno una partita, solo vittorie e pareggi. Castagner guidava il “Perugia dei miracoli” con soave fermezza. Osannato da tutti, non cedeva nemmeno per un attimo alla vanteria, alla superficialità, al gusto della frase a effetto interpretando così la parte migliore del carattere perugino – lui che era veneto.
Dietro di lui c’era una società in ebollizione, una borghesia “rampante” che aveva creato in pochi anni una serie di imprese vincenti. C’era l’Ellesse di Franco D’Attoma e di Leonardo Servadio, industria leader in Italia dell’abbigliamento sportivo. C’erano i “padri” del cachemire shire: Ginocchietti, Ciai, e tanti altri. C’era Spartaco Ghini che vendeva prefabbricati un po’ ovunque. Fra Perugia e Assisi fioriva ogni sorta di aziende: alimentari, tessili, meccaniche. E c’era ancora il gigante IBP (Buitoni- Perugina) .
L’Umbria da regione povera e agricola era diventata ricca e industrializzata. Il suo capoluogo si prese persino il ruolo di capitale del tennis: organizzava infatti gli internazionali femminili.
Ma non finiva qui. I due atenei cittadini toccarono i vertici della qualità e dell’ attrattività. Basti solo fare qualche nome dei cattedratici d’allora: da giuristi quali Giuliano Amato – che scrisse lo statuto della Regione – e Antonio Baldassarre, a storici come Alberto Caracciolo e Piero Melograni sino ad un giovane Ernesto Galli della Loggia. Per non parlare della facoltà di Medicina dove crescevano “scuole” d’avanguardia. L’Università per Stranieri poi, proprio in quegli anni, toccò i vertici della fama e degli iscritti, formando pezzi importanti delle classi dirigenti dei paesi emergenti. “
i governi locali espressero i loro migliori amministratori. La città diventò “capitale della nuova psichiatria”, ricordata ancora oggi persino negli Usa come uno dei luoghi dove maturò quella che è stata una delle riforme più avanzate e più discusse. Sempre nello stesso periodo nacque Umbria Jazz. Non si può non aggiungere il ruolo di punta che Perugia occupò nell’introdurre la mobilità alternativa: prima in Italia a realizzare un sistema delle scale mobili. E nel teatro muoveva i primi passi lo Stabile dell’Umbria che portò la città ai primissimi posti in questo campo.
Lo zampillare di nuove imprese e di cultura favorì il dialogo con altri mondi. E il calciò diventò l’emblema di una società vivace, piena di speranze. E di sogni.
Il Santa Giuliana battezzato Castagner – nome altamente simbolico – spunta proprio mentre la squadra e la città sembrano riprendersi. Certo, niente è più come allora. Da tempo non c’è più quella borghesia “rampante” e brilla solo l’astro di Cucinelli. La Perugina è diventata Nestlé, l’Ellesse è scomparsa insieme a tante aziende inghiottite dalla crisi. Il mondo culturale, che negli anni Settanta era all’avanguardia, è andato declinando insieme alla qualità degli amministratori. E il Grifo ha vissuto una crisi che di recente ha fatto temere la serie D.
Oggi per il Perugia calcio è arrivata la svolta tanto attesa. E Palazzo dei Priori finalmente sprigiona una qualche vitalità, anche se ancor abbozzata, dopo anni di sonnolenza. L’Università per Stranieri ha iniziato a muovere i primi passi per uscire dal “buco nero” dove era finita. Cucinelli cresce in modo irrefrenabile e un settore avveniristico come l’aerospaziale si sta rapidamente affermando. Tutto questo non è sufficiente per pensare alle “magnifiche sorti e progressive”, ma perché non tornare a sperare?



