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di Antonio Bellucci

A pochi giorni dall’accordo tra il Mercosur e l’Unione europea, il presidente statunitense Donald Trump sigla con il presidente argentino Javier Milei, un accordo denominato con l’acronimo di Arti (agreement on reciprocal trade and investment – accordo sugli scambi e gli investimenti reciproci) che consente di tutelare molti prodotti alimentari americani con nomi uguali o simili a quelli prodotti in Italia e in Europa; tali prodotti potranno entrare in Argentina utilizzando le denominazioni utilizzate negli Usa. Come vedremo più avanti analizzando i termini dell’accordo, sembra che Trump voglia correre ai ripari cercando di contrastare l’accordo tra il Mercosur e l’Ue in materia agroalimentare e non solo, con delle misure riguardanti i prodotti americani a “denominazione protetta” che, sicuramente, daranno fastidio ai produttori europei.

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In particolare, l’accordo Arti mira ad approfondire i legami bilaterali riducendo i dazi doganali, eliminando le barriere non tariffarie e armonizzando le normative in settori chiave come l’industria, agricoltura, servizi, commercio digitale e lo sfruttamento delle risorse minerarie. Non è un classico accordo di libero scambio ma stabilisce “impegni asimmetrici” soprattutto a livello di regolamentazione. In termini generali, l’accordo prevede una riduzione o l’eliminazione di dazi doganali per tutta una serie di prodotti medici, agricoli, tecnologici e industriali di origine statunitense che entreranno in Argentina nonché un accesso preferenziale e quote per una serie di prodotti agroalimentari argentini nel mercato Usa come vino, carni lavorate e articoli in pelle.

Ma sono soprattutto le regole stabilite in materia di esportazioni statunitensi in Argentina di prodotti agroalimentari con denominazioni protette quali Gorgonzola, Asiago, Fontina, Parmigiano, Provolone, Grana, oltre a Camembert, Emmental, Edam, Feta, Gouda, che potrebbero creare non pochi problemi ai produttori europei. Infatti, si tratta di prodotti agricoli lavorati negli Usa a cui sono state date denominazioni uguali o molto simili a prodotti agroalimentari europei con lo scopo di sfruttare il successo e la diffusione tra i consumatori statunitensi che molti prodotti agroalimentari europei hanno saputo conquistare negli anni per le loro qualità organolettiche e per le materie prime impiegate.

È importante sottolineare che uno dei punti dell’accordo tra il Mercosur, di cui l’Argentina fa parte, e l’Ue è la protezione delle denominazioni e indicazioni geografiche, quindi dei marchi europei Dop (denominazione d’origine protetta) e Igp (indicazione geografica protetta) nei mercati dei paesi del Mercosur, impedendo l’uso ingannevole dei nomi geografici e contrastando la concorrenza sleale. Questi marchi certificano che un prodotto è realizzato in un’area precisa e secondo disciplinari precisi, tutelando sia i produttori che i consumatori. Per i prodotti italiani, le denominazioni simili o uguali a quelle italiane vengono definite con il termine di italian sounding.

L’accordo Arti non piacerà quindi ai nostri produttori poiché molti prodotti europei esportati in Argentina subiranno la concorrenza dei prodotti agroalimentari “Made in Usa” con denominazioni simili o uguali a quelle europee ma che, essendo a “denominazione protetta” negli Usa, potranno essere commercializzate in Argentina senza dover cambiare la loro denominazione. Se non si ricorrerà ai ripari, non si capisce come l’Argentina potrà rispettare entrambi gli accordi con l’Ue e con gli Usa senza intercorrere in ricorsi dei produttori europei e/o statunitensi.

La tutela dei marchi è infatti una parte importante dell’accordo con il Mercosur che stabilisce, oltre a una forte riduzione dei dazi nei due sensi, anche la tutela rafforzata per 347 Dop e Igp europee tra cui 58 italiane.

Come già accennato in un nostro precedente articolo, l’accordo di partenariato con il Mercosur è in attesa del verdetto della Corte di giustizia europea richiesto dall’Europarlamento. Ma Ursula von der Leyen non vuole perdere tempo ed è di queste ore l’annuncio che la Commissione europea procederà con l’applicazione “in via provvisoria” dell’intesa con il Mercosur. Forse, l’accordo Arti ha contribuito ad accelerarne l’applicazione che, per il momento, sarà possibile solo con Uruguay e Argentina, i due Paesi che, per ora lo hanno ratificato. Le due Camere del Congresso argentino non hanno invece ancora ratificato l’accordo commerciale con gli Usa; come già sottolineato, è molto probabile che la ratifica porterà a contenziosi per le norme sui marchi alimentari tutelati europei e statunitensi.

Ma al di là delle conseguenze commerciali che potrebbero sorgere dall’entrata in vigore dei due accordi in Argentina, quello che appare certo è che Javier Milei non vuole scontentare Trump il quale ha avuto un ruolo determinante alle ultime elezioni di medio termine in Argentina; poco prima che si votasse e con il Banco centrale argentino in crisi per mancanza di dollari necessari per pagare gli altissimi interessi sul debito argentino, Trump è intervenuto assicurando un aiuto incondizionato all’amico Milei promettendogli uno swap (scambio di pesos per dollari) di 20 milioni di dollari.

Questa dichiarazione ha avuto un effetto dirompente sugli elettori argentini che hanno rinnovato la fiducia a Milei consentendogli di vincere le elezioni di medio termine e ribaltando così i sondaggi che lo davano in parità o addirittura perdente fino a qualche giorno prima che si votasse.

Come immediato ringraziamento, Milei non ha esitato ad assicurare la sua presenza nel “Gaza peace council” il board per la pace a Gaza ideato da Trump, il quale ha immediatamente ricambiato dando all’Argentina un seggio di membro permanente.

Ma torniamo alle implicazioni in materia di scambi commerciali di prodotti agroalimentari a seguito dell’accordo ARTI; vi   rientrano non solo i prodotti caseari ma anche salumi prodotti negli Usa e che sono commercializzati negli Stati Uniti con denominazioni quali Bologna, Capicollo, Mortadella, Pancetta, Prosciutto, Chorizo e Salame “Made in Usa”; tali prodotti potranno entrare in Argentina  ed essere commercializzati con le denominazioni utilizzate negli Usa alla faccia dei marchi protetti europei Dop e Igp in aperto contrasto con quanto stabilito nell’accordo tra Mercosur e Ue in materia di tutela dei marchi Dop e Igp europei.

Per quanto riguarda la carne bovina, l’accordo Arti è più favorevole all’Argentina: infatti, gli Stati Uniti avranno una quota di 80 mila tonnellate all’anno che potranno esportare in Argentina, mentre per quest’ultima la quota sarà di 100.000 tonnellate annue. Secondo gli esperti del settore, difficilmente il contingente assegnato agli Usa verrà esaurito poiché negli Stati Uniti si sta producendo molta meno carne di quanto si produce abitualmente e così, con molta probabilità, i produttori di carne statunitensi non riusciranno a esportare in Argentina tutte le 80.000 tonnellate concesse. Inoltre, in Argentina produrre carne costa molto meno che negli Usa. Vi è quindi un divario di competitività che tutelerà, almeno in parte, i produttori di carne argentini dalle importazioni statunitensi. Ambedue i contingenti saranno in esenti da dazi doganali.

Anche i vini rientrano nell’accordo Arti ma senza condizioni di reciprocità: infatti, l’accordo con gli Usa assegna all’Argentina una quota di 80 mila litri esenti da dazi. I produttori statunitensi di vino non usufruiranno delle stesse condizioni di quelli argentini in quanto l’accordo Arti non prevede, almeno per ora, né un contingente né dazi preferenziali per i vini statunitensi.

Ma quali potrebbero essere le ripercussioni dell’accordo tra Usa e Argentina sui prodotti agroalimentari umbri?

In linea generale, valgono le considerazioni fin qui esposte per i prodotti agroalimentari italiani ed europei. L’accordo tra Mercosur e l’Ue può essere una potenziale opportunità per gli esportatori di alcune eccellenze umbre in Argentina a causa dell’abbattimento dei dazi doganali su vino, olio d’oliva, salumi e altri prodotti trasformati, Ricordiamo che i prodotti umbri che beneficiano della tutela di prodotti Dop e Igp sono il prosciutto di Norcia Igp, le lenticchie di Castelluccio di Norcia Igp, il vitellone bianco dell’Appennino centrale Igp, la patata rossa di Colfiorito Igp, l’agnello del Centro Italia Igp e infine l’olio extra vergine d’oliva Umbria Dop. A causa delle peculiarità del mercato argentino, solo alcuni di questi prodotti umbri potrebbero trovare sbocchi di mercato in Argentina senza subire la concorrenza di prodotti simili statunitensi. Mi riferisco all’olio extra vergine d’oliva Umbria Dop e al prosciutto di Norcia Igp in quanto prodotti simili statunitensi sono, per il momento, inesistenti.

In merito agli altri prodotti umbri Igp quali lenticchie, patata rossa, vitellone e agnello, l’Argentina potrebbe essere un temibile concorrente per tali eccellenze umbre e non viceversa. Pertanto, le organizzazioni di produttori locali e nazionali dovranno fare attenzione a segnalare a Bruxelles l’ingresso di prodotti concorrenti provenienti dall’Argentina se questi non rispetteranno le regole europee in materia di qualità e tutela dei marchi.

È indubbio che con Javier Milei l’Argentina abbia imboccato, senza indugi, la strada del libero mercato. Trump e gli Usa vogliono riconquistare un ruolo determinante nel commercio dei prodotti agroalimentari e non solo con i paesi dell’America Latina. In proposito, l’accordo Arti prevede investimenti prioritari statunitensi per l’estrazione di terre rare quali litio, rame e uranio, che abbondano in Argentina.

Molti paesi dell’America latina sono stati abbandonati per anni alle mire espansionistiche di Cina e Russia che hanno sostenuto, sovvenzionato e fatto affari con i governi amici di Cuba e Venezuela o compiacenti, a corrente alterna, di Argentina, Cile, Brasile, Bolivia e Uruguay quando in questi paesi non governavano partiti filo occidentali; mi riferisco ai governi peronisti di Nestor Kirchner e della moglie Cristina Fernandez in Kirchener in Argentina o del Presidente José “Pepe” Mujica in Uruguay oppure di Luiz Inácio Lula da Silva in Brasile o di Salvador Allende e più recentemente di Gabriel Boric in Cile, oppure di Luis Arce in Bolivia. Ora Trump può contare su diversi alleati che la pensano come lui non solo in Argentina con Milei ma anche in Cile con José Antonio Kast, in Bolivia con Rodrigo Paz Pereira o in Paraguay con Santiago Peña. Trump ha le armi per contrastare l’accordo con il Mercosur e non ha perso tempo a usarle con l’accordo Arti ma, almeno per ora, la Commissione europea ha saputo reagire applicando, in via provvisoria, l’accordo con l’Argentina.