di Gabriella Mecucci
Quando Giotto nel 1290 arriva ad Assisi è già un pittore di prim’ordine, ma è lì, nella Basilica Superiore, che “rivoluziona” la pittura. Inizia affrescando le Storie di Isacco che realizza in 15-20 giorni. In due settimane nasce “l’arte moderna”, quella che rompe con la maniera greca e bizantina e che parla un’altra lingua in sintonia con la spiritualità e la fede di San Francesco. Un’arte che restituisce figure realistiche, dotate di volume e corporeità, fortemente espressive, calate in uno spazio profondo e misurabile. Naturalmente questo cambiamento si intuiva già nel primissimo Giotto, ma ad Assisi si afferma pienamente
ATTRIBUZIONI A GIOTTO PIU’ SICURE
Ormai sono stati spazzati via i dubbi sulla mano che realizzò gli affreschi della Basilica superiore. Un tempo c’è stato chi considerava il vero Giotto solo quello della Cappella Scrovegni di Padova, ma oggi è sicuro che le Storie di Isacco così come i 28 affreschi che raccontano la vita del poverello escono dalla sua insuperabile mano.
Dal 14 marzo sino al 14 giugno alla Galleria Nazionale dell’Umbria ci sarà una mostra su Giotto e sui giotteschi, con opere anche di Simone Martini e Pietro Lorenzetti. Una mostra che va vista come integrazione della visita agli affreschi della Basilica superiore e inferiore di Assisi, che dialoga con quei capolavori e aiuta a conoscere una straordinaria rivoluzione dell’arte, della spiritualità e della fede. L’iniziativa si inquadra nel grande lavoro messo in piedi in occasione del Centenario della morte di San Francesco.
IMPERDIBILE LA MADONNA COL BAMBINO
In Galleria si potranno ammirare ben 60 dipinti, divisi in otto sezioni. Alcuni escono dalla mano di Giotto come la Madonna di San Giorgio alla Costa (prestito della Diocesi di Firenze) e l’importante Polittico di Badia (dagli Uffizi). Si può ammirare soprattutto la splendida Madonna col Bambino. Un quadro piccolo, commovente, carico di dolcezza e di calda umanità, ormai definitivamente attribuito a Giotto anche grazie agli studi fatti in preparazione della mostra di Perugia. Basterebbe quest’opera per giustificare un apposito viaggio e il biglietto d’ingresso. Non si può fare a meno di vederla anche perché il 14 giugno rientrerà a Oxford dove in genera dimora.
LA CENTRALITA’ DELL’UMBRIA
Accanto alle opere di Giotto si potranno vedere quelle della sua “scuola” di pittori, molti dei quali nati e vissuti nei paesi e nelle città della regione. Artisti meno conosciuti ma di notevole qualità: da uno straordinario Puccio Capanna al Maestro di Figline, dal Maestro di Farneto al Maestro della Croce di Gubbio, da Marino d’Elemosina a Palmerino di Guido. Di quest’ultimo viene esposto un Cristo Benedicente e una Maria Maddalena visitata da Zosimo, opera acquistata nel 2025 dalla Galleria nazionale e che rimarrà nella sua collezione. Insomma, Giotto dette vita ad una “grande squadra” alla quale la mostra dedica un’intera sezione col titolo “La Passione degli umbri” perché questi artisti caricano di forza, di espressività, di carnalità le loro opere. E questo accade in rapporto con la “caldissima” weltanshauung che caratterizzava il territorio fra il Duecento e il Trecento, come testimoniano i versi di un suo grande figlio: Jacopone da Todi. Una corrente che toccherà in modo diverso ma comunque importante le zone sia alla destra che alla sinistra del Tevere.
L’ultima parte della mostra è costruita intorno a “La Pentecoste” di Giotto, proveniente dalla National Gallery. Nella stessa sala troneggia un raffinatissimo Simone Martini e Pietro Lorenzetti, entrambi partecipi di quello che fu il più grande cantiere d’Europa: la Assisi che Papa Nicolo IV, primo pontefice francescano, volle far diventare il monumento dell’alter Christus.



