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di Giacomo Porrazzini

Le guerre in corso, in questa fase della storia del mondo, dall’Ucraina all’Iran, con il blocco delle forniture di gas russo all’Unione Europea e con il blocco delle petroliere ferme allo stretto di Hormuz, hanno posto, agli europei ed in particolare a noi italiani, fortemente dipendenti dalle fonti fossili, per la produzione di energia, non solo un problema di costi e di conseguenti effetti inflazionistici, ma, un inedito dubbio sulla certezza delle forniture.

Occorre riandare alla crisi del Canale di Suez del 1956, o alla crisi petrolifera del 1973, con l’embargo Opec e le conseguenti domeniche a piedi, per un termine di paragone con la situazione attuale. Come mai prima, il mercato dell’energia è stato esposto a impennate di prezzo e incertezze di fornitura che colpiscono le famiglie consumatrici e la competitività della manifattura nazionale. Noi italiani che, per sacrosanto vincolo costituzionale, ripudiamo la guerra, siamo, di esse, decise da altri, anche nostri presunti alleati, tra le vittime sacrificali più esposte, alla perdita di controllo su costi e forniture di fonti energetiche fossili. Altri paesi, come la Francia che aveva scelto il nucleare fin da 1955, rilanciato con un grande piano  nel 1973, dopo la seconda crisi petrolifera e prima del dramma di  Chernobyl,  sia la Spagna, con il suo recente , ma, imponente sviluppo delle FER, ovvero le fonti di energia pulita e rinnovabile, capaci di coprire il 56% del loro fabbisogno energetico, stanno subendo un impatto assai minore,  dalla crisi profondissima del mercato mondiale dell’energia.

Noi che alimentiamo il nostro sistema di produzione di energia elettrica, con le centrali termiche, in particolare a turbogas, abbiamo, in questo periodo, dalla incerta durata, costi energetici insostenibili per imprese e famiglie. In sostanza, il “fall out” economico delle guerre scatenate da Putin, Trump e Nethanyau, sta determinando, a nostro danno, una alterazione delle condizioni di equa concorrenza fra sistemi produttivi nazionali, data la grande incidenza dei costi dell’energia sui costi di produzione. Un aiuto, per un bilanciamento di tali gap di partenza, nuovi ed imprevisti, sarebbe dovuto venire dalla interconnessione europea fre le grandi reti ed i mercati nazionali dell’energia; questi ultimi, invece, sono rimasti chiusi nei recinti nazionali, caratterizzati da sistemi produttivi assai differenti, con gli squilibri che stiamo subendo, al verificarsi di shock imprevisti, come i conflitti che coinvolgono paesi esportatori di fonti energetiche fossili. Non saranno, certo, gli effimeri  bonus governativi, la soluzione strutturale del problema.

È in tale cornice che emerge, anche per le politiche energetiche  delle Regioni, il problema del “che fare”, in una prospettiva di cambiamento di modello energetico, sia locale sia nazionale. Quello italiano è, storicamente, un sistema verticale, basato su poche grandi centrali termoelettriche, su un buon numero di centrali idroelettriche di potenza limitata e su un robusta rete elettrica di trasmissione, nazionale, che alimenta i sistemi di distribuzione regionali e locali. Per rendere tale sistema più orizzontale, “più a rete e meno ad albero”, occorre puntare su un modello che valorizzi l’autonomia energetica dei territori. In una fase di epocale crisi climatica, come quella che stiamo vivendo, la promozione di tale autonomia non può che basarsi sulle FER. Un primo e concreto approccio al tema è avvenuto, a Terni, per iniziativa di Federmanager Terni e della Associazione ambientalista “Pensare il domani”, con la elaborazione di un Rapporto sull’Autonomia energetica delle conca ternana, nel quadro delle politiche regionali di settore. L’elaborato è il frutto del lavoro di un gruppo di esperti di alta competenza ed esperienza, operanti nel settore energetico, con pregresse responsabilità apicali.

Nel testo trova spazio, sia, un’aggiornata analisi sui dati di produzione e fabbisogni di energia, a scala territoriale, articolata anche per fonti energetiche, sia proposte di intervento, con descrizione di Progetti pilota in fase di realizzazione. Più in dettaglio, tale Saggio si articola in cinque ambiti tematici, tra loro integrati, ma, aventi caratteristiche distintive: 1. Le Fonti rinnovabili, le FER, tra dotazione e capacità di produzione attuale, stato dell’arte, sugli andamenti di dotazione territoriale e sui problemi realizzativi, sia tecnici, sia, normativi, potenzialità e aspetti di particolare rilevanza. 2. Le Comunità energetiche rinnovabili e sostenibili, come inediti soggetti protagonisti, sul mercato e nella dimensione sociale: i “prosumer”, produttori-consumatori; ed inoltre, gli aspetti normativi, dimensionali e gestionali, le migliori procedure per la loro costituzione;  le tecnologie digitali di controllo tecnico e gestionale; la possibilità di strutturarsi in una “superCer”, quale rete regionale integrata di Cer di base, locali. 3. Le Reti territoriali di trasmissione e distribuzione di energia elettrica; l’esigenza di un loro forte potenziamento, ivi inclusi sistemi adeguati di stoccaggio, al fine di adeguarle alle immissioni variabili di energia da fonti rinnovabili e di stabilizzare il sistema di immissione, prelievo e collegamento con la grande rete nazionale. L’autonomia, realisticamente, utile e realizzabile è, infatti, relativa e non assoluta, anche per la presenza, sul territorio, di grandi consumatori industriali, energivori, alimentati ad alta tensione, come l’Ast-Arvedi di Terni. 4. La rete del gas, la sua ristrutturazione, al fine di introdurre in rete un “blending” innovativo, volto alla decarbonizzazione parziale, tra metano ed idrogeno; il grande tema strategico della integrazione fra sistemi locali di produzione dell’H2 e l’idrogeno a basso costo, proveniente dalla produzione solare ed eolica nelle grandi distese desertiche del nord Africa, tramite l’idrogeno dotto internazionale  “South Two Corridor” che percorrerà tutta la penisola, collegando Tunisia ad Austria. Un idrogeno dotto strategico che avrà  un punto di connessione, a Gallese, vicino al confine umbro e perciò di grande interesse per Terni e l’Umbria, con la rete metanifera regionale, adattata al blending. 5. Le possibilità di sviluppo di progetti per la bioenergia, per mezzo del trattamento integrato, a fini energetici,  di biomasse rivenienti da cicli produttivi industriali, civili ed agroforestali. A tal fine la presentazione di un progetto pilota, innovativo che integra il classico trattamento, a fini energetici delle biomasse, con i cascami termici, così recuperabili, del ciclo siderurgico delle Acciaierie ternane.

La proposta di “autonomia energetica green”, per la Conca ternana, agevolmente estendibile alla intera regione, può suggerire alla Programmazions regionale di settore, ed ad un aggiornato Piano energetico regionale, un asse distintivo, su cui basarsi, al fine di rendere l’Umbria un soggetto attivo della transizione energetica, tramite la decarbonizzazione di una pluralità di attività economiche e civili, a partire, per il suo “peso specifico”, dall’approvvigionamento energetico, in relazione ai fabbisogni energetici regionali. La nostra Regione registra una produzione totale lorda pari a 3.167,1 GWh, mentre il fabbisogno energetico dell’Umbria vede una domanda di 5.559,6 GWh, per il 53% proveniente dal mondo industriale. L’autonomia energetica regionale, al momento, è limitata al 57% dei consumi. La politica energetica regionale deve indicare,  come ed in quali tempi, tale gap può essere colmato in toto o in larga parte, fissando precisi obiettivi e scadenze temporali. Per le fonti della produzione energetica umbra, il riparto percentuale  vede l’Idrico al 22,8%, il termico ed accumuli al  19,8% e le fonti rinnovabili  dl Eolico e Fotovoltaico al 12,7%; il 44,7 % viene importato da altre regioni. Se si decidesse di arrivare ad un livello di copertura dei fabbisogni del 70%, la produzione locale deve aumentare di almeno il 13%. Se si punta ad una maggiore autonomia “Green”, ne emerge che la produzione da Fer dovrebbe raddoppiare.

Se esaminiamo in prospettiva 2030, l’andamento espansivo della domanda di consumi elettrici, sia, per effetto delle nuove tecnologie digitali energivore, sia, della maggior domanda “sostenibile”, nei settori industriale e delle utenze civili, in parziale sostituzione dell’utilizzo del metano.  Se guardiamo ai trend passati delle voci produzione/consumo vediamo che dal 1973 al 2007 la domanda è passata dalle  2,5 TWh alle 5,5 TWh con una marcata curva ascendente, mentre la produzione, dal 2003 al 2007 aveva registrato  un balzo di  2,5 TWh, mentre negli anni, dal 2007 al 2023, a fronte di una domanda quasi costante in termini di volumi, si è avuto un serio decremento della produzione dai  5,9 TWh  agli attuali 3 TWh. Occorre pertanto, non solo “inseguire” l’andamento dei prevedibili maggiori consumi, dovuti allo sviluppo economico ed alla  crescente elettrificazione dei consumi, ma, anche, recuperare una seria perdita di capacità produttiva regionale,  verificatasi negli ultimi 15 anni. Per essere coerenti con gli obiettivi internazionali di decarbonizzazione, al 2030 e 2050, anche al fine di inserire l’Umbria nel grande e complesso processo nazionale di transizione energetica ed ecologica, è necessario puntare sul forte sviluppo delle Fonti Rinnovabili di energia e sul Vettore energetico Idrogeno, sia, prodotto localmente, sia, importato. È in tale cornice che va perseguita l’autonomia energetica dell’Umbria. L’impegno verso un livello medio-alto di autonomia energetica regionale, consentirebbe all’Umbria di recuperare una sostanziale “sovranità energetica”, quale base per nuove attività produttive ed occupazionali qualificate, per i costi stabili e la certezza delle forniture; con un grande contributo  all’evoluzione, verso l’innovazione e la sostenibilità del suo attuale modello di specializzazione produttiva.

*Gi autori del saggio sull’autonomia energetica della Conca ternana, presentato nell’ultimo Festival nazionale ASviS, dello sviluppo sostenibile, sono:

dott. Augusto Magliocchetti

ing. Giorgio Maurini

Ing. Paolo Ricci

Ing. Piero Sechi

Ing. Andrea Moriconi

Coordinamento: Dott Luciano Neri e Ing. Giacomo Porrazzini