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di Gabriella Mecucci

Le manifestazioni del 25 aprile sono state caratterizzate purtroppo da fatti vergognosi. Ce ne sono parecchi su cui riflettere, ma almeno tre ci hanno particolarmente colpito perché “sporcano” in modo indelebile il giorno della ritrovata libertà e della democrazia. A questi violenti provocatori dobbiamo rispondere che non ce la faranno.

Il primo riguarda la cacciata dal corteo di Milano della Brigata ebraica che ha eroicamente partecipato alla Resistenza. E’ francamente inconcepibile che nel giorno in cui si ricorda la sconfitta dei nazifascisti, si impedisca di sfilare ai figli e ai nipoti delle vittime più vittime dei nazifascisti. Questo è un comportamento che si spiega solo con l’antisemitismo verso il quale tutti i partigiani di allora, quelli che hanno sacrificato la loro vita in nome della libertà e della democrazia, avrebbero espresso un corale sentimento di durissima condanna. Di più: ci avrebbero pensato loro a isolare e a espellere dal corteo chi strillava slogan tanto vergognosi da essere irripetibili. Perché gli organizzatori non ha fatto altrettanto? E perché non lo hanno fatto coloro che hanno udito simili ignominie?

Ci sono i giustificazionisti: coloro che spiegano questa indifferenza con la strage di Gaza e le scelte esecrabili di Netanyau. Non è così. Condannare il governo israeliano anche nel modo più duro, non autorizza in nessun modo il comportamento tenuto dalla violenta minoranza di Milano. Chi ha cacciato la Brigata ebraica dal corteo sono gli stessi dal punto di vista ideologico che contestarono in piazza Gad Lerner. E tutto si può sostenere, tranne che Lerner non abbia criticato in modo inequivocabile la politica di Israele, per non dire di Gaza e della Cisgiordania. No, quelli di Milano erano antisemiti duri e puri che vanno condannati senza se e senza ma.

Ma c’è una seconda riflessione che è indispensabile. E cioè: le forze dell’ordine non potevano fare di più e di meglio? Non hanno anche loro qualche responsabilità? Non era possibile impedire la cacciata degli ebrei dal corteo? E ancora: non è urgente che i protagonisti di quella violenza vengano individuati e consegnati alla Magistratura perché li indaghi e li processi?

Il secondo intollerabile episodio accaduto il 25 aprile è stato quello di Roma dove un motociclista munito di casco integrale ha sparato in corsa alcuni colpi di pistola a aria compressa contro due iscritti all’Anpi che portavano al collo il fazzoletto dell’associazione. Vista la natura dei proiettili, le ferite sono state leggere, ma non per questo il gesto è meno condannabile. Si tratta di un comportamento orribile e occorre chiedere alle forze dell’ordine di fare tutto il possibile per identificarne l’autore. E’ chiaro che essendo coperto da casco integrale sarà impossibile riconoscerlo attraverso le immagini delle telecamere, ma non si può demordere, occorre mettercela tutta per punire un delinquente di tal fatta.

Il terzo gravissimo episodio lo citiamo perché è ugualmente grave e perché è avvenuto a Perugia. Arianna Ciccone, organizzatrice del Festival del Giornalismo, è stata espulsa da un corteo organizzato da alcuni movimenti perché sventolava la bandiera Ucraina. Chi sono questi figli di Putin che si fanno propagandisti di un dittatore e appoggiano la sua sanguinosa aggressione all’Ucraina provocando una guerra che dura ormai da quattro anni e che ha già causato più di un milione e mezzo di morti? Sono – come vorrebbero farci credere – dei democratici, degli antifascisti? Sicuramente no. Esprimiamo solidarietà a Arianna Ciccone di cui condividiamo anche il gesto di portare la bandiera gialla e blu in corteo. Ciccone, dopo la violenza subita, ha deciso di unirsi alla manifestazione organizzata dal Comune di Perugia e terminata a Borgo XX Giugno. Qui ha avuto un’accoglienza carica di simpatia, e si è fermata ad ascoltare gli interventi della sindaca di Vittoria Ferdinandi e della partigiana Mirella Alloisio. Ed è stato proprio il saggio e appassionato discorso di questa donna ormai centenaria a far rinascere la speranza in una giornata piena di  violenze e di provocazioni contro lo spirito del 25 aprile.

Ce la faremo mai a vivere questa data per quello che è e cioè la liberazione dal nazifascismo? Ce la faremo a considerala un momento fondativo e unificante della libertà degli italiani, di tutti gli italiani? E verrà il giorno in cui tutti insieme e senza strumentalismi risponderemo a chi la vuole distorcere e insozzare che sono loro a collocarsi fuori dalla Repubblica democratica voluta dalla Resistenza?