Salta al contenuto principale

di Giampiero Rasimelli

Ci saranno 1, 2 o 3 Ternane?  Come si chiamerà la Ternana da serie D col titolo sportivo dell’Orvietana preconizzata da Bandecchi, o “Ternana Bandecchi 1925” come annunciato solo pochi giorni fa giorni fa o “Ternana Men” come leggiamo oggi? Riuscirà qualcuno il 22 maggio a presentare un’offerta credibile al Tribunale per rilevare la Ternana? Esiste veramente la cordata Splendori con Bandecchi dentro, se non regista? Ce la farà l’azionariato popolare a riconquistare la Ternana, sia pure in nuove forme  Un turbillon di interrogativi si affolla sul destino delle Fere che a leggere i giornali possono diventare addirittura una squadra di calcio una e trina.

Gli “squali” che hanno ucciso la Ternana. Ora azionariato popolare

L’agitazione è massima e in questa spicca l’attivismo del Sindaco di Terni che gioca su più tavoli incurante del suo ruolo istituzionale. Ha detto “ ho perso 3 milioni per tenere in vita la Ternana” ma sono pronto a mettere ancora soldi (nella cordata Splendori ?).  Ha annunciato di aver fondato una nuova società calcistica da rilanciare, dopo il fallimento della Ternana, verso nuovi ed epici orizzonti. Vedremo cosa resterà di solido da tutta questa agitazione tra pochi giorni, tutto si deciderà comunque entro metà giugno, penso. Auguriamoci il meglio, anche se non è facile allo stato individuare cosa possa essere il meglio per i tifosi e la città di Terni.

Per quanto riguarda Bandecchi la cosa interessante non è tanto l’attivismo di queste ore o l’idea fantastica di fondare una “sua” Ternana, magari col suo nome, quanto riflettere sulle motivazioni che lo hanno portato ad una “sparata” del genere. Vediamo di ragionarci un po’ sopra.

L’esplosione della Ternana Calcio ha intaccato un punto profondo del rapporto stabilito tra Stefano Bandecchi e Terni. Lui che ha fatto del calcio la piattaforma di lancio, il pulpito da cui aprire il percorso della sua candidatura a Sindaco che doveva essere il preludio ad una più corposa affermazione politica in campo nazionale. Il fallimento della società calcistica rappresenta una macchia troppo grande in questo percorso già abbondantemente compromesso. La città è sgomenta, i tifosi arrabbiatissimi e lui non sa fare altro che insultarli perché hanno osato denunciare che in testa a questa travagliata vicenda fallimentare della Ternana ci sono la gestione sua e dei suoi prestanome. Poi, con i suoi auspici sono arrivati i Rizzo, con Ferrero “er viperetta” e senza Ferrero (scaricato quasi subito dagli stessi Rizzo), dovevano salvare la patria ed è stata peggio di una Caporetto. È difficile resistere a tutto ciò, all’immagine di fallimento verticale dell’operazione Bandecchi che queste vicende comunicano all’opinione pubblica. E allora ecco che matura la tentazione o il disegno di presentarsi lui come salvatore sia pure di una “patrietta”, una piccola realtà calcistica  (serie D o Eccellenza) da riportare rapidamente a calcare i principali campi di serie B o A. Per questo ci mette il nome nel titolo, cosa che non esiste in Europa, proprio per presentarsi come salvatore e padrone generoso del “Bandecchiland”. E tutto ciò al netto del tentativo di legarsi in qualche modo ad una cordata che dovesse fare una proposta seria in sede di seconda asta. Questo è il doppio tavolo su quale Bandecchi ha deciso di giocarsi la faccia, anzi, di recuperarla dopo essersela giocata di brutto !

Un altro aspetto su cui riflettere è la concezione delle istituzioni e della cosa pubblica che lo animano, anzi, che lo esprimono. Diventato Sindaco da Presidente della Ternana si era dovuto dimettere per incompatibilità. Ora con questa nuova trovata si ripropone senza batter ciglio, come se niente fosse accaduto alla sua elezione e in questi anni. Anni in cui ha fatto della Ternana lo strumento dei suoi affari e del progetto malsano della Clinica-Stadio che si è schiantato di fronte ai Tribunali, i quali sono intervenuti a bloccare il groviglio di incompatibilità e di progetti non legali su cui era fondata un’idea tanto approssimativa quanto arrogante. Il PD lo accusa dicendo che Bandecchi pare animato dall’idea di fare tutto meno che il Sindaco, di comporre intrecci di interesse e affari oltre i confini dell’opportunità. In realtà si tratta di un commento generoso perché questa, invece, è proprio la concezione che Bandecchi ha dell’amministrare la cosa pubblica. Una concezione che speriamo non pretenda di insegnare nella sua Università con buona pace di Nicolo’ Cusano, cui l’ateneo è stato intitolato, che faceva della teoria del “Dotta Ignoranza” l’esortazione nei confronti di tutti gli intelletti alla consapevolezza di non sapere. Cosa che riesce difficile al Sindaco, all’imprenditore, al Presidente di tutto. Nel 1963 Francesco Rosi fece un film straordinario che è diventato leggenda “Le mani sulla città”. La storia di un politico locale napoletano che progetta speculazioni edilizie e non esita a sacrificare il figlio, ridotto a prestanome, e a cambiare partito pur di realizzare quelle brutture che avrebbero ridisegnato il volto della città. Un grande affresco, un oscuro fantasma che si aggira sullo sfondo di Terni.

Fortuna che i tifosi delle Fere hanno risposto a brutto muso e speriamo che quel pezzo di città che si è mossa dando vita al comitato “La Ternana siamo noi” sappia prendere comunque, in mezzo a tanti clamori, una iniziativa rapida e credibile insieme ai soggetti, imprenditori e associazioni, che in città decidano di ribellarsi a tanta arroganza. Il loro tentativo è sicuramente da sostenere perché si tratterebbe veramente di ripartire da zero, fuori dalle iperboli malsane e dal ciarpame che per anni è stato proposto a Terni nel calcio e non solo.

Non va lasciata sola Terni in questa bufera, lo dico alle istituzioni anche regionali perchè in questa vicenda c’è il cuore del populismo che ha devastato una parte importante dell’Umbria. Non c’è Umbria senza Terni, nella sanità, nei trasporti, nel sistema industriale, nella scuola e nell’Università. Bandecchi non ha portato nulla a Terni, ha distorto l’amministrazione pubblica, messo in conflitto la città, ridato spago a un campanilismo senza orizzonti, ha tentato di diventare il padrone delle preoccupazioni e del malcontento dei ternani. Ma Bandecchi si può sconfiggere, il malcontento e le apprensioni dei ternani hanno bisogno di guardare oltre Bandecchi e debbono trovare qualcuno che da adesso gli indichi la strada di un futuro possibile, di un profilo non secondario nella vita regionale, di un dialogo aperto che restituisca dignità ai vessilli della seconda città più popolosa e più operosa della nostra regione. Anche le Fere potranno rinascere in un nuovo clima, con la volontà e la fatica generosa di tutti i ternani e di tutti coloro che vorranno investire nel calcio e non nella Casbah opaca di interessi che si è tentato di portare in città.