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di Fabio Maria Ciuffini
Foto ©Isaia Montelione

Sul confine nord-orientale del comune di Perugia, un confine a lungo conteso tra Perugia e Gubbio, sta Valdiponte, l’antichissima Abbazia.

Il suo nome storico è “Abbazia di S. Maria in Valdiponte di Montelabate in Corbiniano”, oggi “Azienda Agricola di Montelabate”. E già in questo mutar di nome si legge l’inizio e la fine di una storia millenaria.

Tra le oltre cento abbazie benedettine che hanno modellato il

paesaggio agrario umbro, Valdiponte spicca come un prezioso gioiello. Incastonato tra dolci colline modellate dall’antica sapienza dei monaci, coperte a vigneto, uliveto ed altri coltivi, sovrastato da una montagna coperta di boschi.

Ma anche un vero e proprio organismo dalle più svariate ed elaborate funzioni che fu insieme un cenobio, una fattoria, una fabbrica e il centro di governo di un territorio vastissimo, che arrivò fino al Trasimeno.

Con i monaci in clausura che furono muratori, falegnami, fabbri, soffiatori di vetro, oltre che ortolani, mulinai, contadini, coadiuvati dai conversi, che non prendevano voti, ma partecipavano e sostenevano la vita della comunità.

Quell’organismo si è sviluppato dal IX fino al XIV secolo, a partire da un nucleo originario costruito dove sorgeva un tempio romano, di cui all’inizio ha utilizzato i resti, fino a giungere alla forma attuale per successive addizioni e contemporanee trasformazioni. La traduzione in pietre del motto ora et labora che compendia la regola benedettina.

Un luogo magico, dunque, una delle più complesse e sorprendenti architetture medievali in Umbria.

Se non ci siete andati andateci.  Se ci siete già andati, ritornateci ed ogni volta scoprirete qualcosa di nuovo

Ve ne do testimonianza con queste foto, anche se nessuna riuscirà a restituirvi del tutto l’atmosfera che vi si respira.

Il fronte Sud, verso Perugia, e in alto, il monte Corbiniano
Il fronte settentrionale – con i contrafforti come nella chiesa di S. Bevignate a Perugia. E il paesaggio agreste in cui si inserisce. Anch’esso modellato dai monaci…
Il fronte Est, verso la strada che saliva a Gubbio. Si vede l’Abside della chiesa superiore e un grande rosone ora cieco. Da oriente entrava nell’abside il sole del mattino
Il fronte occidentale, verso il Trasimeno, con l’ingresso alla Chiesa superiore. Il Monte Corbiniano e la tortuosa valle del Ventia

Don Alberico Amatori, cistercense, quello che fu l’ultimo Abate di Valdiponte, così descrive la postura del luogo e il monastero stesso.

«Giace il Monastero di S. Maria di Valdiponte circondato da boschi ed oliveti, sul declivio di uno degli alti colli, che a settentrione chiudono la valle umbra e separano l’agro Perugino dall’Eugubino. Tra i monasteri d’Italia tuttora abitati da monaci è certamente questo uno dei più vetusti che conservi o di cui almeno possa raccogliersene fra le moderne costruzioni l’antica forma e semplicità. Ha un tempio di notabile grandezza, privo del tutto di ornati e di abbellimenti che attirare possano la curiosità dell’osservatore. Nude sono le alte e svelte pareti, nell’interno già state grezze ed ora imbiancate e nell’esterno ricoperte di brune pietre atte a ispirare la mestizia monastica. Al primo ingresso del tetro monastero si presenta un vecchio cortile quasi perfettamente quadrato cinto da loggiato sostenuto da due ordini di piccole e dissimili colonne, che girano tutt’intorno ai lati della parte inferiore e a due lati della parte superiore. Intorno a questo chiostro sono il capitolo e il refettorio convertiti presentemente in officine. Vi sono tre dormitori de’ quali tuttora si può scorgere sopra i solai quale fosse l’antica forma, poi ridotti in celle che contenevano più di sessanta monaci. È questo l’unico cenobio, al presente nello stato ecclesiastico posseduto dai cistercensi, che abbia per solitudine e costruzione di edificio tutti i requisiti di un vero monastero». …

Così Don Alberico, uomo di fede e di cultura, tolto dalle sue funzioni di bibliotecario della Sessoriana in Santa Croce di Gerusalemme, inviato da Roma negli anni ’50 del XIX secolo, forse a mettere ordine in un monastero che aveva vissuto tempi di libertà ai tempi della Repubblica Romana. E questa è una mia interpretazione forse romanzesca insieme ad altre che verranno.

L’Abate venuto da lontano è affascinato da tutto quello che vede per la prima volta e si impegna nel suo compito fino a quando, nel settembre del 1860 l’Umbria viene liberata e il monastero espropriato dal nuovo Regno d’Italia. A lui, che riordinò le carte del monastero e ne salvò la memoria, dobbiamo gran parte di ciò che oggi sappiamo su Valdiponte. E ne riparleremo ancora …

E immaginiamo con lui di visitare gli interni del monastero per trovare rispondenza alle sue descrizioni.

Entriamo dalla piccola porticina che vediamo in basso a sinistra nel fronte settentrionale. È stata praticata in breccia nelle mura del primo insediamento del IX secolo, ed è una delle novanta aperture, tamponate o aperte in breccia, che sono state individuate nelle facciate e nelle murature interne, che ci dicono del continuo rimaneggiare, sopralzare, demolire, ricostruire, che hanno prodotto il meraviglioso complesso odierno. E che non rendono facile rileggerne le varie fasi costruttive.

E cominciamo la visita.

Vediamo un vasto ambiente sostenuto da colonne.

È la cripta.


La cripta e, in fondo, la porta che dà sul Chiostro

La cripta illuminata dalla porta d’ingresso ricavata in breccia

Abbiamo cominciato da qui perché da qui comincia la storia di Valdiponte. La Cripta fu la prima chiesa della futura Abbazia, edificata utilizzando i resti del primitivo tempio romano.

Il suo pavimento è stato abbassato poi per metterlo allo stesso livello del chiostro che si intravede in fondo nella foto. Anche le volte sono molto probabilmente successive. Fatte per sostenere il peso della Chiesa che vi è poi stata costruita sopra.

La Chiesa superiore

Anche la pavimentazione del chiostro racconta una storia millenaria. Forse i mattoni rossi furono i primi ad essere montati? Poi, segnati e scheggiati non dal silenzioso passaggio dei monaci, ma dagli zoccoli di muli e buoi che tiravano i carri che per secoli attraversarono il monastero trasportando raccolti, pietre, legnami. Ed anche il frutto delle vigne: uve, mosti e vini appesi sulle bigonce al dorso degli asini e dei muli verso la cantina di cui intravediamo la porta a sinistra.

E, visto che ci siamo, entriamoci.


Lo facciamo prima ancora di guardare il cortile del chiostro perché questa, ancor prima di cantina fu probabilmente la prima chiesa del complesso di Valdiponte. Le volte a crociera appoggiano sui lati e su di un solo pilastro centrale. Un apparato costruttivo meraviglioso.

Ed anche questo fu fatto per sostenere il peso della Chiesa superiore.

Ora togliamo le botti, i neon e le volte e ritroviamo la semplice chiesa del X secolo. Immaginiamo una semplice chiesa coperta da una semplice orditura di legno con povere panche, famigli e contadini poveramente vestiti e un benedettino con il mantello nero “la cocolla”, la stola ed una veste bianca. L’abito dei benedettini cistercensi.

Ed ora, dopo questo sguardo al passato, dalla porta della cantina, volgiamo lo sguardo al cortile.

Vediamo due colonne diverse, che sorreggono un’opera in pietra fatta di pezzi curvi murati tra loro. Pensiamo alla maestria di chi li ha lavorati e montati. E tutte le colonne del chiostro sono diverse l’una dall’altra.

Poi ci avviciniamo al parapetto del chiostro e vediamo il cortile ed ancora il pozzo. Da cosa era alimentato? Da una falda? Dall’acqua piovana filtrata nel cortile appositamente non pavimentato? Da tutte e due? È tutta una ricerca da fare.

Ma intanto vediamo che il chiostro è a due ordini. Sopra il primo ce n’è un secondo, il loggiato.

Se ora alziamo un po’ lo sguardo vediamo il lato Sud della Chiesa Superiore, con i soliti contrafforti, una serie di barbacani sotto la grondaia del tetto e la parte inferiore del campanile.

Passiamo poi ad ammirare particolari preziosi, frutto della maestria di maestri lapicidi. Frati o maestri comacini assoldati?

All’Abbazia non mancavano certo i mezzi per pagarli.

Vediamo.

Ecco una bifora che dà sulla cantina e che avvalora l’idea che all’inizio quel locale fosse una chiesa. Guardiamola più da vicino.

Ammiriamo la bellezza dell’ornato. Come nella colonnina piramidale qui sotto.

Ed osserviamo ora un capitello scolpito con un’iscrizione.

Quell’iscrizione ci dice operis. Fuit. Edi … Comincia su un lato del capitello e continua sull’altro. Avremo tempo per sapere di che si tratta.

Ed ora saliamo finalmente alla chiesa superiore.

Ricordiamo le parole con cui la descrive l’Abate Amatori? “Nude sono le alte e svelte pareti, nell’interno già state grezze ed ora imbiancate…”

Vedete quei tre gradini in fondo? Separano la chiesa dal presbiterio. La zona riservata ai frati durante la messa.

Ricordate le grandi volte a crociera della cantina?

Sostengono il pavimento di questa chiesa.

 

E ricordate la cripta? Sta esattamente sotto il presbiterio!

Ed ora fermiamoci. Già dalle immagini che abbiamo visto fin qui – e ne vedremo poi tante altre – si capisce perché Valdiponte è stato il set di importanti film e serie televisive, da “Dante” di Pupi Avati a “Il nome della Rosa” di Giacomo Battiato ed altri. E a chi ci va può capitare magari di trovare che ne girano un altro …

Già: Il nome della Rosa! Mi sono sempre domandato dove fosse l’Abbazia in cui si svolge il capolavoro di Eco. E, mentre salivo, mi risuonavano in mente le parole di Adso.

Mentre canuto senesco come il mondo … il Signore mi conceda la grazia di essere testimone delle vicende accadute all’Abbazia di cui è bene e pio si taccia ormai il nome … di cui possa la mia mano non tremare nell’accingermi a dire quanto poi accadde….

“E giungemmo alle falde del monte su cui si ergeva l’Abbazia

Che fosse Valdiponte e il monte il Corbiniano? E, avvicinandosi ancora, Adso vede la grande Chiesa “Mi avvidi che il portale si apriva perfettamente ad occidente, così che il coro e l’altare fossero rivolti a oriente…” E sì, possiamo veramente immaginare che vedesse Valdiponte, con l’Abside della Chiesa Superiore. E ci dice ancora Adso “Non vidi Abbazia più bella e mirabilmente orientata …” e conclude infine “Perché l’architettura è tra tutte le arti quella che più arditamente cerca di riprodurre nel suo ritmo l’ordine dell’universo, che gli antichi chiamavano kosmos, e cioè ornato, in quanto è come un grande animale su cui rifulge la perfezione e la proporzione di tutte le sue membra …”

La cercavo da anni, quell’Abbazia e forse l’avevo trovata …

E non c’è solo Valdiponte. C’è intorno una miriade di chiese castelli, posti di guardia, altri minori cenobi, in quella che nel Comune di Perugia costituisce una parte a sé, morfologicamente e storicamente.

Dunque, la farete questa passeggiata, vi ho incuriosito?

E non è solo quello che potreste vedere. Valdiponte è un luogo che ha dato il meglio di sé nei tempi di conflitto, inquietudine e trasformazione, quando ci sono più domande che risposte.

Già. Cominciamo dal nome: Abbazia di S. Maria in Valdiponte di Montelabate in Corbiniano.

Quale è la Valle, quale il Ponte, quale il Monte, quale l’Abate?

E dove sta Corbiniano …?

Sono le prime domande di una Passeggiata nella Storia dove rivedremo ancora Valdiponte, le sue mura, le sue sovrapposte architetture facendo parlare documenti e pietre.

A partire da quando, dove oggi sorge l’Abbazia, c’era quell’antico tempio romano.

E, più o meno un secolo dopo, una nostra antica conoscenza: il testamento di Gregorio, il più antico documento conservato all’Archivio di Stato di Perugia. Ricordate?

 

La descrizione che fa l’Abate è tratta dal libro (1997) di Lamberto Becchetti che descrive l’Abbazia. Biblioteca Oasis – Perugia