di Gabriella Mecucci
A Perugia divampa il dibattito religioso, storico, linguistico sulla testa di Sant’Ercolano, dipinta sulla serranda di un’edicola in fondo alle scalette omonime. Facebook è inondato da un’accalorata discussione, a cui non partecipano in tanti, ma che tiene desta da più di un mese l’attenzione di alcuni politici e degli stakanovisti della tastiera. È difficile da credere ma è proprio così.
Prima di entrare nel merito è importante ricordare che in città un gruppo di giovani da anni promuove iniziative culturali con le quali si può convenire o non convenire, ma che vengono realizzate con intelligenza, con un impegno finanziario privato e in ossequio alla legge. Si tratta di edicola 518 che, nella celebrazione del proprio decennale, ha portato avanti una serie di proposte fra le quali il dipinto di Sant’Ercolano con il capo inclinato verso il basso.
L’opera – in verità piuttosto bella – è stata giudicata da qualcuno una provocazione ed è iniziato il grande scontro. Se ne sono dette di tutti i colori. Uno sciorinare di quisquiglie e d’ignoranza di cui purtroppo nessuno si vergogna. Si è arrivati a chiedere un intervento del ministero della Cultura per eliminare quel dipinto perché offenderebbe la religione cattolica. La capogruppo di Fratelli d’Italia a Palazzo dei Priori, Margherita Scoccia, ha inviato una lettera alla soprintendente che ha poi chiesto informazioni al Comune. E così la diatriba fondata sul nulla è entrata anche all’interno delle istituzioni.
E perché il dipinto in questione offenderebbe la religiosità? Prima risposta dei guardiani della fede: ritrarre a testa in giù il santo è un’immagine blasfema. Ercolano era vescovo di Perugia nel sesto secolo quando fu scuoiato e decapitato da Totila perché aveva osato difendere la città (defensor civitatis). Il suo corpo straziato venne poi lanciato dalla Porta Marzia, e, quando fu recuperato, apparve miracolosamente integro, con la testa ben attaccata al busto. Nell’immagine dell’edicola il capo del santo è inclinato verso il basso ed è immerso in un fondo scuro trapuntato di stelle rosse. Nulla di più. Solo menti illiberali possono vederci un’offesa alla religione cattolica.
La cosa singolare è che chi rappresenta l’autorità suprema in materia di blasfemia, e cioè la Chiesa e in particolare il vescovo Ivan Maffeis, non ha trovato per nulla sconveniente quell’immagine e non c’è stato nemmeno un sacerdote che abbia sostenuto la polemica di Fratelli d’Italia. Anzi, l’opera è piaciuta a molti. E non c’è da meravigliarsene: la profonda cultura e la secolare saggezza della Chiesa le impedisce di entrare in questa faccenduola – cioè in una montatura politica di bassissima lega. Casomai è incredibile che lo faccia un partito importante come Fratelli d’Italia.
Quanto a cancellare l’opera, quale potrebbe essere la motivazione? Il codice dei Beni culturali lo rende possibile per insegne che turbino il contesto architettonico. Ma se il dipinto dell’edicola per essere rimosso venisse equiparato a questo, allora ce ne sarebbe di lavoro da fare per la Soprintendenza. In città se ne vede più d’una. In realtà l’intera vicenda perugina sembra sempre più somigliare ai comizi di Salvini che, con in mano il rosario, invocava la protezione della Madonna. Esibizioni fortemente criticati da molti vescovi e dal Vaticano che più volte ne prese le distanze. Scese in campo addirittura il Cardinale Parolin per condannarle.
Adesso, in epoca di scisma lefrebviano, questo uso strumentale della religione è stata importato anche a Perugia. La prima bordata la lanciò più di un mese fa Leonardo Varasano, ex assessore alla Cultura della Giunta Romizi, nonché esponente della lista Progetto Perugia, ma con toni meno esagitati. Poi si è aperto il festival della sciocchezza. E ad un certo punto, una tira l’altra, siamo arrivati persino a Piazzale Loreto. La testa inclinata verso il basso di Sant’Ercolano ha evocato in menti confuse di improvvisati storici la terribile immagine di Benito Mussolini, di Claretta Petacci e di alcuni alti gerarchi fascisti impiccati a testa in giù. Cosa c’entri quella scena terrificante col dipinto dell’edicola 518 è davvero impossibile comprenderlo. Basta guardare l’opera.
In questa ormai lunghissima diatriba un suo ruolo ce l’hanno avute anche le definizioni. Chi discute non sa bene nemmeno di cosa discute. Il Sant’Ercolano con capo inclinato è stato chiamato affresco, murales, graffito. Tutti questi sono termini inesatti: il murales è su muro e non su metallo, il graffito è un’incisione e non un dipinto. Parole dunque inappropriate in un dibattito che vorrebbe avere il carattere di una battaglia culturale.
I ragazzi di edicola 518 hanno scritto che in realtà si vuole minacciare la loro esistenza. Certo, gli arditi polemisti hanno una concezione della libera espressione artistica piuttosto restrittiva. Ma, se Fratelli d’Italia avesse voluto “spegnere” davvero edicola 518, avrebbe scelto la strada che porta all’opposto. L’hanno fatta conoscere e persino resa simpatica a persone che sono distanti mille miglia dalla sua cultura. Il bisogno del nemico produce talora effetti paradossi. E la libertà, per fortuna, è ancora un valore largamente condiviso.



