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Umbria Jazz ogni sera ci offre dei gioielli. Ieri all’Arena si è esibita una grandissima artista: Laurie Anderson, magari meno conosciuta dal grande pubblico di oggi, ma un gigante della musica che ha 80 anni ha voluto regalare al Festival una performance dalle tinte forti una voce dell’America del tutto diversa e contrapposta alla cultura MAGA al momento imperante. Una grandissima artista stimata in tutto il mondo che attira ovunque appassionati, intenditori e anche protagonisti dello star system. Non è un caso che ieri sera fossero presenti al concerto anche Isabella Rossellini e Cindy Crawford di passaggio in Italia e appositamente venute in Umbria. Pubblichiamo di seguito una testimonianza di Luciano Linzi Direttore della Casa del Jazz a Roma e di Jazz MI, Festival a Milano.

di Luciano Linzi*
Foto ©Fabrizio Troccoli

Il concerto di Laurie Anderson all’Arena Santa Giuliana del 7/7/26 ci ha confermato, senza timore di smentita, di quanto quest’epoca difficile abbia più che mai bisogno di artisti dotati di visionarietà. Che attraverso le loro opere ci aiutino a comprendere il presente, nelle sue asperità, nelle sue contraddizioni.

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Laurie Anderson, a quasi 80 anni, ha fatto questo in tutta la sua carriera. Utilizzando tutti i media possibili. Musica, arti visive, teatro, danza, potenza della parola e del racconto. Il nuovo progetto presentato a “Umbria Jazz” ha raggiunto vette toccanti di coinvolgimento, di emozione, di commozione.

Virtuosamente sorretta da Steven Bernstein, trombettista e compositore principe dell’avanguardia newyorkese, e dai suoi formidabili “Sexmob”, Laurie Anderson ha preso per mano ciascun spettatore presente all’Arena Santa Giuliana, e lo ha accompagnato in un viaggio sonoro e visivo di grande fascino e suggestione. Dove le riflessioni su quanto stiamo vivendo venivano sollecitate da citazioni letterari, foto, filmati. Senza però mai cedere al didascalico.E condendolo con una buona dose di ironia, di sarcasmo talvolta, di cui lei è sempre stata dotata.

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Buona parte dei suoi “recitati” li ha fatti in italiano, con buona pronuncia, rendendo così accessibile a tutti il suo potente messaggio. Bob Dylan, Allen Ginsberg, suo marito Lou Reed sono state solo alcune delle figure di riferimento dell’opera. Al termine dell’esibizione, un’ovazione sincera e partecipe del pubblico.

Dispiace solo notare che ad assistere a questo concerto c’era un pubblico più ristretto rispetto alle altre serate dell’Arena. Un pubblico certamente qualificato che ha ascoltato con passione e intensità uno dei concerti artisticamente più importanti del cartellone di “Umbria Jazz 2026”, cui va il plauso di averlo scelto con coraggio e visione. Concerti come questo lasciano il segno, regalano echi da ascoltare anche nei giorni, nelle settimane, nei mesi che seguono. Incidono le coscienze degli spettatori.

Abbiamo visto ed ascoltato un altro volto dell’America di oggi, forse più profondo, certamente meno arrogante. Non è il numero degli spettatori a definirne il valore e a tracciare i confini di una performance.

*Luciano Linzi, direttore artistico Casa del jazz Roma e Jazz MI Milano