di Giampiero Rasimelli
Foto ©Fabrizio Troccoli
“Waves Upon Waves”(Onde su onde), il pubblico dell’Arena Santa Giuliana ha salutato la conclusione del concerto di Snarky Puppy and Metropole Orkest cantando a voce piena l’aria di questo brano imponente contenuto nell’ultimo album “Somni”. Un tributo convinto e anche un po’ commosso dei circa tremila spettatori presenti all’Arena a questo enorme complesso di artisti che riunisce ben due orchestre. Eccezionale doveva essere ed eccezionale è stata questa performance affollatissima di grandi talenti. Sì, rimarrà nella memoria del Festival. Unica data nel nostro paese, prima assoluta. E dove poteva accadere tutto questo, in Italia, se non a Umbria Jazz? Come ha detto Michael League salutando il pubblico a nome di tutti gli orchestrali “Grazie Umbria Jazz per averci permesso di realizzare il nostro sogno qui a Perugia!”.
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Un evento straordinario, un altro in questa edizione ricchissima. Oltre 70 orchestrali sul palco, una cosa mai vista e sentita. Una musica maestosa, meticcia per definizione o, se preferite, indefinibile secondo i canoni classici perché incrocio di generi diversi dal Jazz al pop, dal funky alla musica classica, dalla dance alla world music. Onde di musica potente, di forza sinfonica, di melodie sovrastanti e di ritmi dirompenti, di virtuosismi liberi e altissimi e di un’organizzazione musicale degna della più grande concertistica. Michel League leader e compositore di Snarky Puppy e Jules Buckley, Direttore della Metropole Orkest, hanno guidato questa grande astronave sulla scia dei sogni descritti dalla loro musica.
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E’ una costruzione musicale complessa quella proposta da Buckley e League, fatta di armonie raffinate, di crescendo sontuosi e spesso esplosivi, di una base ritmica eccezionale che continuamente smonta e rimonta il filo dei brani e il senso della struttura armonica. Effettivamente si tratta di un complesso orchestrale unico al mondo, che apre una linea di ricerca realissima e futuribile nel contempo. Beh, con i tempi che corrono, si tratta di una cooperazione e di una integrazione euro-americana (gruppo americano, orchestra olandese) che funziona alla perfezione e va controcorrente rispetto alle rotture storiche, politiche e culturali che una quotidianità imbizzarrita ci sta proponendo.
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Nella grandissimo impianto orchestrale, di cui abbiamo seguito ogni movimento, c’è spazio per tutti. Per ogni musicista, per ogni strumento, con sonorità sorprendenti, che siano il virtuoso violino elettronico di Snarki Puppy, la sezione archi della Metropole Orkest, le percussioni, fantastiche protagoniste dell’ensemble, il tocco timido dell’arpa che appare qua e là dando spesso il tema dei brani, la forza travolgente della sezione fiati, le tastiere dalle quali emergono e si mescolano le voci del piano, dei sintetizzatori, dell’organo Hammond, i virtuosismi singoli di violino, tromba, sax, batteria. Un’architettura mirabile, un sogno che matura passo dopo passo alternando forza e ritmo ad una poetica musicale che sempre li sovrasta, guidando le rotture metalliche e gestendo l’energia dei crescendo.
Un’esperienza d’ascolto notevole, impressionante che certamente segna e segnerà il panorama musicale internazionale. Non tanto una ricerca estrema, quanto l’espressione compiuta di un sogno musicale definito, qualcosa che incide sul presente pensando al futuro. C’è posto nel mercato musicale per complessi di questo tipo ? per ricerche così impegnative ed avanzate? Michael League e Jules Buckley hanno dimostrato che la strada è possibile e hanno ringraziato Umbria Jazz di aver scommesso su questo progetto, su questo sogno musicale. Per questo la performance di ieri sera rimarrà nella storia del Festival come una delle opere d’arte che hanno segnato il panorama musicale e la storia della manifestazione.
Questo è quanto sentivo di dire in questa sorta di diario del Festival relativamente alla parte artistica della serata, ma voglio aggiungere, in modo un po’ iconoclastico, un’osservazione di diverso tenore sulla vita della manifestazionel. Come abbiamo detto nei giorni scorsi tra le molte novità di questo Festival c’era anche la sperimentazione della nuova gestione delle attività di ristorazione, questione molto cara a tutto il pubblico. L’azienda vincitrice dell’assegnazione dei servizi viene dal nord, da Lecco e le esperienze passate di Umbria Jazz con fornitori venuti da fuori regione spesso non erano state positive, c’era dunque attesa anche per la “prova del cuoco” di Umbria Jazz. Bene, pare che il pubblico gradisca, si mangia bene e il servizio è di buona qualità su tutta la gamma dell’offerta, dallo street food al ristorante classico. A quest’altezza del percorso della manifestazione si può dire che la prova è stata positivamente superata. Forse il prossimo anno si potranno migliorare le strutture, superando i luoghi chiusi e andando più apertamente incontro al pubblico, ma la base risulta buona, l’esperimento è riuscito, la diffidenza è superata e si può lavorare bene guardando al futuro.
Insomma , pare che quest’anno vada tutto bene per Umbria Jazz, senza intoppi, con tante sorprese e grandi successi. Attenzione, non è finita, ora tocca a Gil, poi Zucchero e infine Costello, altre esclusive e fuochi d’artificio.
Gil, il padre del “Tropicalismo” che ha dato un contributo decisivo di identità al sound brasiliano e di tutta l’America Latina e che ha contaminato nel profondo il Jazz, il rock e il pop, si presenterà all’Arena con un orchestra di parenti, figli, nipoti, nuore, generi, cognati. Un’esperienza singolare, già avviata qualche anno fa, su scala più ridotta dall’altro padre tropicalista Caetano Veloso insieme ai suoi figli. Un’esperienza che rafforza, però, il carattere identitario di questa ispirazione o genere musicale. Sarà credo un’attrattiva interessante per il pubblico, un pubblico che Gil non ha mai deluso o tradito. E poi un altro che non delude mai: Bollani e le All Stars
Poi sarà la volta della prima assoluta di Zucchero a Umbria Jazz, un appuntamento troppo a lungo atteso per non essere memorabile. E’ tutto sold out, l’artista ha voluto un concerto d’ascolto, solo posti a sedere, ma sarà molto difficile tenere inchiodato il pubblico alla sedia di fronte ai ritmi della macchina del Blues e del soul di Zucchero. La sua presenza a Umbria Jazz è anche un’ulteriore celebrazione, se ce ne fosse bisogno, della dimensione internazionale di questo artista italiano che ha scavato la sua opera in un territorio tipicamente americano, adattandolo, quasi sempre con grande successo, allo stile melodico del rock e del blues di fattura italiana. Questo incontro a Perugia era necessario e questa super edizione di Umbria Jazz ce lo offrirà per l’entusiasmo di tutti.
Infine il Festival chiuderà domenica sera con Elivis Costello, un monumento della musica, un riferimento imprescindibile per qualsiasi appassionato, ancora un’esperienza musicale di altissimo livello per il pubblico di Umbria Jazz, una chiusura semplicemente meravigliosa ! … ma non dico di più perchè io ci sarò e vi racconterò ogni dettaglio della serata finale di Umbria Jazz 2026, un edizione stratosferica … con pochi paragoni !!



