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di Antonio Bellucci

In questi giorni l’atmosfera che si vive a Buenos Aires è straordinaria. Il calcio è sicuramente lo sport più diffuso nel Paese e da quando sono iniziati i Mondiali di calcio organizzati congiuntamente dagli Stati Uniti, dal Canada e dal Messico, Buenos Aires si è tinta di biancoceleste. La bandiera argentina è dappertutto e gli spot pubblicitari alla televisione inneggiano sistematicamente alla Selezione argentina e ai suoi campioni che vinsero i Mondiali del 2022 in Quatar. Qui a Buenos Aires nessuno dubita che la Selección biancoceleste saprà arrivare fino in fondo e vincere il Mondiale anche quest’anno. Fa freddo a Buenos Aires, siamo in pieno inverno ma il clima è calcisticamente “surriscaldato”. Qui non si scherza, quando gioca la Selección molti negozi chiudono e così pure le scuole, tutto procede a rilento e tutti a casa a vedere la partita di pallone.

Ero convinto che in questi giorni di febbre calcistica i giornali nazionali avrebbero glissato sulle questioni giuridiche e investigative relative alla Federazione Calcio Argentina (AFA) guidata dal presidente Claudio Chiqui Tapia, sotto inchiesta per presunta frode fiscale, riciclaggio di denaro e frode. Non è così poiché il giorno dell’incontro di calcio tra Argentina ed Egitto valido per l’accesso ai quarti, La Nacion ha pubblicato un articolo dove Chiqui Tapia, il tesoriere dell’AFA Toviggino nonché Javier Faroni, la moglie Erica Gillette e la società da loro creata a Miami, la TourProdEnter LLC, da tempo ignorati dai media, tornano alla ribalta delle cronache: secondo La Nacion infatti, agenti dell’FBI, l’Ufficio Federale d’Investigazione statunitense e procuratori federali starebbero raccogliendo dichiarazioni e informazioni sulle operazioni finanziarie dell’AFA negli Stati Uniti. Il presidente del Perugia Calcio, Javier Faroni è così al centro di un’inchiesta anche negli Stati Uniti in quanto con la società TourProdEnter LLC, ha gestito negli ultimi due anni i proventi della Selección argentina all’estero. E questo accade in un momento in cui le trattative sul futuro del Perugia Calcio si sono incagliate.

L’indagine preliminare sembra sia iniziata negli USA già nel 2025 e che sia condotta da almeno tre procuratori federali, due con sede a Washington e uno in Florida. Si sta cercando di capire come l’AFA operasse negli USA e, in particolare, come abbia fatto a far transitare centinaia di milioni di dollari attraverso un sistema finanziario, dove TourProdEnter LLC ha agito da gestore per riscuotere i pagamenti derivanti dai contratti commerciali dell’AFA all’estero ricoprendo così un ruolo centrale; in pratica si vuole capire se alcune di queste operazioni possono aver comportato reati di competenza statunitense.

E così che lo scorso 7 luglio, l’AFA di Chiqui Tapia è tornata alla ribalta non per le gesta dei calciatori argentini ma per questioni giudiziarie che la stanno tormentando oramai dal dicembre 2025. La partita contro l’Egitto è stata veramente difficile e al cardiopalma non solo per i calciatori della Selección ma anche per i tifosi argentini che sono passati dalla disperazione alla gioia incontenibile quando mancavano poco più di 10 minuti alla fine della partita tra Argentina ed Egitto valida per un passaggio ai quarti di finale del Mondiale di calcio 2026. In tredici minuti la Selección argentina denominata anche la “Scaloneta”, soprannome coniato nel 2021 dal cognome dell’allenatore Scaloni di nome Lionel, è passata dall’Inferno al Paradiso. Scaloni, molto stimato dai suoi tifosi e dai giocatori, è riuscito negli ultimi minuti contro l’Egitto ad azzeccare alcuni cambi, inserendo giocatori, tra cui Martin Lautaro dell’Inter, che hanno inciso sull’esito della partita. Si dice che Scaloni non sia solo bravo a disporre tatticamente i suoi giocatori ma che abbia pure ideato un suo metodo di allenamento che renderebbe i giocatori più consapevoli della loro forza. Qui in Argentina si parla oramai del “Metodo Scaloni” su cui è stata pure fatta una “docuserie” di tre episodi di 30 minuti ciascuno incentrata sull’analisi metodologica di Scaloni e sulla sua leadership, dove si esaltano i principi di resilienza, unità e impegno.

Ma c’è un altro Lionel che per le sue qualità calcistiche, il controllo di palla, la precisione di tiro, la sua sublime visione del gioco e soprattutto la sua capacità di essere al posto giusto al momento giusto, rischia di oscurare la fama planetaria di un altro campione argentino, il mitico Diego Maradona. Mi sto riferendo a Lionel Messi un campione sotto tutti i punti di vista e non solo calcistici ma anche umani. Nella partita dell’Argentina contro l’Egitto, vinta dai biancocelesti per tre goal a due, Messi ha dimostrato la sua sensibilità e umanità scoppiando in lacrime alla fine di una partita sofferta dove l’Argentina è stata ad un passo dall’essere eliminata dal Mondiale. Ad oggi Messi è capocannoniere del Mondiale con otto goal; sta dimostrando resilienza e di saper reagire di fronte a situazioni avverse. Nelle due partite, con Capo Verde e con l’Egitto, Messi ha infatti calciato due rigori fallendoli entrambi ma ha saputo reagire da campione segnando i goal della riscossa e trascinando i biancocelesti alla vittoria.

Come dicevo, l’ultima partita tra Argentina ed Egitto è stata al cardiopalma; al quindicesimo minuto segna l’Egitto cogliendo di sorpresa la difesa argentina, lenta in fase di recupero. A Buenos Aires, città abitualmente rumorosa è calato il silenzio! Gelo tra i tifosi. I biancocelesti reagiscono e al ventunesimo si procurano un rigore. Se ne incarica Messi che però lo sbaglia come aveva fatto con Capo Verde. I tifosi si disperano ma la Selección non si perde d’animo e cerca di reagire ma gli egiziani bravissimi in contropiede segnano un secondo goal al sessantasettesimo minuto. Pochi se lo sarebbero aspettato a Buenos Aires e non solo; i campioni del mondo e i suoi tifosi convinti di essere “los mejores del Mundo Mondial” (espressione molto ricorrente qui a Buenos Aires da oramai quattro anni) sono sotto di due goal a ventritré minuti dalla fine! Chi l’avrebbe immaginato. I tifosi sono ammutoliti e disperati; in pochi ci credono anche perché il portiere egiziano fa miracoli. Ma le speranze dei biancocelesti si riaccendono con un goal di Romero al settantanovesimo minuto. Bisogna crederci e i campioni sono tali proprio perché hanno quel qualcosa in più che gli altri non possiedono e Messi è un campione! Ed è proprio lui che porta l’Argentina fuori dal baratro segnando un goal stupendo a sette minuti dalla fine. Messi guida la riscossa della Selección che completa l’opera con un goal di Fernandez al secondo minuto del primo tempo dei supplementari. Incredibile ma vero, i giocatori argentini in tredici minuti sono stati capaci di segnare tre goal condannando i valorosi giocatori egiziani all’eliminazione.

Ho vissuto personalmente la disperazione e la gioia dei tifosi argentini che poi si sono riversati per le strade della città. Una gioia immensa, incommensurabile che riesce ad accomunare tutti senza distinzione sociale.

Messi, la Selección e i tifosi argentini non sembrano preoccuparsi troppo dei problemi che affliggono l’AFA, Chiqui Tapia e i suoi amici; aggiungerei “per fortuna” visto che i biancocelesti vogliono vincere e ci credono appoggiati incondizionalmente dai loro tifosi. Il grande Maradona usò una frase emblematica in occasione di una partita giocata in suo omaggio nello stadio del Boca Junior denominato la Bombonera, il 10 novembre 2001; l’astro argentino rese immortale il concetto che lo sport è comunque puro malgrado gli errori e le cadute di coloro che lo dirigono e lo giocano. Ecco di seguito la frase di Maradona che è rimasta impressa nella mente dei tifosi e che è tornata alla ribalta proprio in questi giorni con l’AFA al centro di polemiche ed indagini che nulla dovrebbero avere a che fare con il calcio: “Spero che l’amore che provo per il calcio non finisca mai e che questa festa non finisca mai. Vi ringrazio a nome delle mie figlie, di mia madre, di mio padre e di tutti i calciatori del mondo. Il calcio è lo sport più bello e più sano del mondo. Che nessuno abbia il minimo dubbio. Se qualcuno commette un errore, non è il calcio a doverne pagare le conseguenze. Io ho sbagliato e ne ho pagato le conseguenze, ma il pallone non si macchia” (Ojalà que no se termine nunca este amor que siento por el fútbol, y que no termine nunca esta fiesta. Les agradezco en nombre de mis hijas, de mi vieja, de mi viejo y de todos los jugadores de fùtbol del mundo. El fùtbol es el deporte mas lindo y mas sano del mundo. Eso no le quepa la menor duda a nadie. Porque se equivoque uno, no tiene que pagar el fùtbol. Yo me equivoqé y pagué, pero la pelota no se mancha).

Durante la partita dell’Argentina con Capo Verde si è intravisto Chiqui Tapia a fianco di Gianni Infantino, il potentissimo presidente della FIFA. I due si conoscono ma Infantino era stato fotografato ultimamente anche a fianco del presidente argentino Milei e della sorella Karina in occasione del Foro Economico Internazionale a Davos il 22 gennaio di quest’anno. Tra Milei e Chiqui Tapia non corre buon sangue ed è facile presumere che gli argomenti trattati prima da Milei e poi da Chiqui Tapia abbiano avuto obiettivi contrapposti; chissà Infantino chi avrà ascoltato con più attenzione. Una cosa è certa: il presidente della FIFA è molto ricercato e ultimamente è al centro dell’attenzione mondiale soprattutto dopo la telefonata di Trump con cui il presidente chiede a Infantino di congelare la squalifica di Folarin Belogun, attaccante statunitense che ha ricevuto un cartellino rosso per un fallo durante la partita dei Mondiali tra Stati Uniti e Bosnia-Erzegovina. Il giocatore ha così potuto giocare contro il Belgio. La decisione della FIFA è molto criticabile; Trump ha dimostrato una volta di più, di ignorare le prerogative degli organismi internazionali fregandosene della loro indipendenza ma è soprattutto Infantino che si è dimostrato sensibile ai voleri dei potenti creando un precedente pericolosissimo che scredita la stessa FIFA. La pelota no se mancha, viva il Calcio! E noi italiani, dove siamo finiti? Qui a Buenos Aires tutti me lo chiedono.