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di Sud

Pietro Thouar, chi era costui? direbbe Don Abbondio. E in effetti il suo nome forse dice qualcosa solo agli studiosi di letteratura italiana dell’Ottocento. Però tutti abbiamo letto Pinocchio e molti ricorderanno il Gran combattimento fra Pinocchio e i suoi compagni. Il burattino ha promesso alla Fata di essere buono e di studiare, ma i cattivi compagni con l’inganno gli fanno marinare la scuola e lo portano sulla spiaggia.

Pinocchio se la prende, li insulta, e quelli iniziano a tirargli contro i libri; ma Pinocchio, «d’occhio svelto e ammalizzito, faceva sempre civetta a tempo, sicché i volumi, passandogli di sopra al capo, andavano tutti a cascare nel mare». Così, insieme coi Sillabari e le Grammatiche, i Giannettini e i Minuzzoli, finiscono a mollo anche i racconti del Thouar, una raccolta di insulse storielle impastate di solidarismo cattolico e di immobilismo sociale.

Eppure ai suoi tempi Thouar fu un autore di grande successo, non solo di racconti, ma anche di opere di divulgazione scientifica, come La casa sul mare: giornale di un giovinetto, ossia letture varie, descrizioni di naturali bellezze, racconti e poesie morali, uscito nel1852. Per spiegare ai fanciulli la gravità e i suoi effetti Thouar propone di «prendere un cocomero e molti sottilissimi e dirittissimi ferruzzi e conficcarli nel cocomero».

Non so che cosa imparassero i fanciulli da quello strampalato esperimento; fatto sta che noi il cocomero preferiamo mangiarlo, ad agosto, tondo e verde, come quello di Thouar, o striato e oblungo. Oggi, che non esistono quasi più le famiglie numerose vanno di moda quelli piccoli e piccolissimi, e siccome tutti hanno poco tempo è arrivata pure la variante senza semi. Diffidate. Il cocomero deve essere coi semi e grande; mai sotto i dieci chili.