Salta al contenuto principale

Prosegue il dibattito sul progetto Ciuffini. Pubblichiamo l’intervento di Giuseppe Capaccioni che invoca un intervento da fare subito, basato sull’interconnessione e i parcheggi di scambio

di Giuseppe Capaccioni

Foto @Umbria24

 

Passaggi Magazine ha il merito di sollevare periodicamente il tema della mobilità all’interno della nostra regione.

Un tema di cui si parla da anni, che è stato al centro del dibattito anche durante le passate elezioni regionali, che tutti considerano uno dei nodi cruciali per lo sviluppo dell’Umbria e sul quale in molti si sono cimentati con idee, proposte, analisi e soluzioni. Un tema, però, nel quale quella che chiamiamo “politica” – quella a cui spetta il compito di decidere, di indicare le linee programmatiche e di assumersi la responsabilità delle scelte – appare sostanzialmente immobile.

È immobile tutta la “politica”: quella di destra e quella di sinistra, quella che guida la Regione e quella che guida i Comuni, quella di ieri e quella di oggi.

Così, di anno in anno, a forza di dibattiti, discussioni e illuminate analisi, siamo arrivati ad oggi senza riuscire ancora a comprendere quale sia la visione per il futuro della mobilità nella nostra regione e, in particolare, nella nostra città.

Nel frattempo, la situazione intorno a Perugia è diventata sempre più difficile. Passaggi Magazine descrive benissimo la situazione di Ponte San Giovanni “che è ormai l’imbuto cronico che strozza tre grandi arterie. I cantieri quelli in essere e quelli previsti per un lungo periodo a venire, aggravano una congestione strutturale: code chilometriche e ritardi che superano l’ora. Il traffico, alla ricerca di una via di fuga, si riversa nel centro abitato, condannando i residenti a smog, rumore, caos”. L’effetto si sta inesorabilmente allargando sul territorio: l’incrocio della Colonnetta, tra la via Tuderte e la strada Marscianese, sta diventando impercorribile e situazioni analoghe si stanno manifestando in altre zone e lungo altre strade che convergono verso Perugia.

Il problema, però, non è soltanto la congestione. Il problema è che non sembrano esserci, almeno agli occhi del cittadino, né soluzioni immediate né una prospettiva chiara per il futuro, così ciascuno si arrangia come può. Chi può, decide di non passare più per Perugia, con conseguenze che possono essere significative anche per il turismo e per l’attrattività complessiva della città – ne stiamo vedendo i primi segnali.

Chi non può farne a meno, cerca soluzioni alternative utilizzando strade secondarie e riversando il traffico su una viabilità che spesso non è strutturata per sopportare certi volumi. Questo della mobilità è uno degli, ormai tanti, scenari nei quali l’unica soluzione lasciata al cittadino “comune” è quella di arrangiarsi.

Quando per anni si parla di un problema senza che si arrivi a una scelta, il cittadino smette semplicemente di aspettarsi una soluzione dalla politica. E poi ci stupiamo della distanza crescente tra cittadini e politica, ci interroghiamo sullo scetticismo nei confronti delle istituzioni e ci rivolgiamo a sociologi e intellettuali per comprendere le ragioni per cui sempre più persone non si recano alle urne?

 

La mobilità una questione di metodo

Parlare di mobilità significa, innanzitutto, avere una visione.

E la prima cosa che dovremmo avere il coraggio di affermare è molto semplice: non possiamo pretendere che le persone smettano di utilizzare l’automobile se prima non offriamo loro alternative realmente efficienti, comode, affidabili e competitive.

È facile chiedere ai cittadini di lasciare l’auto a casa. È molto più difficile costruire un sistema di mobilità che permetta loro di farlo senza perdere tempo, senza complicare la vita quotidiana e senza penalizzare chi deve lavorare, accompagnare i figli, fare acquisti o raggiungere luoghi che non sono adeguatamente serviti dal trasporto pubblico. Per questo Perugia ha bisogno di una strategia complessiva della mobilità, non di una semplice sommatoria di interventi.

Non basta affrontare ogni volta il singolo incrocio, la singola strada o il singolo problema. Occorre chiedersi quale città vogliamo avere tra dieci, quindici o vent’anni e, partendo da quella visione, stabilire quali interventi dobbiamo realizzare oggi.

Il punto non è dichiarare guerra all’automobile. L’automobile continua a essere uno strumento indispensabile per una parte significativa della popolazione e, in una città come Perugia, caratterizzata da una struttura urbana diffusa, da quartieri e frazioni distribuiti su un territorio collinare e da collegamenti con un vasto territorio regionale, non può essere semplicemente eliminata.

Il punto è un altro: dobbiamo fare in modo che l’automobile non sia l’unica scelta possibile.

 

Un problema che va oltre Perugia

C’è poi un elemento che troppo spesso rischia di essere dimenticato: il nodo stradale intorno a Perugia non è un problema esclusivamente perugino. Perugia è il capoluogo regionale, ma la rete viaria che la attraversa e la circonda svolge una funzione che va ben oltre i confini della città.

Su quelle strade si muovono quotidianamente cittadini, lavoratori e merci provenienti da tutta l’Umbria e dalle altre regioni italiane e spesso solo per esigenze di attraversamento. Sono infrastrutture che collegano territori, sistemi produttivi, città e servizi e che, in molti casi, rappresentano snodi fondamentali della mobilità dell’intera regione e dei collegamenti dell’Italia centrale.

Per questo il tema del nodo viario di Perugia deve essere considerato una questione regionale e nazionale. Non si può pensare che gli oneri necessari per risolvere criticità infrastrutturali che hanno una funzione sovralocale ricadano esclusivamente sul Comune di Perugia o, più in generale, sulle amministrazioni locali.

Non è soltanto un problema di finanziamenti, la questione è più profonda.

Occorre che il Governo e la Regione riconoscano formalmente e concretamente l’interesse pubblico nazionale degli interventi necessari. Questo significa condividere la programmazione, partecipare alla definizione delle priorità, contribuire al finanziamento delle opere e assumersi, ciascuno per la propria competenza, la responsabilità delle scelte.

È necessario cambiare prospettiva. E forse proprio da qui potrebbe partire una nuova stagione della politica della mobilità in Umbria, dalla capacità di riconoscere quali siano le necessità della mobilità regionale e quali le interconnessioni con la mobilità di interesse nazionale, costruendo attorno a questo una strategia coerente e condivisa di interventi e di finanziamenti.

 

La sfida della interconnessione e i parcheggi di scambio

La vera sfida è quella della interconnessione dei sistemi di mobilità.

Uno degli strumenti fondamentali di questa strategia devono essere i parcheggi di scambio. Molte città italiane ed europee li utilizzano da anni con una funzione precisa: intercettare l’automobile prima che entri nelle aree più congestionate della città e consentire al cittadino di proseguire il proprio viaggio attraverso un sistema di trasporto alternativo. Il modello dovrebbe essere quello di una rete di porte di accesso alla città. Arrivo in automobile, parcheggio, cambio di mezzo e ingresso in città senza dover necessariamente affrontare il traffico urbano.

Il parcheggio di scambio, quindi, non è semplicemente un luogo dove lasciare l’auto. È una cerniera tra due sistemi di mobilità. Per funzionare davvero deve essere collocato in punti strategici, facilmente raggiungibile dalla viabilità principale, avere costi contenuti e, soprattutto, essere direttamente collegato con sistemi di trasporto frequenti e affidabili: autobus, Minimetrò, rete ferroviaria FCU e FS, mobilità ciclabile e pedonale, eventualmente sistemi di sharing e a breve il BRT.

In questo senso è interessante guardare anche all’esperienza di Firenze e del parcheggio di Villa Costanza, nato proprio con questa funzione: intercettare il traffico automobilistico proveniente dall’esterno e permettere di proseguire verso Firenze utilizzando la tramvia. Il fatto che si sia arrivati anche a prevedere la creazione di altri parcheggi di interscambio lungo la tramvia dice come questa negli anni sia diventata, anche grazie alle scelte lungimiranti delle amministrazioni comunali che si sono susseguite, parte integrante della mobilità e non una semplice struttura accessoria.

Perugia dovrebbe avere il coraggio di ragionare nello stesso modo, naturalmente adattando il modello alle proprie caratteristiche territoriali.

 

Una strategia seria deve anche confrontarsi con la realtà.

La realizzazione di nuove grandi infrastrutture richiede anni. Studi, progettazione, finanziamenti, autorizzazioni, gare e lavori rendono inevitabilmente lunghi i tempi. Per questo non possiamo limitarci ad aspettare la soluzione definitiva.

Occorre intervenire subito sulla viabilità esistente, valorizzando e migliorando la rete secondaria.

La situazione attuale ci dimostra quanto sia pericoloso non farlo. Su questo aspetto condivido totalmente il progetto che l’ing. Fabio Ciuffini e Giampiero Rasimelli hanno illustrato su Passaggi Magazine e rimando alla sua lettura. A volte alcuni interventi mirati possono produrre risultati importanti in tempi molto brevi e agevolare la vita dei tanti cittadini che già stanno usando la viabilità secondaria per evitare le continue congestioni di traffico nella superstrada che ormai è usata anche come circonvallazione della città.

Questo è ciò che serve oggi: non soltanto grandi progetti per il futuro, ma anche una capacità concreta di intervenire sul presente. C’è poi un principio che dovrebbe guidare qualsiasi politica della mobilità. Le limitazioni all’uso dell’automobile sono necessarie. La riduzione del traffico, dell’inquinamento e della congestione è un obiettivo condivisibile. Ma le limitazioni funzionano quando il cittadino dispone di un’alternativa. Non possiamo semplicemente dire: “Non usare l’auto”.

Dobbiamo poter dire: “Puoi lasciare l’auto qui, puoi prendere questo mezzo, parte ogni dieci minuti, arriva in centro in questo tempo e con questo costo”. È una differenza sostanziale.

La transizione verso una mobilità diversa non può essere costruita soltanto attraverso divieti e restrizioni. Deve essere costruita attraverso servizi migliori.

 

Servono scelte politiche coraggiose

Tutto questo, però, richiede una condizione fondamentale: una politica capace di avere una visione e coraggio. La mobilità è uno di quei settori nei quali gli effetti delle decisioni non si esauriscono nell’arco di una legislatura. Una nuova infrastruttura, un nuovo sistema di trasporto o una diversa organizzazione della città possono produrre effetti per decenni.

Per questo servono amministratori disposti a prendere decisioni anche quando, nel breve periodo, possono apparire impopolari.

Il coraggio politico consiste anche nel saper dire ai cittadini che alcune trasformazioni sono necessarie e, contemporaneamente, nel costruire le condizioni affinché quelle trasformazioni siano sostenibili per tutti.

Perugia in particolare ma anche l’Umbria hanno bisogno di una visione della mobilità che guardi ai prossimi dieci o vent’anni, ma che sia capace di produrre risultati già nei prossimi mesi. Le due cose non sono in contraddizione. Occorre definire una strategia complessiva, individuare gli obiettivi e progettare il sistema futuro. Parallelamente, bisogna cominciare immediatamente dagli interventi possibili perché aspettare la soluzione perfetta significa spesso non fare nulla.

E nella gestione di una città vale un principio particolarmente importante: il perfetto è nemico del bene. Non tutto può essere realizzato contemporaneamente. Non tutto può essere perfetto. Ma quasi sempre è possibile fare qualcosa di utile oggi, mentre si costruisce la soluzione migliore per domani. Perugia e l’Umbria non hanno bisogno soltanto di nuove strade o di nuovi mezzi di trasporto, hanno bisogno di un nuovo modo di concepire la mobilità.

Una mobilità nella quale l’automobile non venga demonizzata, ma inserita all’interno di un sistema più ampio; nella quale chi arriva da fuori possa lasciare facilmente la propria auto e proseguire con altri mezzi; nella quale il trasporto pubblico sia realmente competitivo; nella quale le diverse modalità di spostamento siano connesse tra loro.

E soprattutto una mobilità costruita intorno alle esigenze delle persone. La domanda che ci dobbiamo fare è: “come costruiamo una città nella quale utilizzare l’auto non sia più l’unica scelta possibile?” È da qui che dovrebbe partire una nuova politica della mobilità per Perugia e per l’intera regione.

Non serve aspettare che tutto sia perfetto.

Serve avere una visione, assumersi la responsabilità delle scelte e cominciare.

Subito.