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di Gabriella Mecucci

Una serie di coup de theatre hanno causato un forte e progressivo indebolimento del centrodestra umbro, a conferma che le previsioni politiche sono spesso fallaci. In men che non si dica, la coalizione è infatti passata dalla certezza degli allori ad una possibile crisi.
Tutto è cominciato di recente a Terni, ma ora l’epicentro della crisi si è spostato a Perugia, dove è partita una vera e propria gragnuola di colpi contro la stabilità della maggioranza. Gli ultimi due sono di quelli che fanno parecchio male. Il primo è partito dai capigruppo di maggioranza che hanno chiesto le dimissioni di Michele Cesaro da presidente della quarta commissione, quella cioè che si occupa di cultura, turismo e tempo libero. La ragione è che “il suo operato politico non è più in linea con quello del sindaco”. Giudizio liquidatorio. Non è inutile ricordare che Cesaro è strettamente legato al Vice Presidente della Regione, Roberto Morroni, esponente di Forza Italia. Il secondo colpo lo ha inflitto il consigliere Nicola Volpi che ha lasciato il gruppo civico “Progetto Perugia”(il più votato fra quelli del centrodestra alle elezioni amministrative del 2019) per trasferirsi al “misto” di Palazzo dei Priori. Volpi è un politico molto conosciuta negli ambienti della sanità, un mondo che sta soffrendo parecchio in questo periodo e, all’interno del quale, si sono manifestate parecchie critiche contro la giunta regionale: dalle prese di posizione dei medici (“Siamo sull’orlo del burrone”) a quelle di quattro sindaci. A Palazzo dei Priori inoltre si era già verificata quella grottesca sceneggiata dell’Albo d’oro. E la dura presa di distanza di “Progetto Perugia” nei confronti del nuovo stadio. Di recente, non c’è giorno dunque che non affiorino divisioni e scollamenti nella maggioranza di Palazzo dei Priori.
Tutto era cominciato però a Terni quando Stefano Bandecchi è andato al ballottaggio, superando di sei punti percentuali il candidato del centrosinistra, che si era presentato diviso in quattro fra tronconi e tronchetti. A quel punto anche i ciechi potevano accorgersi che per Leonardo Masselli (Fdl) l’elezione a sindaco sarebbe stata molto difficile. Per la verità, i più attenti lo avevano capito già da qualche mese: Leonardo Latini, primo cittadino uscente, era stato infatti abbandonato da quasi tutto il gruppo consigliare leghista; e Franco Zaffini aveva imposto il suo uomo grazie ad un colpo di mano, mentre il centrodestra – formalmente unito – marciava sempre più diviso.
La debacle del centrosinistra al primo turno, inoltre, penalizzava paradossalmente Masselli, togliendo dalla scena politica il “nemico rosso” e lasciandoci un abile populista come Bandecchi, in grado di “pescare” anche nell’elettorato di destra. Insomma, nel corso delle due settimane prima del ballottaggio, era sembrato evidente che la destra avrebbe perso. E così è andata. Era difficile però anticipare l’entità del rovescio elettorale e delle sue conseguenze. Dopo aver raggiunto nel 2018 percentuali siderali, la Lega ripiegava su un modesto quattro per cento. E non riusciva a portare nemmeno un suo consigliere a Palazzo Spada: il Carroccio insomma veniva affondato. E la sconfitta sarà foriera di altri scontri, di altre divisioni in vista del congresso.
Donatella Tesei si ritroverà a tentare la ricandidatura avendo alle spalle un partito che a livello regionale è ridotto ai minimi termini (5 per cento). Con buona pace di Salvini sarà dura confermare la “squadra” di Palazzo Donini. E chiunque sarà candidato dovrà fare i conti con Bandecchi che ha intenzione di correre col suo partito anche alle regionali. Quanto a Fratelli d’Italia, ha incamerato a Terni almeno tre sconfitte: quella del proprio candidato, quella del metodo del colpo di mano, e quella personale del proprio leader regionale Franco Zaffini. E non è peregrino sospettare che si approfondiscano alcune divisioni interne o che ne nascano delle nuove.
Forza Italia che non aveva toccato palla nella scelta del candidato allo scranno di Palazzo Spada, ma che tutto sommato sembrava uscire dal voto un po’ meno acciaccata degli altri, si trova ora ad affrontare il suo momento più difficile. La morte di Silvio Berlusconi è infatti un doloroso colpo che parecchi commentatori considerano definitivo. Probabilmente non sarà così, ma assisteremo ad un ulteriore indebolimento del partito. In Umbria per il momento non si intravedono contraccolpi pesanti, ma la situazione di Forza
Italia non è rosea, anche perché il suo uomo più rappresentativo, Andrea Romizi ha perso quel potente protettore che era Berlusconi. E – come si diceva – sta subendo un rovescio dietro l’altro all’interno della sua maggioranza.
E il centrosinistra? La primavera sembra averlo fatto uscire, almeno a Perugia, da un lungo letargo. Nell’arco di pochi giorni infatti sono emerse due importanti iniziative nate “dal basso” ma che hanno coinvolto pezzi importanti di classi dirigenti. La prima si è svolta alla sala dell’ex convitto Sant’Anna: un centinaio di persone convenute per iniziare a definire un metodo e i primi punti fermi di un programma per il capoluogo. Le conclusioni sono state di Paolo Belardi (uno dei possibili candidati a sindaco) e hanno lanciato quello che sarà un lungo percorso partecipativo. Il secondo appuntamento è stato quello con al centro il consigliere regionale civico Andrea Fora, un altro possibile candidato a sindaco di Perugia. Questo incontro ha destato l’interesse di un vasto arco di forze: da alcuni importanti esponenti del Pd (era assente però il segretario regionale Tommaso Bori), ad alcuni del gruppo “Progetto Perugia”, sino a Gabriele Giottoli, assessore della giunta Romizi. Per non parlare della quasi totalità di associazioni cattoliche e non, nonché di espressioni organizzate del variegato mondo imprenditoriale. Attraverso una serie di schede, che verranno pubblicate nel sito perugiapartecipa.it, è affiorata anche una bozza di possibili proposte di governo della città. La kermesse è durata una giornata intera ed è stato il primo dei tanti appuntamenti “partecipativi” che gli organizzatori hanno promesso di continuare a proporre sino ad arrivare ad un programma “condiviso” per governare Perugia.
Il Pd per il momento ha deciso di ascoltare le diverse voci provenienti da queste due iniziative “dal basso” che guarda con favore. Troppo poco ancora per intravedere contenuti e alleanze con cui il centrosinistra si presenterà alle elezioni dell’anno prossimo. Abbastanza però per poter dire che “Eppur si muove”.