di Gabriella Mecucci
Dopo un periodo di appannamento, la Galleria Nazionale dell’Umbria negli ultimi dieci anni ha vissuto un rilancio in grande stile. E’ tempo di fare un bilancio e di annotare tutto ciò che è cambiato, proprio ora che si conclude la breve direzione di Costantino D’Orazio (due anni e mezzo), seguita a quella ben più lunga (8 anni) di Marco Pierini.
Il Ministero dovrà nominare il successore, ma intanto l’interim è nelle eccellenti mani di Veruska Picchiarelli.
E’ stato Marco Pierini a iniziare la spettacolare risalita grazie anche agli investimenti su Perugia del ministro Franceschini. I suoi otto anni sono stati trionfali. L’allora direttore (oggi vicesindaco della città) ha messo in piedi una “squadra” colta e efficiente, e ha realizzato alcuni grandi eventi basati sulla qualità della ricerca. Su tutti la mostra per il cinquecentesimo della morte di Perugino che non solo ha raggiunto il traguardo record di 100mila visitatori (quell’anno la Galleria arrivò a quota 160mila), ma ha soprattutto reinserito Pietro Vannucci nel ristretto novero dei più grandi artisti del Rinascimento. Marco Pierini ha reso dunque il museo protagonista di un’importante operazione culturale di cui è stata partecipe di prima fila anche Veruska Picchiarelli.
Dopo Perugino, è toccato al maestro di San Francesco, con una mostra bellissima che ha impostato l’approccio ai centenari del poverello su due punti qualificanti. Il primo è il ruolo religioso e culturale del santo che due Papi individuarono come pernio del rilancio del Cristianesimo, il secondo che mette a fuoco la centralità dell’Umbria nel Due-Trecento, quando era una delle zone più ricche e intellettualmente più vivaci d’Italia con Assisi “cantiere artistico” più grande d’Europa. Un lavoro importante dunque quello fatto dalla Galleria per la stessa identità regionale.
La terza grande impresa di Pierini è stata il riallestimento dell’intero museo, sfoltito, grazie a scelte intelligenti e colte, dell’eccesso di opere, e reso piacevole da attraversare, con l’intero patrimonio messo in sicurezza dal terremoto con sistemi d’avanguardia. Infine, sempre nello stesso periodo, è stata inaugurata un’importante apertura verso l’arte contemporanea. Otto anni i suoi che hanno reso la Galleria uno dei pilastri culturali della città.
Costantino D’Orazio, recentemente promosso ad una direzione nazionale del ministero, ha avuto l’intelligenza di cogliere appieno l’eredità lasciatagli dal predecessore. Due infatti sono stati i filoni più importanti su cui si è mosso. Il primo ha riguardato l’approfondimento della “nuova arte” fiorita intorno al pensiero e alla testimonianza di San Francesco, di cui la mostra più recente su Giotto – grazie anche al grande lavoro di ricerca di Picchiarelli – è stato il prodotto migliore. E non a caso ha raggiunto un notevole successo: 60mila visitatori e un catalogo di gran qualità.
Il secondo filone è quello del grande impegno sul “contemporaneo”. Ogni anno è arrivato a Perugia un capolavoro dei tempi a noi più vicini: da Klimpt a Modigliani sino a Van Gogh con un boom di visitatori.
Proprio in questi giorni e sino al 27 settembre il museo di Palazzo dei Priori ospiterà l’Arlesiana, il ritratto di Madame Giroux, proprietaria del Café della Gare ad Arles. L’autore lo realizzò nel 1889, dopo un volontario passaggio nell’ospedale psichiatrico di Saint Remy de Provence e a poche settimane della sua morte. Van Gogh dipingeva alcuni personaggi come esercizio per esplorare sé stesso. E l’Arlesiana, proprio per il momento in cui è stata fatta, assume un significato particolarmente rilevante. Per accompagnare il visitatore alla comprensione di questo capolavoro, in Galleria sono esposte anche alcune opere di importanti artisti italiani. Si tratta di pittori operanti a Parigi nello stesso periodo di Van Gogh che si misurarono con la ritrattistica femminile.
L’iniziativa “un capolavoro a Perugia” ha ricevuto alcune critiche perché ritenuta una modalità “facile e poco profonda” di occuparsi di un grande artista. Non è inutile osservare però che D’Orazio, grazie a questa scelta, ha ottenuto un grande successo di pubblico portando in città capolavori che diversamente molti non avrebbero mai visto. Ma c’è di più: tenere in quota i biglietti (una media di 135mila sia nel 2024 che nel 2025), dopo il boom targato Pierini, non era un risultato scontato. Accanto a questa attenzione verso i grandi maestri del contemporaneo, D’Orazio ha realizzato con continuità bellissime mostre fotografiche, grazie al lavoro di Marina Bon Valsassina.
Il terzo impegno positivo dell’ultimo direttore è stato quello di rianimare tutti i musei regionali: un’attenzione di cui si sentiva il bisogno e che del resto fa parte del ruolo.
Pierini e D’Orazio sono dirigenti molto diversi fra loro, ma è indubitabile che abbiano avuto entrambi un ruolo positivo. E i due modus operandi, se sommati, sono diventati un moltiplicatore dei successi e dei record.
In questa fase di passaggio è stato dato a Veruska Picchiarelli l’incarico di “supplente” in attesa della nomina del successore di D’Orazio. Picchiarelli è una studiosa straordinariamente profonda e dinamica. E in questo decennio è diventata co-star – per usare una definizione inglese – del grande e positivo lavoro dei due direttori. E questo sia detto senza nulla togliere ai loro meriti, ma anzi attribuendone loro uno in più: il primo infatti ha scoperto e valorizzato Picchiarelli e il secondo ha continuato a darle spazio e centralità. La scelta del ministro Giuli di nominarla per l’ interim è importante e positiva. E genera in chi vive a Perugia la speranza che, dopo la fase di passaggio, la nuova direttrice sia lei. Che succeda insomma stabilmente a sé stessa.



