di Giampiero Rasimelli
Foto ©Fabrizio Troccoli
Verrà disvelata oggi l’identità del Fondo internazionale che contribuirà in modo determinante alla nuova proprietà del Grifo e anche alla sua governance? …… se non oggi forse domani o dopo !! E il closing del passaggio di proprietà quando verrà siglato ? Forse il 4 novembre , o forse no, non si sa, ma di sicuro verrà siglato a breve ! … i giorni dell’incertezza continuano a gravare sul Perugia Calcio e sono ormai tanti. Ma non è uno scherzo, è la fatica di un’operazione complessa, delicata, da cui dipende il futuro del calcio a Perugia. Quando a fine luglio si è avviata questa transizione al futuro, sotto il nome di Alessandro Gaucci, molti forse l’hanno presa alla leggera, con un senso di liberazione, ma anche con superficialità. Questa transizione non poteva essere una passeggiata e infatti non lo è, senza togliere nulla alle speranze fondate, alle nuove certezze, ai risultati già ottenuti. La verità è che veniamo da quasi due fallimenti consecutivi e rilanciare la società Perugia Calcio non è come curare un raffreddore, è un’impresa molto difficile, senza scorciatoie e richiede lucidità, forza economica, determinazione, lungimiranza. Questo non vuol dire seguire acriticamente solo quanto viene comunicato dalla società, tutt’altro ! C’è bisogno, però, di un commento attento, non emotivo, vigile su quanto accade e coerente con le valutazioni e i giudizi che si danno su questa complessa storia, senza sconti, ma senza togliere quel senso di speranza costruttiva che ha accompagnato la vicenda del Grifo in questi mesi.
Partiamo innanzitutto dalle valutazioni di carattere sportivo. Il Perugia Calcio è settimo in classifica del campionato di serie C girone B. Ha vinto 5 partite, pareggiata una e perse 5. Ha fatto 15 gol e ne ha presi 17, media inglese -2. I numeri non sono tutto, ma dicono molto. Dicono che sta accadendo ciò che era probabile che accadesse. Alessandro Gaucci ha fatto un miracolo nell’allestire da zero una squadra (16 acquisti) che già ha una sua solidità di base. Lo ha fatto con tempistiche proibitive e una stabilità societaria a livelli minimi, se non ipotetici. Una squadra che ha alti e bassi (come nell’ultima partita al Curi col Pescara), che ha iniziato il campionato dando meno patemi dello scorso, quasi drammatico, anno calcistico, ma una squadra che non ha ancora il livello di competitività necessario per veleggiare in alta classifica. Non deve essere un cruccio, perché è un inizio e non deve essere qualcosa che appiattisce le ambizioni della squadra, anzi, può e deve essere qualcosa di sfidante, partita dopo partita, per migliorare a livello individuale e collettivo e per conquistarla gradatamente, tutti insieme, quella maggiore competitività. Questo deve essere un obiettivo sfidante anche per la società, che una volta conquistata la sua stabilità (staremo a vedere quando) dovrà impegnarsi a sostenere la crescita della squadra creando un clima di serenità e di progetto e vedendo se a gennaio, magari, ci sia l’opportunità di introdurre qualche novità e/o qualche sostegno all’impianto attuale, al fine di ottenere più soddisfazioni possibili già in questa stagione di passaggio.
Il Grifo dimostra di avere un gioco, quando più e quando meno, ma non continuità, prende troppi gol, la squadra è nervosa (vedi espulsioni a raffica), segna anche poco, perché dei 15 gol fatti in 11 partite, 8 ne ha fatti in 2 di esse e il resto è una media che può e deve essere migliorata, l’attacco e’ ancora molto silenzioso, purtroppo. Insomma, Diana, l’allenatore, ha da lavorare molto e certamente se lo aspettava, l’incipit, però, non deve sorprendere, se non positivamente, basta ricordare le condizioni in cui si era a fine luglio. Quanto dicevamo prima, la sfida partita per partita, è l’unica via per la coesione, la crescita e il miglioramento individuale, si può solo avere attenzione, fermezza di intenti e una fiducia costruita nel lavoro.
Ma c’è un altro elemento che pesa in questa transizione (crescita): la serenità. E’ il compito della società, non solo dell’allenatore, costruire un clima di serenità nel quale la squadra possa crescere con continuità, nel quale il progetto sportivo possa conquistare la città e le sue energie e in cui l’investimento economico possa essere pienamente valorizzato. Sono obiettivi di medio termine, certo, ma sentirli vivi e vicini è una condizione essenziale per dare serenità a tutto l’ambiente. Ora intendiamoci, siamo entrati in una dimensione molto diversa da quella fallimentare degli ultimi anni. Oggi si parla di costruire, non di scappare o di contenere. Oggi si parla di progetto, non solo di sopravvivenza alla giornata. Chi si è assunto la sfida di lanciare la nuova società ha fatto una scommessa coraggiosa e avviato negoziazioni importanti, non facili, che poi forse si sono complicate e non necessariamente in modo negativo. Un’operazione con fondi internazionali o con proprietà importanti di certo non si conclude in un mese e bisogna essere grati a chi le ha immaginate e sta cercando di concluderle.
Resta però il fatto che questa indeterminatezza del closing che si protrae da tempo è un elemento di disturbo e di incertezza che non può non pesare sull’ambiente e anche sulla squadra. Pesa sulla società nel suo complesso questa incompiutezza. Si dice, a giorni ci sarà il closing e il suo rinvio è sempre un peso negativo sulla serenità e sull’esigenza di vederlo nascere, finalmente, il nuovo Grifo. Si dirà “questa è la finanza bellezza!” seguendo uno schema che su ben altri tavoli ha mostrato pericolosi e comunque ristretti risultati. Nell’interesse della società, della squadra e degli stessi investitori è giunto il momento di un’accelerazione definitiva che trasformi il nervosismo in entusiasmo. Non vogliamo giudicare i passaggi obbligati, gli intendimenti, gli interessi dei soggetti in campo, vogliamo solo dire che c’è un limite oltre il quale, come in tutte le cose, le negoziazioni troppo lente o bloccate possono trasformarsi in boomerang per chi le conduce, in primo luogo, ed è questo che produce incertezza e preoccupazione.
Abbiamo salutato la decisione di Alessandro Gaucci di accettare la carica di Presidente della nuova società come un approdo importante, come un fattore di garanzia del progetto societario e della centralità del progetto sportivo in esso. Ma è difficile toglierci dalla mente il fatto che le reazioni di Gaucci alla partita col Vado, verso la compagine arbitrale, difficili da giustificare e sostenere, non siano anche figlie di questa scarsa serenità dovuta al protrarsi di un limbo societario difficile da gestire e nel quale è certamente difficile lavorare.
Ecco, prendiamo tutto quello che è venuto di buono in questi mesi, in primis Gaucci e il suo gruppo che hanno accettato una sfida difficile ed esaltante. Prendiamo il positivo che è venuto dalla squadra (allenatore compreso) con un inizio di campionato dove il bicchiere risulta più pieno che vuoto. Prendiamo con speranza l’impegno degli investitori che sono interessati a dare lustro e sostanza al presente e al futuro del Grifo. Ma muoviamo quel passo avanti che possa poi far girare al meglio tutti gli ingranaggi della macchina.
E’ una legge oggettiva, che non ha alternative, se non quella negativa … di cui non vogliamo nemmeno parlare. Perciò aspettiamo con fiducia il closing che verrà a giorni, o tra una settimana, o 10 giorni …. Ma non sfogliamo a lungo la margherita, altrimenti alla fine non sarà nessuno a guadagnarci.



