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di Marco Tosti*

Ho letto con grande interesse gli articoli di Passaggi Magazine a firma di Giampiero Rasimelli e Fabio Maria Ciuffini in merito alla viabilità ed ai trasporti pubblici di Perugia e dell’Umbria e con passione il libro dello stesso Ciuffini che, ripercorrendo gli sviluppi della mobilità nella nostra città, ha ipotizzato uno sviluppo del trasporto locale, a suo e mio avviso, possibile e praticabile.

Siccome il tema mi ha sempre coinvolto nei miei impegni amministrativi, di consigliere di Circoscrizione e Comunale, e professionali come sindaco della Minimetrò, vorrei rafforzare alcuni dei concetti già espressi nei documenti citati ed aggiungere alcune riflessioni.

Prima di tutto voglio sottolineare l’ineludibilità di un progetto completo per la mobilità regionale e cittadina in modo da evitare interventi occasionali e disorganici e, per questo, non funzionali al raggiungimento dell’obiettivo di un trasporto pubblico sostenibile economicamente ed efficiente; penso ad una sorta di piano che, allo stesso modo del Piano Regolatore Generale, fornisca una base di lavoro sempre consultabile ed aggiornabile in funzione degli sviluppi della città, dei centri di interesse e dei mutamenti sociali ed economici. Per la verità, un piano di questo tipo andrebbe redatto per tanti profili del vivere collettivo perché abbiamo presente e avremo ancor meglio compiutezza fra poco, di quanti soldi pubblici del PNRR sono stati destinati ad opere incoerenti con le attuali dinamiche economico-sociali, prescindendo dai bisogni contingenti dei cittadini.

Tornando al trasporto, voglio enfatizzare il ruolo centrale che ha nello sviluppo economico delle città, nella loro attrattività complessiva ed anche nella demografia. Chiediamoci perché sia Milano l’unico centro nazionale ad attrarre residenti giovani ed anche stranieri e perché sia l’unico posto in Italia in cui ci si senta davvero in Europa? La ragione va ricercata i diversi motivi ma sicuramente l’efficienza dei “mezzi”, come li chiamano i milanesi, ha un ruolo centrale; infatti sapere di poter contare su tram, metro e bus puntuali e capillari, almeno nella città compatta, significa per tante persone poter andare al lavoro senza prendere l’auto privata, evita a molti genitori o nonni di trasformarsi in tassisti per i propri figli/nipoti sia per il tratto casa-scuola che per le molteplici altre attività extrascolastiche. Molti dei miei coetanei si sono trasferiti all’estero o al nord Italia e tutti evidenziano come i servizi, e tra questi il trasporto pubblico è fra i più importanti, rappresentino il motivo, insieme al livello delle retribuzioni, per cui non tornerebbero a Perugia e neppure nel resto d’Italia, soprattutto del centro-sud.

Vengo ora ad alcune criticità già espresse e che meritano un approfondimento: la frequenza del trasporto, i luoghi di attesa, il potenziamento dei nodi di interscambio e la dimensione dei mezzi.

Rispetto alla frequenza del trasporto il mio punto di vista è che passaggi superiori a 30 minuti rendono il trasporto locale nella città fruibile solo per specifiche esigenze come l’ingresso e l’uscita da scuola quindi, per prima cosa, va zonizzato il territorio tenendo presente fattori demografici (residenti), distanza, viabilità e poi vanno definite le frequenze cercando di contenerle al di sotto di tale soglia temporale per rendere il servizio universale.

La questione delle fermate è centrale e purtroppo il punto di partenza non è dei migliori: paline poste ai bordi delle strade, esposte alle intemperie di ogni genere prive di sedute e senza un sistema di dialogo che consenta di conoscere i tempi di attesa. Intervenire su questo aspetto non può essere rinviato, le fermate vanno razionalizzate, probabilmente diradate per snellire il traffico e ridurre i tempi di percorrenza, realizzando, se necessario, tratti di marciapiede per poterle raggiungere in sicurezza, vanno posizionate in luoghi protetti dal traffico veicolare, dotate di pensiline e delle informazioni necessarie ai passeggeri.

L’aspetto delle fermate marcia insieme a quello dei nodi di interscambio, infatti per un territorio vasto, come quello del Comune di Perugia, può essere migliore pianificare delle rotture di carico sia per avere frequenze maggiori di passaggio, sia per consentire la migliore funzionalità di servizi diversi (BRT, Mimimetrò, bus, FS e FCU), ma il cambio di mezzo necessita di aree di sosta confortevoli o almeno attrezzate in modo adeguato.

Infine l’annoso problema della dimensione dei bus divenuti nel tempo sempre più grandi e pesanti, anche per questo obiettivo la rottura di carico potrebbe essere d’aiuto; mezzi enormi non adatti per una città medievale e con vie strette anche nei quartieri di epoca più recente, spesso vuoti ma in grado con il loro peso ed i numerosi passaggi di sfasciare in breve tempo il manto stradale. È ora di limitare i bus più grandi al solo trasporto scolastico ed operare con mezzi da 20-30 posti e con obbligo di validazione del biglietto per poter accedere.

Nell’attesa di una ridefinizione delle linee e dei tempi questo sarebbe il primo passo verso un trasporto moderno: aree di attesa funzionali dove si conosce quanto si dovrà aspettare, mezzi meno ingombranti con validazione del titolo in ingresso per avere la serenità di sapere che tutti hanno pagato e per questa via maggiormente sicuri, frequenze maggiori e magari costanti nel tempo senza dover controllare il calendario stagionale o settimanale e infine, punti di interscambio che consentano di raggiungere più centri di interesse.

Dalla lettura dei quotidiani pare che l’Amministrazione Comunale stia valutando alcuni interventi strutturali per Piazza Partigiani e per collegare meglio la stazione FCU di S. Anna con delle scale mobili verso il centro città. Rispetto a questi lavori vorrei suggerire un collegamento fra i terminal FCU, Minimetrò e autobus avente il suo baricentro in Piazzale Bellucci. Infatti con un percorso pedonale protetto e sotterraneo si possono facilmente unire Piazza Partigiani e S. Anna consentendo lo scambio fra ferrovia ed autobus e semplificando anche l’accesso al centro storico per i residenti di Ponte San Giovanni e dei quartieri di Pallotta e Filosofi, inoltre con un percorso meccanizzato, in tutto od in parte, si potrebbero unire S. Anna ed il Pincetto al fine di permettere il passaggio dalla ferrovia al Minimetrò e di raggiungere il centro storico per altra via.

Con questi interventi senza spendere cifre enormi avremmo un altro punto di interconnessione dei servizi pubblici di trasporto ulteriore rispetto a Fontivegge ed a ridosso dell’acropoli.

*commercialista, già consigliere comunale