di Fausto Cocciari*
“Chi salverà Ponte San Giovanni?”, lo abbiamo ripetuto più volte nei nostri interventi, non è una domanda lanciata nel vento perché qualcuno a caso la raccolga, ma piuttosto un’invocazione, che contiene in sé anche il disorientamento, o anche lo sbigottimento di una popolazione che vede da anni aggravarsi le proprie condizioni di vita, nell’apparente indifferenza di chi avrebbe il mandato per intervenire o quanto meno per far sentire la propria voce affinché chi di dovere prenda le misure necessarie.
È questo, appunto, il caso di Ponte San Giovanni, che vede sistematicamente invalidate o procrastinate con varie motivazioni le richieste che vengono dal basso e così riassumibili: non può una porzione relativamente piccola del territorio comunale di Perugia, posta tra due colline a poche centinaia di metri tra loro, attraversata dal Tevere, da due linee ferroviarie, da una grande arteria stradale di livello europeo, con al suo interno un abitato che può contare su due sole strade interne degne di questo nome – peraltro ulteriormente ristrette nella loro percorribilità dai recenti lavori di ristrutturazione urbana, noti col nome di Pinqua 2- contenere in sé il traffico derivante da varie arterie nazionali provenienti da varie direzioni – Ravenna/Cesena, Ancona, Civitanova Marche, Foligno/Spoleto, Roma, Viterbo/ Civitavecchia, Firenze A1- ognuna a quattro corsie, per una percorrenza quotidiana stimata da ANAS in circa 90.000 veicoli, 6.000 dei quali automezzi pesanti, che vengono a cumularsi nelle sole quattro corsie, nemmeno dotate di corsia di emergenza, nel tratto fra Collestrada e Balanzano e in quello in risalita verso Perugia, noto come svincolo autostradale Perugia – Bettolle.
Noi abbiamo ripetutamente cercato di dimostrare, con documenti ufficiali, ma anche con argomentazioni che riteniamo non confutabili, che tale intreccio di traffico, con le conseguenze negative che ricadono tutte sui residenti locali, non può essere districato che separando i flussi di traffico di attraversamento su scala nazionale da quelli di interesse locale e che questo si può ottenere solo attraverso la realizzazione di una tangenziale che aggiri tutta la zona sud di Perugia e si ricolleghi alla svincolo autostradale per Firenze all’altezza di Corciano: appunto il famoso (per alcuni famigerato) Nodo di Perugia.
In mancanza di questo, le conseguenze sono facilmente prevedibili e puntualmente si verificano con cadenza giornaliera: code, incidenti vari, interruzioni di traffico, che riversano ogni giorno fiumi di automezzi nelle nostre inadeguate strade interne, con tutte le conseguenze che ne derivano: fumi di scarico notoriamente cancerogeni, rumori, blocchi della circolazione, pericoli.
Questa è la situazione tristemente nota, un caso di dimensione nazionale. Ma tutto è fermo, anno dopo anno, e non c’è nessun sentore credibile che ci si voglia mettere seriamente le mani.
Cosa fare? Rimanercene inerti a subire danni di ogni sorta, attendendo che le piccole scaramucce della politica locale, tra accuse e contro accuse, continuino a lasciare la situazione nello stato attuale? La tentazione dello sconforto e della rassegnazione si fa strada, ma nel nostro caso il prezzo da pagare sarebbe durissimo, a cominciare dai danni irreparabili alla salute. E dunque continuiamo a riflettere sul da farsi, se non altro per attenuare il danno, se non si può eliminarlo.
Ecco allora che un fatto di cronaca locale, in Svizzera, in una situazione analoga a quella di Ponte San Giovanni, ci offre una possibilità di intervenire, senza grandi spese né ulteriori disagi, ma almeno a difesa della salute e della qualità della vita: la limitazione al traffico di attraversamento.
Il principio ispiratore è il seguente: occorre evitare che le nostre strade interne diventino la via di fuga per i veicoli che rimangono intrappolati nella viabilità principale a causa dell’inerzia delle autorità preposte a renderla adeguata.
A questo scopo occorre naturalmente consentire la circolazione a Ponte San Giovanni, senza limiti né adempimenti burocratici, alle vetture di coloro che vi risiedono e a tutti coloro che vi hanno un’attività, che devono usufruire di un servizio, che hanno diritto a farlo perché spinti da una varia serie di necessità.
Chi entrerà in Ponte San Giovanni dovrà farlo solo a questo scopo, non perché si propone solo di attraversarlo nella speranza di guadagnare tempo.
Le telecamere poste ai varchi di ingresso e uscita leggeranno le targhe dei veicoli, il sistema determinerà il tempo di permanenza. Se questo si rivelerà inferiore ad un tempo prefissato, da precisare a cura degli organi competenti, se ne dedurrà che il conducente avrà soltanto attraversato il nostro centro abitato e quindi sarà passibile di sanzione.
Tutto questo a impedire che le deficienze e l’inerzia di chi dovrebbe offrire agli utenti una rete stradale adeguata alle necessità ricadano sulla salute e sulla qualità della vita dei residenti della comunità locale.
È facilmente prevedibile che un provvedimento del genere, peraltro già variamente adottato in altri luoghi, incontrerà resistenze, perché aumenterebbe ancora di più la pressione sulla rete stradale principale. Ma per noi costituisce l’unico mezzo di difesa che avremmo a disposizione a tutela della nostra salute e della nostra sicurezza.
In caso contrario ci troveremmo ancora di fronte alla renitenza a mettere mano seriamente e responsabilmente al problema di Ponte San Giovanni per vedere finalmente tutelati i cittadini. È troppo complicato cercare una soluzione dignitosa per loro? Ci sono troppi interessi che ne sarebbero disturbati? Molti all’interno delle maggioranze sono contrari per motivi ideologici e di tenuta? Ponte San Giovanni non si rassegnerà per questo e continuerà a chiedere a gran voce soluzioni adeguate ai problemi quotidiani!
Abbiamo bisogno di risposte anche da coloro che continuano a nascondersi dietro ipocrite esigenze ambientali. Come se difendere l’ambiente non volesse dire, prima di tutto, difendere la vita e il diritto degli esseri umani a godere in modo decente dell’ambiente in cui si trovano a vivere!
Non vogliamo essere le cavie dell’imperizia e degli equilibri politici di chi ci governa, a qualunque livello di responsabilità e di qualunque colore politico.
A questa proposta ne aggiungiamo una ulteriore: un limite alla velocità di 60 km orari nel tratto di E45 tra Collestrada e Ponte S. Giovanni e nel tratto di raccordo RA06 tra Ponte S. Giovanni e Madonna Alta con adeguati e continui controlli strumentali.
Abbiamo definito questa proposta: “Tre minuti per la vita”. Infatti il tempo attuale di percorrenza del suddetto percorso, con gli attuali limiti, è di sette minuti. Se si riducesse il limite a 60 km orari, il tempo di percorrenza salirebbe a dieci minuti.
Semplicemente tre minuti in più ma che ridurrebbero di molto sia l’inquinamento atmosferico e acustico che il rischio di incidenti, con vantaggi per tutti.
Appunto “Tre minuti per la vita”. Nessun costo per nessuno, più vita per tutti.
* Componente del direttivo del Comitato “Chi salverà Ponte San Giovanni? APS”



