di Gabriella Mecucci
Da Roma non arrivano buone notizie. La Finanziaria, salvo eventuali correzioni del Parlamento, continuerà a non dare sufficienti finanziamenti alla sanità. Quanto alle tasse: flat tax per gli autonomi, mente i soliti noti (lavoro dipendente e pensionati) continueranno ad essere i soli super contribuenti.
In questo clima, certo non favorevole, si muoverà nei prossimi mesi la Regione dell’Umbria. Sarebbe però riduttivo non riconoscere che anche a livello locale non tutto va come dovrebbe. Dopo due anni di governo, vicini ormai al giro di boa di metà mandato, non si possono tacere ritardi, manchevolezze e errori, pur in presenza anche di risultati positivi.
Il primo punto dolente riguarda il piano sanitario regionale. Non solo non è stato ancora presentato, ma si parla di un ulteriore possibile rinvio di sei mesi. La Presidente Proietti lo aveva annunciato sin dal varo della nuova giunta regionale: la carta programmatica doveva essere pronta in pochi mesi, ma – annuncio dopo annuncio – sta diventando una meta sempre più lontana.
Quattro i punti critici
L’ultimo piano regionale per la sanità è stato approvato nel 2009 e la decisione di prepararne uno nuovo non poteva che essere accolta con favore, ma purtroppo è rimasta solo una promessa. Questo eccessivo ritardo rischia di occultare alcuni risultati positivi che stanno emergendo nel campo della sanità. Su tutti alcune centinaia di assunzioni e la resistenza di Proietti contro il progetto di stadio-clinica di Bandecchi, una scelta sulla quale – come spiega in altro articolo Giampiero Rasimelli – l’Anac ha dato ragione alla Presidente della Regione. C’è poi un miglioramento, anche se del tutto insufficiente, nel campo delle liste d’attesa: leggero recupero che non riporta però l’Umbria nella parte alta delle classifiche nazionali. Quanto alla psichiatria, dopo le polemiche e le annunciate correzioni sulla riduzione del numero dei centri di igiene mentale di Perugia, nei prossimi giorni dovrebbe esserci un incontro fra la Presidente Proietti e i partiti.
Il secondo punto su cui misurare il bilancio della giunta regionale riguarda le infrastrutture. E’ questo un campo sul quale si è abbattuta l’insipienza del ministro Matteo Salvini e l’Umbria ne è stata una delle vittime sacrificali. Era già una regione isolata, ma ora in ambito ferroviario la situazione è nettamente peggiorata, quanto al finanziamento sul Nodo di Perugia, restano solo le vistose arrampicate sugli specchi dell’ex assessore regionale leghista, Enrico Melasecche. E potremmo andare avanti a lungo a elencare tutto quello che non è stato fatto e che non va nel settore dei trasporti. Cosa aspettano Regione e partiti del centrosinistra a mettere in piedi una vera e propria vertenza contro il governo per ottenere quanto da anni promesso e mai attuato? Stefania Proietti, all’inizio del suo governo, era apparsa molto motivata a presentare a Roma la lunga lista delle inadempienze. Aveva addirittura assicurato che era pronta a sdraiarsi per protesta sui binari. Sarebbe bene che recuperasse quella grinta.
Del terzo punto e cioè del capitolo addizionali regionali ha già scritto su questa rivista Lucio Caporizzi. L’aumento di inizio mandato è stato discutibile soprattutto nel metodo. Dopo che è stato raggiunto il pareggio, sarebbe opportuno rivedere, almeno in parte, l’entità di quel prelievo che colpisce robustamente una fascia piuttosto ristretta di popolazione. E’ vero che le scelte del governo Meloni sono penalizzanti, ma nonostante ciò, sarebbe opportuno cercare di ridurre quella che per alcuni ceti sociali è stata una stangata.
Il quarto punto criticabile è la legge regionale sulla cultura. Il provvedimento è generoso verso i gruppi che fanno teatro e concerti, ma trascura colpevolmente l’editoria regionale. Un trend già osservabile nell’ultima edizione di Umbrialibri che proprio per questo ha già ricevuto critiche e lamentele da parte dei piccoli editori. Ma la carenza più grave della legge Bori riguarda il campo delle biblioteche e dei musei: penalizza infatti in modo particolare le piccole iniziative private che spesso però sono preziose.
Continua ad andare abbastanza bene il turismo: buone le performance e soprattutto molto importante l’arrivo delle grandi major americane: Hilton e Marriot. Un segnale questo che l’Umbria “tira” e che può fare concorrenza alla più accreditata Toscana. Sulla questione Trasimeno, infine, la Regione ha finalmente cominciato a muoversi. Ma i ritardi ci sono e il Pnrr poteva essere una buona occasione che è andata perduta. Questa però è una responsabilità della giunta Tesei.
La crisi di Umbria Domani
Più in generale si avverte nel dibattito umbro un vuoto politico. Si va dai tanti, troppi silenzi del Pd sino alla scarsa considerazione che viene data dalla giunta regionale alle proposte e alle iniziative della componente civica dello schieramento di centrosinistra che ne rappresenta l’ispirazione moderata. E’ il caso soprattutto di Umbria Domani. Enrico Brugnoli, coordinatore del movimento, e altri due aderenti (Nicola Avenia e Pierluigi Consalvi) hanno abbandonato la lista che aveva a capo Stefania Proietti e annunciano una nota che dovrebbe chiarirne le ragioni. La critica più importante riguarda l’estrema difficoltà di aprire un dialogo con la giunta regionale. I tre restano all’interno del centrosinistra ma ritengono di “poter svolgere un lavoro più utile al di fuori del movimento”. Un gesto questo di grande rilevanza politica che determina un clima di crisi già parzialmente emerso in passato. Basti ricordare il caso di Luca Ferrucci, dimessosi dal vertice di Sviluppumbria. Scelto per quel ruolo dalla Presidente della Regione, era stato costretto ad andarsene per l’incapacità a risolvere un impiccio amministrativo creato dall’università (in coda l’articolo che spiega questa vicenda). La giunta regionale ha perso così una delle migliori professionalità di area e UmbriaDomani vedeva sacrificato l’unico suo esponente al quale era stato assegnato un ruolo esecutivo importante. Eppure Umbria Domani aveva fortemente contribuito al successo elettorale di Proietti, prendendo più voti di Avs e dei Cinquestelle. Quella che era una prima aggregazione civica che poteva rappresentare il centro del centrosinistra, va dunque scomparendo, proprio mentre a livello nazionale in tanti si adoperano per creare un movimento siffatto. L’Umbria ce l’aveva, ma invece di fortificarlo, lo sta affossando. E nessuno sembra preoccuparsene.



