di Giuseppe Vittori
In un recente, bel pezzo di analisi sulla situazione politica regionale Gabriella Mecucci, dopo avere parlato di stato di sonnolenza, concludeva “Insomma, il recente passato è sconsolante, ma se la maggioranza di centrosinistra non si darà una mossa, non riuscirà a invertire la rotta a livello regionale”.
Viste da Terni, la valutazione e la conclusione sono molto condivisibili, da commentare semmai per aggiungere al ragionamento uno specifico punto di vista.
Terni e la Provincia di Terni sono ormai un intero distretto amministrativo nella mani del Sindaco di Terni Bandecchi. Dopo la vittoria ottenuta alle elezioni comunali contro i tradizionali schieramenti di Centrodestra e di Centrosinistra, come esito della crisi della politica cittadina e grazie alle disponibilità messe in campo per il tramite dell’università telematica Unicusano, è arrivata successivamente la presidenza della Provincia di Terni attraverso manovre di deteriore scambio politico, con la partecipazione di pezzi degli stessi schieramenti sconfitti.
Il risultato è che la città da tre anni e, più recentemente, tutta la Provincia, sono al centro di un’azione amministrativa isolata e autoreferenziale, che si svolge in un clima di forte contrapposizione politica e sociale, via via meno produttiva, in particolare in Comune, dopo il brusco rimpasto del febbraio scorso. Una grande differenza tra gli annunci e le realizzazioni. Dalle mirabolanti proposte di sviluppo turistico, alla realtà di Marmore e Piediluco nel degrado e con campeggi e strutture sportive chiuse, dal progetto Terni 300.000 abitanti alle fantasiose proposte per l’abbattimento dei costi energetici per l’AST con la centrale Edison, dal Festival di Sanremo a Terni alle varie proposte di incentivi fiscali mirati a varie categorie senza adesioni ne seguito.
Il recente fallimento della Ternana calcio è stato e continua ad essere una sofferenza collettiva, tanto è l’attaccamento della città all’identità e ai colori sociali della squadra, e avviene dentro uno psicodramma che è l’esito di una lunga narrazione bandecchiana fatta di un nuovo stadio moderno e polifunzionale, clinica privata convenzionata come polmone finanziario, risultati di prestigio, serie A.
Nonostante le evidenti responsabilità del Sindaco sulle vicende societarie, grazie anche ad un sistema di comunicazione ridondante e in larga misura finanziato, il dibattito pubblico continua a ruotare in gran parte intorno alle vicende del calcio e dei calcio-derivati, producendo alti livelli di conflittualità politica, una spaccatura della città.
Argomenti appunto come il fallimento della Ternana, il trascinamento del progetto stadio-clinica, l’acquisto dell’Orvietana per la ripresa dal campionato di serie D, alimentano quotidianamente una grande bolla speculativa – nel senso di quantità di pensiero, di ragionamenti – con approfondimenti sulle procedure civilistiche dei fallimenti, le regole federali previste in caso di fallimento e per l’utilizzo dei titoli sportivi, senza tralasciare ovviamente le modalità di rilascio delle autorizzazioni per nuove strutture sanitarie, gli effetti di cessioni di rami di azienda e via discorrendo…
Si tratta di una narrazione, aggressiva, pervasiva e coinvolgente, abilmente prodotta a livello professionale, cui partecipano da protagonisti, si badi bene, anche pezzi dello schieramento di Centrodestra all’opposizione, primo fra tutti l’ineffabile consigliere regionale Melasecche sempre in corsa per Palazzo Spada, che coinvolge una buona quantità di cittadini, di solito molto agguerriti sui social e che costituisce il combustibile di un sentire che attraverso il destino del calcio alimenta posizioni isolazioniste, di forte contrapposizione con il capoluogo regionale, rendendo il dibattito pubblico impraticabile.
Quanto descritto sommariamente rappresenta una situazione del tutto particolare, che va tenuta presente nel ragionare su quale livello di ascolto, di approfondimento e di qualità politica devono mettere in campo il Governo Regionale e i partiti che lo sostengono nell’affrontare la situazione ternana. Tanto più che l’interessato, in una recente intervista ad un quotidiano nazionale, considerando molto positivamente l’esperienza amministrativa e messianica la sua presenza a Terni, si è detto deciso alla ricandidatura alle prossime elezioni, nonostante i suoi molteplici interessi.
Per capire quanto e su cosa la politica regionale deve “svegliarsi”, vediamo cosa si muove in città.
Da più parti, su questa rivista con gli interventi di Andrea Delli Guanti e di Andrea Terenzi, da ultimo in una bella intervista del Prof. Croce rilasciata al podcast “La lancia di luce”, si è iniziato a ragionare seriamente, a partire da dati economici e demografici preoccupanti (Pil pro-capite, calo demografico, invecchiamento), del nuovo sviluppo come risposta alla migrazione dei giovani e al declino.
Su questi temi è in campo il Sindacato confederale, in particolare la CGIL con specifiche, recenti iniziative. La riflessione è, partendo dalla tradizione industriale, come, cioè con quale cultura, quali strumenti e quali produzioni affrontare con successo la transizione ecologica, energetica e tecnologica che abbiamo difronte. L’attuazione dell’Accordo di programma che interessa Arvedi-Ast può e deve essere il primo banco di prova di questa strategia.
L’Università di Perugia, con il nuovo Rettore Marianelli, ha annunciato per Terni un nuovo corso di studi in Intelligenza Artificiale e l’avvio del percorso per l’istituzione di un autonomo Dipartimento ternano, suscitando un forte interessamento della Fondazione Carit. Anche qui, l’iniziativa va sostenuta ma rimane difficile il dialogo e lo sviluppo di contesto con un’amministrazione cittadina il cui Sindaco è titolare di un’università telematica nazionale, chiaramente concorrente con quella regionale di Perugia. E qui ritorna il tema dei conflitti di interesse e, nel caso di specie, il tema dell’assommare nella stessa persona il ruolo di Sindaco e di concessionario di pubblico servizio, cui è assimilabile l’esercizio dell’istruzione superiore con riconoscimento di titoli aventi valore legale.
Poi c’è la sanità pubblica, dalla cui riforma, attesa con il nuovo PSSR 2026-2030, la città e il territorio provinciale aspettano un deciso miglioramento dei servizi, peraltro già anticipato dai programmi elettorali. L’obiettivo dovrebbe essere mettere in campo una rinnovata sanità di prossimità per la presa in carico della crescente cronicità indotta dall’invecchiamento della popolazione cui integrare un sistema di cura per acuti appropriato e di qualità, con presidi di alta specialità, in un quadro di sostenibilità complessiva del sistema. Una strategia da supportare anche con il rinnovo delle strutture ospedaliere in questa parte della regione, che, se ben gestito, può costituire una specifica occasione di sviluppo di tutta la provincia e della regione stessa. L’attuale dibattito sull’unificazione delle due Aziende sanitarie locali regionali, per varie ragioni, anche tecniche, non pare funzionale a questi obiettivi, tanto più in quadro politico come quello descritto, caratterizzato da una marcata contrapposizione campanilistica. Vista da Terni la proposta rischia di creare più problemi di quanti ne possa risolvere. Ugualmente la stasi nella gestione del dossier relativo al nuovo ospedale di Terni non fa che sfilacciare il dibattito e porgere il fianco alle critiche più strumentali e ai comitati civici.
C’è poi il tema dei collegamenti ferroviari che, accanto a vecchi problemi irrisolti come il raddoppio del collegamento con Ancona, presenta elementi di crisi preoccupante in corrispondenza dei sempre più frequenti disagi nei collegamenti con Roma, strategici per la città, tanto più nella prospettiva di una sempre maggiore penalizzazione dei servizi di comunità rispetto a quelli di business derivante dalle politiche ferroviarie nazionali.
Infine c’è la rinnovata attenzione a temi propri della città, come la crisi del commercio di prossimità del centro storico e il decoro urbano, il verde pubblico come fattore decisivo per la qualità della vita e per la lotta al cambiamento climatico, la cultura in crisi di offerta e carenza dei contenitori, con i gravi limiti del nuovo palasport e le insoddisfazioni per il nuovo Teatro Verdi. Alcuni di questi temi sono oggetto di attenzione attiva da parte dell’associazione “Io sono una persona perbene”.
Come ci propone Mecucci, tessere la trama per collegare in un tessuto robusto questi ed altri temi è compito difficile, ma non più rinviabile della Giunta Regionale e delle forze politiche regionali, a questo punto anche solo quelle di maggioranza, dentro una dialettica responsabile e produttiva.
Va da se che sarebbe ottimale che in città si costituisse un comune sentire trasversale, per ricostruire un dibattito pubblico sulle questioni vere da affrontare anche con le tante voci attualmente silenti, per ripartire e riposizionare i temi secondo la loro valenza e priorità uscendo dai tormentoni, dal turpiloquio del Sindaco, e guardando in faccia la realtà.
Tra la Giunta Comunale e l’opposizione c’è in atto uno scontro permanente, veemente, come se si fosse ancora in campagna elettorale, soprattutto sui grandi temi citati, sanità, ambiente, trasporti, un conflitto cui ovviamente partecipa lo stesso Bandecchi con una angolazione e virulenza del tutto peculiare.
Nei partiti, sia di governo che di opposizione il dibattito è difficile, non di grande spessore, molto condizionato da scadenze elettorali, posizionamenti personali o al più di gruppi in concorrenza, per questo molto orientato al presente e non ai tempi della programmazione.
Mai come in questa fase appare chiaro che solo un deciso salto di qualità della azione politica e programmatica della Giunta Regionale basata sul dialogo con i partiti della coalizione che la sostiene, con i territori, con i corpi intermedi e con i cittadini può contribuire ad una chiara, necessaria inversione di tendenza.



