L’assessora punta su acqua, pulizia e chironomidi. Missione a Bruxelles, per lei serve legge regionale e regia nazionale
di Fabio Maria Ciuffini e Giampiero Rasimelli
Di tutti i temi riguardanti la grande crisi che sta colpendo il lago Trasimeno, che Passaggi magazine ha affrontato fin qui nel dossier Trasimeno pubblicato in cinque puntate, parliamo oggi con l’assessora regionale Simona Meloni che oltre a turismo, agricoltura, caccia e pesca, ha anche la delega alla gestione dei laghi.
La incontriamo nel suo ufficio a Palazzo Broletto a Perugia. Ha letto il nostro dossier assessore? Cosa ne pensa?
“E’ importante il lavoro che Passaggi magazine sta facendo col dossier Trasimeno. Sì, sono d’accordo con voi, oggi viviamo una vera catastrofe ambientale, perché le secche del lago nel passato, anche le più gravi, avvenivano in una situazione diversa, non c’erano i mutamenti climatici che caratterizzano questa nostra epoca e che marcheranno il nostro futuro. Quindi dobbiamo agire con piena consapevolezza di quello che sta accadendo, e qui la vostra informazione è preziosissima, dobbiamo guardare con lungimiranza al futuro prossimo e più lontano.
Ma lasciatemi fare un passaggio prima di tutto. E’ giunto il momento di discutere senza strumentalità di responsabilità politiche. Io, la giunta attuale, il Pd, abbiamo sempre agito in modo unitario sulla questione Trasimeno. Abbiamo presentato interrogazioni parlamentari e proposte di legge in modo unitario, nella legislatura che ha visto il centrodestra al governo della Regione ho presentato e fatto approvare una mozione unitaria in consiglio regionale. Ma il risultato di tutto questo lavoro che dura da più di 20 anni è stato zero. Vi do un dato in più che giustifica la mia riflessione. A novembre faremo il punto sul Pnrr. Di tutta la gran massa di risorse provenienti dal Pnrr la competenza per l’Umbria è stata di 255 milioni di euro, noi abbiamo solo potuto monitorare ( con un manuale di controllo che prima non esisteva) e/o reindirizzare le risorse per non perdere nemmeno un euro . Le scelte progettuali sono state fatte tutte dalla precedente giunta. Bene, dobbiamo sapere che non c’era alcun progetto Pnrr sul Trasimeno. C’era l’occasione per produrre interventi strutturali, ma non è stato fatto nulla per la salvaguardia del secondo lago laminare d’Europa e quarto lago (per estensione) italiano. Non è solo polemica, ci deve servire di insegnamento, io non guardo solo alle responsabilità della destra, abbiamo perso almeno 20 anni sul Trasimeno, da oggi non può accadere più, perché non possiamo più permettercelo. Oggi la situazione è più grave della secca del 58, allora non c’era l’Anguillara, l’affluente del Trasimeno (costruito dopo il 58) e non c’era la tendenza al riscaldamento del clima prodotta dai mutamenti climatici. La situazione è peggiore di allora, è un cambiamento strutturale che può irrimediabilmente consolidarsi se non interveniamo subito e nel medio periodo. C’è stata una mancanza di lungimiranza, il Piano Stralcio del 2002 è rimasto quasi del tutto inevaso, non deve, non può più ripetersi!”
Andiamo nel merito, come pensa di agire e cosa facendo la Regione Umbria di fronte a questa crisi?
“Innanzitutto abbiamo istituito un apposito capitolo di bilancio per gli interventi sul Trasimeno che prima non c’era, e già questo la dice lunga. Con le risorse del capitolo abbiamo cominciato interventi straordinari che spiegherò tra un momento, ma il capitolo di bilancio è importante perché si deve dare continuità alle opere di manutenzione del lago che sono una voce essenziale e strutturale per ogni prospettiva. Poi la Regione ha istituito un’Unità operativa per il Bacino del Trasimeno, cercando di superare la frammentazione istituzionale degli interventi sul lago che anche la vostra rivista ha rilevato e che in passato ha accompagnato l’inerzia nell’azione verso la salvaguardia del lago. Alla fine di questa premessa devo dire che sulla questione della gestione delle acque di Montedoglio stiamo cercando di fare dei passi avanti rispetto a quanto già stabilito nell’Accordo di Programma. Montedoglio è gestito dall’Eaut (ente umbro-toscano per la gestione delle acque). Dall’inizio del nostro mandato c’è stata subito collaborazione e confronto costruttivo. Nel 2027 comunque ci sarà un cambio di governance e sicuramente l’Umbria avrà un suo nuovo protagonismo.
Ma per quanto riguarda gli interventi cosa state facendo? Come volete muovervi?
“Ci muoviamo lungo tre assi che rispondono alla domanda: cosa serve al Trasimeno?
Prima di tutto l’acqua. Dall’89 ad oggi solo nel 2014/15 il livello del lago ha superato lo zero idrometrico, quindi la prima esigenza è l’acqua. Appena insediati con la presidente Proietti abbiamo lavorato a negoziare l’accordo sottoscritto in seguito a Castiglione del Lago col presidente della Toscana Giani, sul prelievo di 800 litri al secondo delle acque di Montedoglio da novembre ad aprile. Analizzata ulteriormente la situazione sul campo abbiamo rimodulato i termini operativi dell’intesa, intervenendo dal potabilizzatore di Tuoro con 200 litri al secondo, progetto più veloce e meno dispendioso, per tutto l’anno. Da adesso in poi parleremo di 10 milioni di metri cubi all’anno, senza vincoli temporali. L’obbiettivo è aumentare la portata con un nuovo accordo. Stiamo poi lavorando a verificare gli altri progetti relativi all’invaso della Caina, alla diga sul Chiascio e all’invaso del Niccone. Nessun progetto sarà tralasciato.
Il secondo asse di intervento è quello della pulizia, dell’Anguillara, del Paganico e dei fossi di decantazione e di adduzione. Sono in corso i lavori di pulizia del Pescia, Marano, Boiano e Maranzano. Le paratoie del Maranzano sono state riaperte da noi quest’anno dopo 14 anni. Pensate quanta acqua è stata sprecata negli anni che ha alimentato il lago di Chiusi! Abbiamo riavviato anche i dragaggi, altro elemento essenziale, già sono in corso e in fase di completamento a Sant’Arcangelo e poi sarà la volta di San Feliciano. Da quest’anno i lavori di pulizia e dragaggio dovranno essere una costante, vigilata e controllata, della gestione del Trasimeno.
Il terzo asse di lavoro sarà rivolto alla questione chironomidi. La disinfestazione non si può fare più con il vecchio metodo chimico oggi vietato. Continueremo con trattamenti biologici (aumentati quest’anno anche in quantità) e nuove tecnologie di cattura (tofolamp, isole di cattura ecc…). L’impaludamento e le alte temperature favoriscono una presenza più copiosa di chironomidi. Nuove sperimentazioni su tecniche e tempistiche sono in corso.
Quest’estate l’effetto dell’aumentata presenza di chironomidi ha dato un’immagine del lago negativa, che ha inciso sul turismo !
Questo è un punto importante. È vero, abbiamo avuto una comunicazione negativa del Trasimeno, in parte anche strumentale. Dobbiamo sapere che il Trasimeno non è più quello di una volta, quello della prevalenza del lavoro agricolo e della pesca. Oggi il Trasimeno è principalmente una meta turistica, la seconda o la terza dell’Umbria, se la batte con Perugia. E c’è una questione di attenzione e di decoro ambientale di grande importanza insieme a quella delle acque. E’ inaccettabile un destino di abbassamento insostenibile del livello delle acque e deve essere massima l’attenzione alla tutela e al decoro ambientale ed urbanistico. Il lago e’ la principale risorsa di questo territorio. La comunicazione gioca un ruolo fondamentale per questo in estate abbiamo anche aumentato i fondi per la promozione dedicata. Poi c’è un’altra questione che gioca un ruolo decisivo, quella della navigabilità. Ad inizio estate il trasporto pubblico di BusItalia si è fermato nella tratta tra San Feliciano e isola Polvese perché le sue imbarcazioni non riuscivano a navigare su fondali così bassi. Prontamente abbiamo sopperito con il trasporto privato, che è riuscito a portare, malgrado tutto, 2.650 turisti, con barche piccole (10/12 posti). Ma è un rincorrere l’emergenza, non siamo certo ad una soluzione ottimale. Stiamo affrontando da un anno e mezzo questo tema con BusItalia che per ora ha la concessione, bisogna trovare però nuove soluzioni, sia normative che strumentali, al passo con la nuova situazione a livello climatico e ambientale.
Non ci sono troppi vincoli che finiscono per ostacolare gli interventi a salvaguardia del Trasimeno?
Ci sono molti vincoli normativi nazionali ed europei che non facilitano gli interventi necessari e che vanno superati tenendo conto della vita del lago, delle sue popolazioni e del suo equilibrio ambientale. Nei primi giorni di dicembre andremo a Bruxelles per un focus di 2 giorni sul Trasimeno con la Commissione UE e con altri esperti proprio per capire come affrontare le normative senza danneggiare il territorio e quali opportunità possiamo cogliere.
Col nostro dossier abbiamo proposto di rilanciare un forte impegno istituzionale per ottenere dal Parlamento una Legge speciale per il Trasimeno che guardi all’emergenza e al futuro del lago… cosa ne pensa?
Non escludiamo anche una legge regionale specifica sul Trasimeno, che diventerebbe eventualmente contenitore di quello che stiamo già facendo. Attualmente a livello nazionale c’è un Commissario straordinario per le emergenze idriche che si occupa di tutte le emergenze di fiumi e laghi nel nostro paese e che è oggi il Capo del Dipartimento nazionale della Protezione civile Fabio Ciciliano. Potrebbe una Legge speciale nazionale aiutare in questa situazione drammatica, ripeto, il quarto lago italiano, il secondo lago laminare d’Europa? Si potrebbe ripartire dal già citato Piano Stralcio? Sarebbe bene che tutto nascesse da un confronto unitario a livello politico istituzionale, e dal basso, dal territorio che lo abita. Se non ora, quando?



