Salta al contenuto principale

Diventerà il centro della comunicazione culturale e turistica. Successo di Palazzo della Penna: 26mila presenze. A Natale il biglietto unico. Intervista a Marco Pierini

di Gabriella Mecucci
Foto ©Fabrizio Troccoli

Ormai Marco Pierini fa l’assessore alla cultura e il vicesindaco del Comune di Perugia da più di un anno e mezzo, è tempo di fare un primo bilancio del già fatto e di esporre i nuovi progetti di Pallazzo dei Priori.

Cominciamo dall’intervento che volete fare all’interno della Rocca Paolina a cui ha già accennato l’assessore Zuccherini nel corso di un’intervista a Passaggi.  Di cosa si tratta?

“È un progetto sul quale stiamo lavorando proprio in questi giorni: si svilupperà nell’arco di circa tre anni con inizio tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. Vorremmo fare della Rocca la porta d’accesso cultural-tecnologica al centro storico. Un luogo dove raccontare la storia del monumento e quella di Perugia attraverso filmati, nuove tecnologie (ma anche il bel plastico esistente). Come prima cosa realizzeremo i lavori di consolidamento e di recupero per poi procedere con numerosi interventi non tanto di natura museale, ma di comunicazione culturale”.

E per quanto riguarda il biglietto unico per i musei del capoluogo a che punto siete?

“Il lavoro prenderà presto un nuovo slancio. È arrivato infatti il nuovo dirigente comunale della Cultura, che è veramente molto bravo, e che ha ripreso subito il progetto. Nel 2025 per la realizzazione del biglietto unico avevamo fatto numerosi incontri per trovare un accordo sulle tipologie di offerta e sui costi, adesso bisogna stringere sulla forma di gestione. Entro Natale 2026 prevediamo di arrivare alla card. Il principio è quello già annunciato: partiremo con chi ci sta e cercheremo di coinvolgere più avanti coloro che al momento non possono o non ritengono opportuno aderire. Ci sono musei come l’archeologico, attualmente chiusi per lavori di ristrutturazione, ma che, appena riapriranno, aderiranno sicuramente.”

Avete già parlato a lungo del vostro impegno per il centenario della nascita di Dario Fo, cosa bolle in pentola?

“Stiamo lavorando a una grande mostra delle sue opere che hanno come soggetto San Francesco. A Palazzo della Penna ne esporremo in tutto un centinaio. Ci saranno i disegni, i canovacci illustrati degli spettacoli, i quadri a olio: una produzione notevole. Fo aveva studiato a Brera e uno dei suoi maestri era stato addirittura Carrà. Non era diventato un Picasso, ma era un pittore di qualità. Nel suo centenario, ci siamo coordinati con altre realtà regionali. La prima è Gubbio che sta preparando due mostre e l’altra è Spoleto che realizzerà una rassegna alla Rocca dell’Albornoz, durante il Festival dei Due Mondi, dove ci saranno anche i grandi fondali di teatro dipinti”.

Riaprirà anche l’ipogeo dei Volumni. E quindi tornerà uno dei pezzi più preziosi che raccontano la Perugia etrusca, forse non sufficientemente valorizzata..

“Su questo bisognerà lavorare parecchio. Dovremo affrontare anche il tema delle mura etrusche. Si snodano per chilometri e sono in buone condizioni. Hanno bisogno di un progetto di manutenzione e di un percorso di visita munito di un supporto digitale.  Verso la Perugia etrusca si è verificato in passato un approccio doppio: da una parte è stata esageratamente considerata – la campagna per l’Unesco fu legata quasi esclusivamente a questa parte della storia cittadina – e dall’altra viene sottovalutata negli itinerari culturali. Non credo che riusciremo a fare tutto ciò che sarebbe necessario a breve, ma abbiamo iniziato a lavorarci”.

E Palazzo della Penna come va e come intendete procedere?

Complessivamente nel 2025 abbiamo raggiunto i 19mila visitatori. Eccellenti i risultati delle mostre che hanno avuto un successo inaspettato. Tanto per fare qualche numero: sono stati quasi 9mila i visitatori per quella di Dorothea Lange e circa 6mila per la Modotti. Straordinario il numero degli eventi del Salone di Apollo che sono stati 210: lezioni, letture, conferenze stampa, presentazioni di mostre e tanto altro. Complessivamente Palazzo della Penna ha potuto contare su circa 26mila presenze. Quanto ai progetti futuri, potrebbe partire entro l’anno il Fatebenefratelli che sarà uno spazio espositivo legato al contemporaneo. In prospettiva, qui faremo le mostre, mentre a Palazzo della Penna valorizzeremo maggiormente le collezioni: dalle lavagne di Beuys, a Dottori, pur continuando anche ad allestire mostre.

Il Pavone funziona?

“Sino ad oggi ha avuto una media di attività superiore alle dieci al mese: un dato più che buono e da me persino inatteso. Questo vuol dire che c’era proprio bisogno di questa tipologia di teatro: in quella collocazione, di quelle dimensioni con quelle caratteristiche acustiche e di qualità architettonica. Gli amici della Musica, ad esempio lo hanno utilizzato per 7 o 8 concerti. Funziona molto bene per la prosa. Il festival del Giornalismo lo utilizza tutti i giorni. Rifaremo anche quest’anno lì il festival “Questa è acqua” diretto da Paolo Nori. Molti eventi, e questa è la cosa più importante, sin qui sono stati organizzati dalle associazioni, ma anche il Comune, a partire dal prossimo ottobre, lo utilizzerà di più”.

E con l’Università, dopo l’insediamento del nuovo Rettore, avete iniziato a collaborare?

“Abbiamo recentemente fatto un incontro con il Rettore e con tutti i delegati. La collaborazione è partita e ogni settore di lavoro del Comune avrà un referente all’interno dell’Università. E naturalmente viceversa. Uno dei temi in cui vorrei che ci impegnassimo in modo particolare è quello che lega la cultura al benessere. Moltiplicare la frequentazione delle manifestazioni culturali è un modo per stare meglio. Dobbiamo sollecitare e persino prescrivere un simile comportamento. A Copenaghen hanno realizzato un interessante progetto che si muove su questa linea. Mi impegnerò perché anche il Comune e l’Università di Perugia lo facciano. Con l’ateneo c’è un campo vastissimo di intervento in comune. Per l’assessorato alla Cultura le due università di Perugia sono interlocutori privilegiati.  Dobbiamo però stabilire rapporti anche con altri atenei italiani e stranieri.

I centenari francescani hanno molto valorizzato l’Umbria e in particolare la Perugia del due-trecento. Proseguirete su questa linea?

“Su questo piano hanno avuto e hanno un ruolo molto importante l’Università e la Galleria Nazionale. Certamente daremo il nostro contributo tenendo ben presente che Perugia ha una grande continuità storica: dagli Etruschi sino al Novecento ha sempre avuto una storia importante che ha prodotto monumenti di gran qualità. In molte altre città si sono spesso verificati alti e bassi, e talora, dopo le vette, sono arrivati dei veri e propri crolli.  Perugia, al contrario, ha conservato nel tempo un livello notevole in tutte le epoche. E questo va valorizzato”.

Il museo del cioccolato è una nuova importante realtà, che rapporto avete?

“Credo che vada bene, ma è un po’ presto per dare una valutazione compiuta. Sarà importante che costruisca rapporti con gli altri centri culturali e turistici della città. In prospettiva cercheremo di favorire la collaborazione più ampia possibile”.

Cosa ci sarà infine di nuovo nell’orizzonte culturale del capoluogo?

“La mia idea di Perugia città dei festival sta andando avanti. Li stiamo mettendo tutti a sistema, da marzo sino a ottobre, il calendario è definito. Ci sono in più, rispetto al passato, i due di “Alibi, dialoghi e narrazioni in giallo” e ne aggiungeremo uno nuovo di cui non posso ancora parlare, ma che sarà fenomenale. Lo presenteremo tra qualche mese e completerà l’offerta dei festival chiudendo la stagione a fine ottobre”.