Il basket al centro di Perugia. Dal pomeriggio di venerdì 12 giugno sino alla tarda serata di domenica 14, in piazza Quattro Novembre va in scena il Dat (Daniel Anton Taylor) che è nato per ricordare un giovane di Umbertide scomparso prematuramente. Il torneo 3 X 3 è una delle tappe che dà accesso alle finali nazionali. L’ evento trasforma il “salotto” della città in un campo di pallacanestro piazzato su un grande palco davanti al Duomo e alla Fontana dei Pisano. Questa iniziativa si svolge da quattro anni e ha sfidato le critiche che anche negli anni passati non sono mancate per l’uso che viene fatto della piazza più bella e importante di Perugia.
di Ilaria Borletti Buitoni*
Un bel palco sul quale dei giovani giocano a basket, un’iniziativa certamente lodevole nell’intenzione di chi l’ha promossa se non fosse che il tutto si svolge a pochi metri dalla fontana Maggiore, di fronte al Duomo e alla sala dei Notari.
Quella piazza che racconta secoli di storia religiosa e civile della città convertita in un campo da pallacanestro per la gioia degli sponsor che sostengono l’iniziativa dal 2022..
Ci sono molti modi per violentare il patrimonio culturale e uno è legato all’uso che se ne fa: non si tratta di favorire iniziative popolari che potrebbero tranquillamente trovare la loro sede altrove, non si tratta di favorire l’accesso allo sport ma bensì cancellando secoli di identità di una città meravigliosa come Perugia, di travolgere la sua piazza più importante per compiacere a degli sponsor, che altrimenti non sosterrebbero l’iniziativa.
In Italia difendere il patrimonio culturale é un compito arduo che dovrebbe essere attribuito alle soprintendenze costantemente dileggiate: difendere il paesaggio sia naturale che urbano dagli assalti e dagli appetiti dei costruttori e di molti cittadini è un compito quotidiano che il Fai attraverso le sue delegazioni svolge in modo costante. Ma ancora più difficile è difenderlo dall’ignoranza, dall’incapacità di capire che cancellare i segni di un’identità e di una storia centenaria seppure per breve tempo equivale a imbrattare una tela di un grande maestro o a infierire contro un’opera di un sommo scultore oppure a usare uno spray per scrivere sopra il muro di un antico monumento.
La risposta può apparire facile: si tratta di una manifestazione temporanea. Una risposta facile ma anche sciocca: il tempo non giustifica l’atto.
Il Comune ha dichiarato di porre rimedio nella prossima edizione e di avere già ridotto la dimensione del palco in questa. Gli diamo fiducia anche se un po’ scetticamente perché viviamo in un’epoca nella quale troppo spesso si è confuso l’interesse collettivo con la barbarie.
La politica sia di esempio: perché solo quando questo avviene si può sperare in un futuro meno oscuro e la cultura che prima di tutto implica la conoscenza e il rispetto del patrimonio culturale ritorna a essere un motore di convivenza civile.
*Vicepresidente nazionale del Fai



