di Giampiero Rasimelli
Nell’articolo che di seguito pubblichiamo, Antonio Bellucci ricostruisce tutto il percorso della vicenda giudiziaria in Argentina e negli USA di Javier Faroni, proprietario del Perugia Calcio. La ricostruzione è fatta sulla base delle notizie apparse sulla stampa e media locali argentini e degli atti giudiziari resi pubblici in Argentina e Stati Uniti.
E’ un lavoro lucido e opportuno che offre ai lettori un quadro complessivo della vicenda, senza prendere parte, attenendosi ai fatti e seguendo il filo dell’evolversi delle indagini e dei procedimenti giudiziari. Una cronaca giornalistica che ha l’unico scopo di chiarire come questi eventi giudiziari possano ricadere sul Perugia Calcio, oggi di proprietà di Javier Faroni, uno dei protagonisti delle indagini e dei procedimenti giudiziari aperti in Argentina e Stati Uniti in merito alla gestione, illegittima o meno, dei fondi esteri della Federcalcio Argentina (AFA).
Tanto più quando tutto questo si aggiunge e molto probabilmente dà origine, alle negoziazioni in corso da mesi sulla vendita del Perugia Calcio. Infatti, dopo tanti proclami e una gestione sportiva ricca di errori che sono costati ai Grifoni due stagioni ai limiti della retrocessione, nell’ottobre/ novembre scorso Faroni dichiarò la sua disponibilità a vendere e in ogni caso la sua intenzione di ridimensionare l’impegno finanziario nel Perugia Calcio.
Faroni probabile interrogato dalla Fbi, ma lui non risponde a Perugia
Da lì sono partite una serie di trattative tra la proprietà di Faroni e alcuni gruppi imprenditoriali che sinora non ha portato a nulla e che ancora in queste ore sembrano bloccate e infruttuose. Con Faroni a migliaia di km di distanza, chiuso in Argentina e preso dalle sue vicende giudiziarie, oltre che da problemi di salute e con pretendenti alla proprietà del Grifo di cui è difficile capire se abbiano un progetto all’altezza della storia del Perugia o se cerchino soltanto l’occasione di acquisto a prezzi di saldo, il destino dei Grifoni è seriamente a rischio. Nell’Italia calcistica di questi tempi e nella “maledetta” serie C abbiamo visto scomparire in un battibaleno importanti storie di calcio a causa di rovinosi fallimenti.
La proprietà Faroni è stata accolta bene in città, ha fatto anche cose buone, ma gli errori gravi nella gestione sportiva non sono imputabili ad altri che alla società e alle decisioni di Faroni in prima persona. Può capitare, ma a quel punto un imprenditore serio lavora per correggere gli errori e per rilanciare il suo progetto. Non è successo in questo caso, si è tentato solo di gestire l’emergenza e ci si è rinchiusi oltreoceano lasciando la società “quasi” alla deriva. Tutto questo ha un prezzo nei rapporti con la città e nel valore della società di cui oggi si negozia la proprietà. Faroni non può non saperlo e sperare di uscire finanziariamente illeso da questa avventura. Se oggi decidesse di non accettare nessuna offerta deve sapere che anche per lui c’è il concreto rischio, con le vicende che sono in atto, di perdere molto, se non tutto dell’investimento fatto e forse di più.
D’altra parte chi vuole acquistare oggi il Perugia in serie C non può farlo senza un progetto preciso, non può essere un acquisto a “strascico” come in una qualsiasi asta giudiziaria. Il Perugia è un marchio sportivo con una grande storia, Perugia è una città importante e la serie C di oggi sconsiglia, dal punto di vista economico innanzitutto, avventure di corto respiro destinate ad infrangersi nei debiti dopo 2/3 stagioni (l’esempio di Rimini, Terni ed altre squadre nella scorsa stagione non è sufficiente?). Quindi se, come si dice, c’è un gruppo imprenditoriale forte a trattare, con un retroterra finanziario importante per investire sul futuro del Grifo (si parla di un fondo americano interessato ad investire a Perugia e sul Perugia), non può non esserci la capacità di trovare una soluzione positiva a questa negoziazione, al prezzo giusto, ma facilitandone la conclusione. Invece vediamo, contraddizioni, incertezze, passaggi a vuoto, un “si dice” che fatica moltissimo a tradursi in atti concreti, trasparenti ed efficaci. Ciò non dà buone sensazioni, dà preoccupazione. Pare che non vi sia cognizione dell’urgenza dei tempi di questa operazione, tempi scanditi dalle condizioni in cui va ad aprirsi la prossima stagione calcistica, che rischia di essere di ulteriore fallimento, e scanditi anche dagli eventi giudiziari di Faroni. Insomma il rischio è che del Perugia, nello spazio di un mattino, non rimanga nulla. Voglio vedere poi la forza economica in grado di ripartire dalla serie D o dalla Promozione raggiunte per via sportiva o giudiziaria. Riteniamo sinceramente che chi voglia comprare il Perugia con un progetto economicamente e calcisticamente valido debba farlo oggi, ultima stazione disponibile, tutto quello che può venire dopo sarà in perdita.
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Il 30 udienza decisiva per lo scandalo argentino
di Antonio Bellucci
Finiti i Mondiali di calcio, “l’AFAgate” sta ripartendo a tutta velocità sui media argentini dove si cerca di immaginare quello che succederà il prossimo 30 luglio nella procura degli Stati Uniti per il distretto meridionale della Florida davanti a un gran giurì federale a Miami. Chi saranno le persone o la persona che dovrà comparire difronte al gran giurì federale?
Dopo varie illazioni ancora non sappiamo chi sarà o chi saranno i personaggi dell’AFAgate a comparire. Qualche giorno fa, nei principali giornali argentini era comparsa la notizia che le persone a comparire sarebbero state il presidente della Federazione Calcio Argentina (AFA), Claudio “Chiqui” Tapia, il tesoriere dell’AFA, Pablo Toviggino oltre al presidente del Perugia Calcio, Javier Faroni e un altro imprenditore argentino, Diego Lucero. Ma da qualche giorno si fanno sempre più insistenti le voci che a comparire il 30 luglio sarà solo una persona, almeno per il momento. D’altronde l’AFA, con un comunicato stampa, aveva immediatamente smentito che a comparire sarebbero stati Tapia e Toviggino i quali, sempre secondo l’AFA non sono stati convocati a testimoniare negli USA.
I federali statunitensi hanno chiesto il massimo riserbo sull’inchiesta e non hanno fatto trapelare i nomi o il nome di chi dovrà comparire il 30 luglio, sappiamo solo che è stato emanato un “mandato di comparizione”, una citazione obbligatoria prevista dalla legge statunitense, emesso su richiesta di Michael Berger, il procuratore capo dell’ufficio del procuratore degli Stati Uniti per il distretto meridionale della Florida, che sta conducendo l’indagine insieme ad altri due magistrati statunitensi specializzati in reati economici e finanziari.
Secondo fonti giornalistiche argentine, l’udienza inizierà alle 9:00, a porte chiuse, presso il tribunale federale Wilkie D. Ferguson Jr., sede della Corte federale, nel centro di Miami. Il tribunale non solo obbliga il testimone o i testimoni a comparire, ma anche a consegnare tutti i documenti relativi alla TourProdEnter LLC, la società statunitense di Javier Faroni, presidente del Perugia Calcio e della moglie Erica Gillette, che l’AFA, mediante contratto stilato nell’agosto del 2021, ha incaricato di raccogliere e gestire i fondi provenienti principalmente dagli sponsor della nazionale argentina, dai diritti di trasmissione televisiva e dai ricavi delle partite amichevoli all’estero. Il contratto era valido fino a dicembre 2026, tuttavia, lo scorso ottobre, il presidente dell’AFA, Claudio “Chiqui” Tapia ha deciso di rinnovarlo fino al 2030.
Ma come funziona il gran giurì negli USA? La convocazione rappresenta lo sviluppo procedurale più significativo nell’indagine statunitense iniziata dieci mesi fa, come ricostruito dal giornale argentino La Nación. A differenza di un interrogatorio volontario con gli agenti dell’FBI (Federal Bureau of Investigation), il gran giurì è l’organo che analizza le prove presentate dai pubblici ministeri per determinare se sussistano sufficienti “ragionevoli motivi” per emettere un atto d’accusa penale formale contro una o più persone.
Altro elemento certo è che gli investigatori statunitensi hanno posto da tempo la loro attenzione sui movimenti di almeno 300 milioni di dollari gestiti dalla TourProdEnter di Faroni e della moglie Gillette per conto dell’AFA. È quindi la TourProdEnter che è al centro dell’inchiesta; è certo, inoltre, che i magistrati statunitensi vogliono da colui o da coloro che dovranno comparire il 30 luglio, “tutte le comunicazioni” avute con Faroni, Tapia, Toviggino e Lucero. La richiesta, è bene precisarlo, non specifica né limita il tipo di documentazione che si dovrà fornire, includendo quindi sia documenti cartacei che informazioni archiviate in formato elettronico. I magistrati statunitensi sospettano che i movimenti di denaro operati dalla TourProdEnter attraverso banche statunitensi possano essere considerate per le leggi statunitensi operazioni finanziarie illecite dando così origine a reati quali riciclaggio di denaro, evasione fiscale e frode bancaria.
Come dicevo, l’identità della persona rimane riservata, una prassi comune in questa fase delle indagini federali statunitensi. Tuttavia, dalla Nación si apprende che si tratta di un testimone con informazioni di prima mano sul funzionamento interno di TourProdEnter e sui suoi legami con la dirigenza dell’AFA.
Giunti a questo punto, credo che sia lecito ripercorrere brevemente come Javier Faroni e il Perugia Calcio siano coinvolti in maniera così preponderante nell’AFAgate e nelle indagini della magistratura argentina e statunitense.
Javier Faroni ha iniziato la sua carriera come produttore teatrale, principalmente a Mar del Plata, Argentina. Le sue amicizie con un politico argentino di rilievo, Sergio Massa, lo hanno portato a diventare prima un deputato provinciale del partito Fronte del Rinnovamento di Sergio Massa e poi a far parte del consiglio d’amministrazione della compagnia aerea di bandiera Aerolíneas Argentinas. Sembra che grazie alla sua posizione nella compagnia di bandiera argentina, Faroni riuscì a rimpatriare una squadra di calcio argentina durante il COVID, periodo in cui nessuno poteva viaggiare, attirandosi così le simpatie di Claudio Tapia che si è poi mostrato riconoscente in quanto, nell’agosto del 2021, Faroni riceve l’incarico di creare la società TourProdEnter e quattro mesi dopo firma un contratto multimilionario con l’AFA. Il contratto, sequestrato il 30 dicembre 2025 dagli investigatori argentini nella sede dell’AFA di Viamonte 1366, Buenos Aires, reca le firme di Claudio “Chiqui” Tapia e del tesoriere Toviggino. Tale contratto garantisce alla TourProdEnter una commissione del 30% su tutti i ricavi proveniente dalla Selección biancoceleste all’estero, più un ulteriore 10% per la logistica.
L’inchiesta riguardante l’AFA e Faroni ha origine da una denuncia di un partito argentino la Coalición Cívica, presentata da un suo esponente, Elisa Carrió, riguardante dei sospetti su una villa lussuosissima dal nome “la quinta di Pilar” nella località di Villa Rosa, provincia di Buenos Aires. La villa, del valore di circa 20 milioni di dollari si ipotizza sia di dirigenti dell’AFA pur essendo formalmente intestata alla società Real Central Srl che l’acquistò per soli 1,8 milioni di dollari. I titolari, Luciano Pantano e la madre Ana Conte, non sono stati a tutt’oggi in grado di giustificare l’origine lecita dei fondi per l’acquisto della villa che originariamente apparteneva al calciatore Carlos Tevez. Si suppone che i due siano dei prestanomi e che operino per conto dell’AFA, in particolare del tesoriere Pablo Toviggino.
Seguendo il flusso di denaro, gli inquirenti argentini sono arrivati a TourProdEnter. Le indagini bancarie hanno tracciato dieci bonifici da un conto della TourProdEnter presso la Bank of America e confluiti in parte verso una società, la SOMA Srl, legata al fratello di Toviggino.
L’ipotesi degli inquirenti è che i fondi AFA siano stati deviati e occultati attraverso società costituite all’estero, alcune in paradisi fiscali con conti offshore, con la complicità o il consenso dei dirigenti dell’AFA, sfruttando come schermo il meccanismo delle commissioni del 30% pagate a TourProdEnter. Tra queste operazioni figurerebbe pure l’acquisto del Perugia calcio.
La posizione di Faroni e della TourProdEnter si è andata complicando nel tempo anche a seguito di un’inchiesta della Nación basata su documenti ottenuti dall’imprenditore argentino Guillermo Tofoni che, prima dell’avvento della TourProdEnter, aveva un contratto con l’AFA che è stato però interrotto da quest’ultima a favore della TourProdEnter. Oltre alla denuncia di Tofoni, l’inchiesta condotta dalla Nación ha consentito di svelare parte dei movimenti operati dalla TourProdEnter la quale avrebbe accumulato circa 300 milioni di dollari in almeno cinque banche statunitensi nel corso di quattro anni, e dei 300 milioni, circa 57 milioni sarebbero stati deviati attraverso una decina di società fittizie costituite a Miami da Faroni. Si sospetta che queste società, diverse delle quali sciolte appena due giorni dopo la prima pubblicazione dell’inchiesta condotta dalla Nación, abbiano funzionato come veicoli intermedi per incanalare decine di milioni di dollari verso beneficiari reali che restano per il momento nell’ombra.
Secondo fonti giornalistiche argentine, formalmente, il volto pubblico di TourProdEnter è Erica Gillette, ma Faroni, il marito, avrebbe avuto un ruolo centrale in quanto sembra abbia firmato per aprire conti, per autorizzare pagamenti milionari e per deviare fondi verso altre società, tra cui il Perugia Calcio, acquistato per 6,2 milioni di dollari.
L’indagine in Argentina sembra procedere a rilento anche per via di conflitti di competenza tra diversi tribunali argentini; l’inchiesta negli USA invece, da l’impressione di procedere molto più celermente e questo logicamente preoccupa l’AFA, i suoi dirigenti, amici e probabilmente lo stesso Faroni il quale, in questi mesi, ha sempre tenuto una posizione molto defilata, non comparendo in pubblico e non rilasciando dichiarazioni se non attraverso il suo avvocato.
Ma i tifosi del Perugia e tutta la città hanno il diritto di sapere, di pretendere delle spiegazioni direttamente da Faroni, senza intermediari che ben poco hanno detto fino ad ora. Siamo preoccupati per le inchieste che lo riguardano in quanto potrebbero condizionare in maniera determinante il futuro del Perugia Calcio e pertanto, non vorremmo che le inchieste in Argentina e soprattutto quella negli USA approdino anche in Italia con il coinvolgimento della magistratura nazionale, che potrebbe essere interpellata al fine di ottenere informazioni sulla provenienza dei fondi che sono serviti per l’acquisto del Perugia Calcio. Infatti, è emerso da più fonti giornalistiche che i trasferimenti serviti per l’acquisto dei Grifoni provengono in parte dalla società Sports NextGen Ltd di Faroni; la società di diritto britannico è stato il veicolo societario principale usato per l’acquisto del Perugia Calcio nel settembre del 2024. In proposito avevamo scritto, basandoci su fonti giornalistiche argentine, che Faroni avrebbe poi deciso di trasferire il 100% delle azioni del Perugia da Sports NextGen a una nuova società uruguaiana, la Dinay SA; si tratterebbe di un passaggio che alcuni osservatori leggono come un possibile tentativo di allontanare la proprietà dal centro delle inchieste in corso. Ma questa è un’altra storia.
Tornando alla Sports NextGen, i soldi utilizzati per l’acquisto sarebbero stati trasferiti per ordine della TourProdEnter, dalla Bank of America verso due banche, una nel Regno Unito e l’altra nelle Mauritius, dove la Sports NextGen ha dei conti bancari. Se l’inchiesta dovesse approdare anche in Italia la posizione di Faroni potrebbe aggravarsi ulteriormente con ripercussioni immaginabili sul Perugia Calcio. Non penso di sbagliare nell’affermare che insieme all’AFAgate c’è un “FARONIgate” certamente per noi perugini molto più preoccupante.



