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di Porzia Corradi
foto ©A. Veroni

Musica e danza colonne portanti. Location rimescolate e ampliate, a cominciare dal ritorno della prosa a San Salvatore patrimonio Unesco. E più arte. Potrebbe essere tratteggiata così l’impronta del neo direttore artistico Daniele Cipriani sul programma della 69esima edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto, che segna il suo debutto alla guida della più internazionale delle manifestazioni italiane dedicate alle arti sceniche, ma anche una prova generale in vista del 70esimo, su cui già cresce l’aspettativa collettiva anche locale, dove ben è impressa la memoria della grande festa che ha accompagnato il 60esimo di Giorgio Ferrara. Ma l’orma del neo direttore nel Festival di Spoleto non è solo artistica.

In attesa della prima alzata di sipario (26 giugno), che avviene nel segno del fondatore Gian Carlo Menotti e quindi della tradizione, con l’opera lirica “Vanessa”, la traccia più vistosa fin qui lasciata da Cipriani è sul territorio. Il neo direttore, infatti, è protagonista di un’azione di moral suasion verso la comunità locale senza precedenti, cercando apertamente un patto con gli spoletini, che hanno un rapporto col Festival storicamente controverso. Eclatante la chiamata “Adotta un artista”, per fargli aprire le porte di casa e accogliere i talenti della musica che saranno protagonisti dell’edizione zero dell’Academy del Due Mondi, nel solco di una tradizione menottiana che negli anni Sessanta era, se vogliamo, anche obbligata dall’assenza di strutture ricettiva. Nel segno del “confronto condiviso” l’inedito incontro voluto da Cipriani nel teatro di piazza Duomo con gli operatori economici del centro storico e non solo, alcuni dei quali ancora piacevolmente spiazzati dall’iniziativa. Tanto esplicita quanto inedita, infine, la lettera indirizzata alla comunità spoletina a cui, in breve, riconosce un ruolo centrale e chiede massimo sostegno. Ovvio è che simile cura suscita, sempre in attesa dei risultati festivalieri, una certa simpatia nella comunità locale, che pur beneficiando da 69 anni economicamente del Due Mondi, spesso passivamente, si è sempre più o meno latentemente sentita aliena alle eccellenze internazionali e alla mondanità con cui la manifestazione stravolge la quotidianità sonnolenta della città. Da capire, però, se il terreno su cui il neo direttore ha deciso di muoversi si rivelerà scivoloso come lo è stato Monique Veaute, Ferrara e, al di là delle idealizzazione, anche per Menotti, oppure se Cipriani riuscirà laddove i predecessori non sono riusciti.

Il programma del Festival di Spoleto, tra anticipazioni e conferenza stampa, è ormai noto da diverse settimane, ma Passaggi Magazine prova a mettere ordine nella gran quantità di appuntamenti che come sempre segnano le due settimane di Due Mondi in programma dal 26 giugno al 12 luglio. Oltre all’inaugurazione con il nuovo allestimento dell’opera lirica “Vanessa” (musiche di Samuel Barber, libretto di Menotti, regia di Leo Muscato e Orchestra del Teatro comunale di Bologna con Coro del Lirico Sperimentale di Spoleto), va sicuramente segnalato l’appuntamento del 3 luglio quando in piazza Duomo arriverà la London symphony orchestra diretta da Yannick Nézet-Séguin, direttore musicale del Metropolitan Opera di New York, definito dal Financial Times “il più grande generatore di energia sui palchi internazionali”. Il programma musicale della serata prevede la Seconda Sinfonia di Rachmaninov e il Concerto n. 3 di Prokof’ev che porterà in piazza Duomo anche la pianista Yuja Wang, indiscussa protagonista della scena contemporanea. Il gran finale del Due Mondi, sembra davanti alla cattedrale di Spoleto, Cipriani lo ha affidato alla Filarmonica del Teatro Regio di Torino che sarà diretto da Gianandrea Noseda, direttore musicale dell’Opernhaus di Zurigo e principal guest della London Symphony Orchestra al debutto a Spoleto.

Omaggio al passato, con mano tesa sempre alla comunità locale, che da qualche tempo contesta l’assenza di celebrazioni per il 7 luglio, giorno del compleanno del fondatore del Festival, è anche la Maratona Menotti di quasi 24 ore in programma in quella che fu la sua casa di piazza Duomo, tornata centrale nella manifestazione grazie allo sforzo della famiglia Monini, dove si esibiranno venti giovani musicisti. Confermati i concerti di mezzogiorno tra Caio Melisso-Spazio Fendi, Nuovo-Menotti, la recuperata Sant’Eufemia e anche la Sala Pegasus. L’Orchestra del Teatro comunale di Bologna sarà in piazza Duomo con Mika il 30 giugno.

Denso il cartellone della danza, curato direttamente da Cipriani, che va in scena non soltanto nel palco tradizionale del Romano, ma anche al Nuovo-Menotti, a San Simone e alla Rocca. L’apertura è la prima europea “This is Rambert”, lo spettacolo con cui la compagnia di danza contemporanea più longeva del Regno Unito celebra il suo centenario (Romano 26-29 giugno). Stesso anniversario ma per Robert Rauschenberg ruota “Dancing with Bob” che porta a Spoleto la Trisha Brown Dance Companye insieme al Merce Cunningham Trust (Nuovo-Menotti 11-12 luglio), mentre “Du bout des lèvres” di Benjamin Millepied è una prima italiana ispirata alla chanson francese (Nuovo-Menotti 8-9 luglio). La danza sbarca anche alla Rocca albornoziana col progetto site specific “Seven ages” (27 giugno-10 luglio) e a San Simone, dove è attesa una reinterpretazione del flamenco con “Ejercicios hacia el alivio” di Rocìo Molina (10-12 luglio). Al Romano anche la Maratona di danza (4-5 luglio) e “Son of Echo” (7-8 luglio), oltre all’appuntamento col teatro musicale “Venus and Adonis” (10-11 luglio).

Anche se la prosa apre con la prima assoluta  “Platonov” di Peter Stein (San Simone 26-29 giugno), il cartellone, come già accaduto per il quinquennio di Veaute, sulla carta non sembra avvicinarsi alle vette dell’era Ferrara. Attesa c’è intorno all’arrivo della compagnia statunitense e norvegese Wakka Wakka con “Dead as a Dodo” (Caio Melisso-Spazio Fendi 26-29 giugno) e la prima italiana della produzione della Berliner ensamble “The Arsonists” (stessa location 9-11 luglio). Per la prosa italiana l’interesse si concentra sulle “Eumenididi Serena Sinigaglia a cui viene affidata anche la riapertura teatrale della basilica di San Salvatore patrimonio Unesco, che dopo 10 anni di post sisma riaprirà al pubblico e rientra nel Due Mondi (3-11 luglio).

Infine, l’arte. Oltre a Palazzo Collicola, dove il direttore Saverio Verini cura “Anafora”, che porterà in mostra una selezione di opere tra le più significative della produzione di Giuseppe Penone, autore peraltro del manifesto di Spoleto69, alla Rocca arriva la sezione “Le macchine teatrali” delle mostre allestite in Umbria per il centenario di Dario Fo. Sempre alla Rocca è atteso “PPP. Pound poesia Pasolini” di Marco Nerea Rotelli presentato come “progetto di incontro tra opere realizzate per Ezra Pound e Pier Paolo Pasolini” (5-11 luglio). All’ex Museo civico “Evocation of spirits” di David Szauder, l’artista digitale ungherese che col videomapping evocherà, anche sulle facciate di monumenti e palazzi storici, alcuni dei protagonisti del Festival, tra cui gli stessi Pasolini e Pound, ma anche Luchino Visconti e Carla Fracci. Tornano anche le sculture città, che a Spoleto hanno una tradizione nata nel 1962 con Carandente: Penone in piazza Pianciani porta la scultura “Le foglie delle radici”, che è anche il manifesto di Spoleto69, mentre in piazza della Signoria il progetto site specific “Initial” di Lorenzo Marini. A Penone è dedicata anche l’appuntamento della Fondazione Carla Fendi all’ex battistero della Manna d’Oro in piazza Duomo, dove verrano proposti sette video del ciclo “Epheměris” curati da Verini, che si annunciano come “un’estensione della mostra Anafora” di Palazzo Collicola.