Salta al contenuto principale

di Antonella Valoroso

Giugno, tempo di musica e tempo di concerti-saggi quotidiani al Conservatorio di Musica «F. Morlacchi» di Perugia, l’istituto di alta formazione musicale che quest’anno sembra vivere una stagione davvero felice: un progetto prestigioso in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti «Pietro Vannucci» e il comune di Bettona -nell’ambito del PRIN AFAM 2024 promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca- nuovi docenti e nuovi corsi di laurea, i primi bandi per i dottorati di ricerca, allievi ed ex allievi del Conservatorio perugino che vincono premi prestigiosi a livello Nazionale e Internazionale e vanno ad arricchire costantemente l’albo d’oro degli studenti (https://www.conservatorioperugia.it/albo-studenti/). E così, il 10 giugno alle 17.30, decido di raggiungere l’Oratorio della S.S. Annunziata per assistere al concerto degli allievi della classe di «Musica d’insieme per archi» del M° Angelo Cicillini. Ci vado per ascoltare dal vivo tutti i ragazzi e le ragazze, ma soprattutto l’ultimo fenomeno -il contrabbassista Davide Armellini, fresco vincitore del Concorso San Lorenzo di Montenero- e mi ritrovo una dimensione da miracolo sonoro. Per circa un’ora «sdimentico ogni affanno», come avrebbe detto il buon Machiavelli, e mi immergo nell’empireo sonoro tra l’amatissimo W. A. Mozart, il sublime F. J. Haydn e un regalo inaspettato: il M° Cicillini che imbraccia la viola e suona insieme ai suoi allievi l’Allegro e l’Andante dal Quartetto K 157 del genio di Salisburgo e l’Allegro e il Finale del quartetto op. 55 n. 1 del padre del quartetto per archi. Dopo l’ultimo colpo d’arco, quando si placano gli applausi, mentre pubblico e allievi si congedano dal maestro, mi avvicino per proporgli un’intervista.

Violini: M Carlotta Orlando e Gregorio Trombetta
Viola: Prof. Angelo Cicillini, Contrabbasso: Davide Armellini

Vorrei partire non tanto da una domanda ma piuttosto da un’osservazione. È sempre molto bello vedere un maestro che suona insieme agli allievi. Non tutti lo fanno. Questo testimonia una cura, un’attenzione particolare

In realtà stasera questa cosa è avvenuta casualmente perché io sto sostituendo gli allievi che mancano perché si sono infortunati. Inoltre ho suonato la viola, e questo perché per quanto riguarda la viola c’è una penuria perpetua. Abbiamo addirittura più contrabbassi che viole. Quindi è stata una necessità. Però è anche vero che secondo me dovrebbe funzionare così, come il vecchio laboratorio di pittura di una volta, come una bottega in cui si fanno le cose insieme. Poi il maestro si avvia, gli allievi e le allieve lo seguono, magari ogni tanto si tira indietro, lascia che loro vadano avanti da soli e rimane a vedere cosa succede. Insomma, stasera è stata una necessità, ma io sono ben contento di suonare con i miei ragazzi perché secondo me bisognerebbe fare così, sempre.

Anche perché per il pubblico è un grande privilegio. Si viene pensando di ascoltare soltanto gli allievi e si ascolta anche il maestro E poi, quando lei era lì con loro, si percepiva proprio una magia particolare

Beh, sotto lo sguardo diretto del maestro si sta sempre più attenti, no? È ovvio che sia diverso. Anche quando capitava a noi, da giovani, di suonare con i maestri, la mano cambiava  energia e la testa si concentrava al massimo.

Ecco, parliamo di giovani, appunto. Ultimamente il Conservatorio di Perugia sta vivendo un momento di nuova fioritura. C’è una nuova generazione di insegnanti, però ci sono anche delle colonne storiche, che per fortuna restano in organico. Adesso c’è questo grande progetto PRIN che ha attirato tanta attenzione. Ma in verità io vorrei una sua riflessione su questa nuova generazione di musicisti ad arco. Perché quando si parla di musica classica e si parla di orchestra, gli archi sono gli archi. Quindi, dal suo punto di vista di maestro, lei come la vede?

Allora, io la vedo bene. Ma in realtà farei un discorso più generale. Quello che vedo in tutti i giovani, anche in quelli che non fanno musica -tra cui ci sono le mie figlie- è positivo. È vero che i giovani di oggi a volte sono distratti dai social media, però è anche vero che quando hanno un interesse hanno molte più possibilità di quelle che avevamo noi. E per questo hanno una marcia in più. Quindi c’è una sorta di compensazione tra la distrazione e la capacità di arrivare dritti alla meta in tempi rapidi. Anche tra gli insegnanti è lo stesso. I nuovi sono diversi dai vecchi… tra i quali mi ci metto anche io.

Io provo un’invidia enorme per questa generazione che tra Spotify, YouTube et similia ha a portata di polpastrello la possibilità di ascoltare qualsiasi cosa. Un tempo c’erano solo i dischi (carissimi) o i concerti (ancora più cari)

Eh sì, era complicato, molto più complicato. Oggi anche gli spartiti si trovano più facilmente. E volendo si trovano le esecuzioni dei grandi di adesso, del passato e quasi anche del futuro. Quindi è tutto diverso. Poi certo, la nostra era una generazione diversa, mi rendo conto. Ma io sono a favore dei giovani sempre e comunque. Perché se ne parla troppo male, sono troppo trascurati a tutti i livelli, anche dal punto di vista economico. Onestamente io di bamboccioni in giro qui non ne vedo. Poi è anche vero che ho il privilegio di insegnare in una scuola particolare, dove non si viene per obbligo ma per passione. Quindi magari è chiaro che ho una visione distorta. Probabilmente chi insegna nella scuola media inferiore se la passa peggio.

Ma forse anche no! Conosco tanti gli insegnanti che insegnano alle medie inferiori e superiori con grande passione

Certamente, ma qui al Conservatorio è diverso. Quando a scuola ci vai per forza, c’è chi studia ma anche chi non ha voglia di fare niente, chi ha il coltello in tasca, chi ti tira i libri. Qui c’è un ambiente un po’ diverso. Però alla fine i ragazzi in genere non hanno colpe, anche quando sono turbolenti, ognuno ha le sue caratteristiche. Il problema sorge quando, per tanti motivi, non riescono a trovare la loro strada.

A proposito di giovani di successo, ultimamente sono stati in molti a meravigliarsi che il primo premio del Concorso San Lorenzo di Montenero sia stato assegnato a un contrabbassista. Io, invece, mi sono detta: finalmente!

In realtà non c’è niente di strano nella vittoria di un contrabbasso. Ci sono pezzi difficilissimi per questo strumento e, in realtà, se eseguiti bene, il contrabbasso diventa contemporaneamente un violoncello e un violino. Quindi, se sei al livello giusto, non c’è nulla di strano.

Però sono sempre i violini a fare la parte del leone. Quindi potremmo dire che i violini di solito la vincono facile?

Direi di no… però anche di sì! Voglio dire che la vincono facile perché c’è più repertorio. Però se il contrabbassista è bravo, e i contrabbassisti oggi sono bravi, vince lui.

Le viole, invece, scarseggiano sempre! Però c’è da dire che i violini devono faticare il doppio per conquistarsi un posto al conservatorio

Non più come un tempo perché non ci sono più le iscrizioni di una volta. Il calo demografico è arrivato anche al Conservatorio. Le domande per le classi di violino restano numerose, però la conquista del posto è più facile. C’è un po’ meno guerra.

Ma come si diventa un buon violinista?

Beh, questa è una domanda troppo difficile.

Eh, lo so, però se non approfitto di questa occasione…

È una domande difficile perché la prima cosa che mi chiedo è «io lo sono? sono un buon violinista»?

Allora cambio domanda. Faccio una domanda più specifica. Come si diventa un buon camerista? perché la musica da camera è difficile…

La musica da camera non è difficile. Il fatto è che contemporaneamente bisogna suonare bene e sapere ascoltare bene gli altri, e purtroppo contemporaneamente. Si tratta di un talento che alcuni possiedono di natura. È un po’ come il carattere delle persone, c’è chi ascolta facilmente gli altri, e chi no. Ecco, direi che chi, parlando, ascolta poco gli altri, ha pochissime chance con la musica da camera. Poi anche l’ascolto va allenato con la pratica, con l’esercizio costante. Però la cosa più difficile è sapere ascoltare, avere la predisposizione per suonare bene (meglio averla così si parte un po’ più avanti), ma nello stesso tempo ascoltare bene gli altri. Oggi, durante le prove, dicevo ai miei studenti che, in realtà, quando si prova si fa anche un po’ il lavoro del sarto. Si misura benissimo il vestito al compagno e si arriva al punto di conoscere tutti i suoi pregi e i suoi difetti, tanto da aspettarsi che faccia anche certi sbagli… e tu sei pronto a intervenire per mettere una toppa. Si prova per quello perché sennò, in teoria -come diceva un medico che non aveva le idee molto chiare sulla

Infatti! Anche il direttore d’orchestra o di coro non serve a niente!

Eh sì, serve a muovere l’aria, no? Ci siamo capiti.

Come l’hanno presa i ragazzi che hanno saputo di dover suonare di più perché c’erano degli infortunati?

La verità è che sono stati loro che hanno insistito per suonare di più. Mi hanno detto, «visto che c’è spazio possiamo suonare tutto il quartetto di Haydn?»  (op. 42, n.d.r.). Io avevo un po’ di problemi con iil minutaggio del concerto, ma loro e hanno insistito e siamo arrivati a un compromesso, e così suonato tre tempi. Quindi, sempre a proposito di giovani svogliati, posso testimoniare che questi giovani non lo sono per niente. Vogliono suonare.

Una maestra di musica che mi è molto cara diceva «tutti vogliono suonare e nessuno vuole studiare»

Non a tutti piace studiare, però chi capisce che bisogna anche studiare forse diventa un professionista. Bisogna studiare per forza, perché sennò è come voler diventare campioni senza allenarsi. Per quanto ci possano essere i talenti naturale… abbiamo visto come va a finire quando mancano disciplina e impegno.

Uno per tutti: Cassano!

Eh già! ma è ma c’è anche di peggio. Perché almeno Cassano per un po’ ha giocato nelle grandi squadre… qualcuno neanche quello!!!

E così, partiti dall’empireo musicale di Haydn e Mozart, siamo atterrati su un campo da calcio. Dal compositore Giovanni Bottesini siamo finiti al calciatore Antonio Cassano. Mentre mi allontano dopo un’ora di musica e venti minuti di conversazione fitta con il M° Angelo Cicillini, l’unica cosa che mi frulla per la testa è la memorabile risposta di Vujadin Boskov a un giornalista che gli chiese di commentare lo zero a zero della sua squadra. Una risposta che, parafrasata in chiave Cicillini, potrebbe diventare ««Io penso che per suonare bene bisogna saper ascoltare».

P.S. Ricordo a tutti profani che la frase di Boskov era (ed è): «Io penso che per segnare bisogna tirare in porta».

P.P.S. I concerti-saggi al conservatorio «Morlacchi» di Perugia andranno avanti fino al prossimo 27 giugno. Il programma è disponibile sul sito www.conservatorioperugia.it