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di Giampiero Rasimelli
Foto @Fabrizio Troccoli

Il caldo di questi giorni prepara l’appuntamento più “caldo” dell’estate perugina: Umbria Jazz Festival che svilupperà la lunga teoria dei suoi eventi dal 3 al 12 luglio, preceduta da un’anteprima il 2 luglio, un concerto gratuito in Piazza IV Novembre,   realizzato in collaborazione con CNA, con la partecipazione di Serena Brancale.

Si legge sulla cartella stampa di Umbria Jazz: 11 giorni di Festival, 13 giorni di Clinics realizzate con la collaborazione del prestigioso Berklee College of Music di Boston, con oltre 200 iscritti e la presenza di 11 docenti americani, 275 eventi di cui più della metà gratuiti, oltre 400 ore di musica, 80 band e oltre 500 musicisti che si esibiranno in 15 stage sparsi nel centro storico di Perugia, UJFORKIDS che arricchirà ogni giornata della partecipazione dei bambini e delle famiglie lo svolgersi del Festival, oltre 1500 addetti ai lavori, cui si aggiungono forze dell’ordine, pompieri, sanitari, i lavoratori dell’igiene urbana ecc … tutto questo per più di 40.000 prevendite già incassate e per qualche centinaio di migliaia di presenze nei giorni del festival (4/500 mila è l’ordine di grandezza) che usufruiranno dell’offerta gratuita del Festival e dell’atmosfera magica che è capace di creare senza soluzione di continuità per 10 giorni. Una forza enorme del Festival che crea un evento senza pari in Italia e tra i primi al mondo, che rinnova ogni anno la magia della musica e della città e che crea un indotto formidabile per tutti gli operatori economici di Perugia e della regione.

Abbiamo più volte scritto della grandezza di Umbria Jazz nelle sue diverse dimensioni, ma quest’anno si annuncia un’edizione veramente speciale del Festival per due diversi motivi. Uno riguarda la qualità del cartellone, del programma artistico, veramente “stratosferico”. L’altro è l’incrociarsi di questa edizione con tre monumentali centenari, quello di Miles Davis, quello di John Coltrane e quello del premio Nobel Dario Fo. Davis e Coltrane sono 2 colonne indimenticabili della musica Jazz, che hanno segnato svolte innovative fondamentali nella musica e portato il Jazz al livello più alto dell’espressione musicale. Dario Fo è stato un gigante della letteratura e del teatro a livello italiano e mondiale, un genio che ha sempre tentato di avvicinare l’arte agli ultimi e che da Re dei Giullari ha saputo portare la dimensione popolare dell’arte al più alto livello artistico e letterario. Per questo il manifesto di Umbria Jazz 2026 è tratto da un dipinto di Fo “La danza degli Zani” (dei giullari, appunto). Tre centenari importantissimi, fortemente legati a Umbria Jazz e all’Umbria, con sullo sfondo l’ottocentenario francescano che ci parla degli ultimi, dell’arte popolare, della natura e della pace e che ci rimanda in questo mondo tormentato dalle guerre e dalla prepotenza, da una quotidianità faticosa e drammatica in cui la libera espressione artistica è un segno di speranza, di conforto, di fratellanza, di gioia nel presente e di promessa per il futuro.

Questo è il grande messaggio che viene dall’ edizione di Umbria Jazz che sta per aprirsi, un messaggio che sarà portato e realizzato nelle performances da interpreti straordinari, che in modo sempre più alto realizzano il progetto del Festival, con al centro il Jazz nella sua forma e spirito più puri e poi il dialogo permanente con tutti i generi musicali e non solo. Non possiamo citare tutto il programma nel dettaglio in questa sede, ma basta leggere i nomi degli artisti nelle serate dell’Arena Santa Giuliana e nei teatri e vedere come si sviluppa ed articola questa esplosione di qualità musicale e di dialogo artistico con al centro il Jazz.

Dopo la già ricordata anteprima del 2 luglio con Serena Brancale si esibiranno all’Arena Santa Guliana:  il 3 luglio Sting in trio, un ritorno attesissimo a Umbria Jazz per un inizio spettacolare del Festival; il 4 luglio si esibiranno i Perigeo, il gruppo che salì sul palco della prima edizione di Umbria Jazz nel 1973 e che quest’anno conclude a Umbria Jazz il loro lungo percorso musicale “The last concert”, ad essi faranno seguito i fantastici Beat, i reduci della formazione dei King Crimson che porteranno all’Arena il repertorio di quell’ indimenticabile rock band; il 5 luglio sarà la volta di Jon Batiste, uno di quei musicisti scoperti all’inizio della propria carriera da Umbria Jazz che oggi ritorna ancora al Festival come uno dei musicisti più affermati della scena internazionale; Il 6, preceduto dal concerto del gigante Charles Lloyd,  sarà il giorno del grande omaggio al Jazz di Miles Davis e John Coltrane, celebrato sul palco dal prestigioso trombettista Terence Blanchard e dal sax di Ravi Coltrane, figlio di John; il 7 luglio toccherà alla grande Laurie Anderson e a Christone Kingfisch Ingram; l’8 salirà sul palco dell’Arena una quantità di musicisti mai vista, per  realizzare il progetto che vede la collaborazione del gruppo Snarki Pappy con gli olandesi della Metropole Orkest; il 9 Bollani darà vita ad una all Stars di cui faranno parte tra gli altri Rava, Fresu, Gatto, il meglio del Jazz Italiano, il 10 tornerà ancora una volta a Perugia uno dei padri del Tropicalismo, il brasiliano Gilberto Gil, con una grande band familiare composta da figli, nipoti e parenti vari; l’11 sarà la volta, finalmente, del blues italiano di Zucchero; il 12 la degna conclusione, con lo straordinario concerto di Frank Costello, un mito della musica americana. Oltre a questa striscia di concerti nel main stage voglio però ricordare ancora la performance musicale e teatrale di Paolo Fresu il 4 luglio, con due eventi in sequenza al Morlacchi, dedicata a Miles Davis e intitolata “Kind of Miles”, parafrasando lo straordinario album “Kind of Blue” dell’artista americano. Vorrei poi ricordare ancora l’11 luglio al teatro Pavone, alle 19, il tributo alle canzoni di Dario Fo ideato da Jacopo Fo e da Enrico Intra. E infine vorrei dare al lettore soltanto un elenco di fantastici nomi di artisti che si esibiranno tra il Morlacchi e la Galleria Nazionale dell’Umbria per trasmettere il senso concreto della straordinaria qualità musicale di questo Festival: Fred Ersch, Gonzalo Rubalcaba, Kenny Barron, Jason Moran, Bill Frisell, Hamilton de Hollanda, Steve Coleman, Ethan Iverson, Kurt Rossenwinkel, Gianni Coscia, Thomas Morgan, Franco Bearzatti, Giovanni Guidi, Gabriele Mirabassi, Joel Ross Brandee Younger …. Tra conferme, ritorni e novità si tratta di un cast artistico di livello assoluto.

Il resto sarà “Festa”, festa di Jazz, rock, funky, blues, di latin america sound, in tutte le piazze, in tutta la città. Ecco l’altra protagonista oltre la musica, la città. Quello che vediamo e viviamo oggi è un capolavoro urbanistico e monumentale costruito in gran parte alla fine del 1200, in quello che chiamiamo il secolo d’oro di Perugia. La musica di Umbria Jazz per 10 giorni lo pervade, lo illumina nel suo splendore e nei suoi spazi più intimi, dando vita ad un connubio storico-artistico irripetibile. Il Jazz nei luoghi vivi del 1200 è di per sé la produzione di un sogno, il messaggio di una musica moderna attraverso i secoli, l’incontro della cultura popolare, dell’arte e della “festa” in una visione più larga e profonda della storia … poi quando tutto ciò raggiunge questi livelli di qualità altissima diventa un’esperienza irripetibile, un’emozione unica che travalica il tempo e lo spazio.

Certo, non possiamo sfuggire ad un’osservazione. Questo miracolo di musica e di ambiente che si riproduce da 53 anni e che si apre a tutto il mondo ha nel jazz una radice speciale del rapporto tra cultura italiana e cultura americana. Quest’anno il Festival si tiene in uno dei momenti storici più critici di questo rapporto. La prepotenza del Trumpismo, delle sue iperboli e dei suoi spasmi, rischia di revocare in dubbio la solidità di questa partnership profonda. E invece vivremo ancora questo miracolo a Perugia, nel Festival dei prossimi giorni, mentre le aziende italiane sopravanzano in questi mesi il Giappone come primo partner esportatore negli USA, e il turismo americano torna a crescere in Italia e in Umbria, insomma, c’è una vita delle persone e della cultura che supera gli isterismi della cattiva politica e rinnova un legame difficile da distruggere. In noi, nella mia generazione e in quelle successive, il Jazz è stato ed è il simbolo di un’altra America, luminosa, dialogante, responsabile, amica, lontana dall’isolazionismo e dall’aggressività MAGA, capace di indicare al mondo la strada delle libertà e della democrazia, non le regole del dominio e della subordinazione. Ai miei occhi quindi le giornate di Umbria Jazz si manifestano oggi anche come il simbolo di una resistenza naturale alla deriva pericolosa che stanno vivendo l’America e il mondo, una deriva che ci inghiotte tutti, senza esclusione alcuna. Una resistenza che porta speranza e costruisce gioia e condivisione a differenza dei conflitti, delle guerre, della faccia truce del dominio.

Infine una nota sulla gestione di questo grande evento culturale che è Umbria Jazz. Qualcuno aveva tentato uno sgambetto sui contributi statali alle manifestazioni riconosciute per legge come “manifestazione di interesse nazionale”, tra cui Umbria Jazz. Tentativo respinto, ma accade ogni anno e non è un caso che il Governo e la burocrazia governativa fatichino a riconoscere le risorse produttive di questo paese anche quando sancite per legge. La gestione finanziaria resta sempre complicata, ma in equilibrio come può e deve essere in questi anni difficili. Oggi parliamo di un budget complessivo di oltre 7 milioni di euro, tra entrate e uscite, con un picco di entrate dalla biglietteria (oltre 2,5 milioni di euro e oltre 40.000 prevendite) e dagli sponsor privati (si tocca quota 900.000 euro). La novità, poi, è rappresentata dalla definitiva messa in regola dei servizi principali del Festival a partire dalla ristorazione, per arrivare alla sicurezza e a tutta la platea dei fornitori. C’è stato un grande passo avanti su tutta questa materia che ha reso e rende più maturo il Festival e lo allinea alle imprese più trasparenti e produttive del territorio.

Un Festival, sano, robusto, vitale, capace di produrre meraviglie e di dare un senso concreto di prospettiva. Una risorsa centrale per Perugia e per l’Umbria, un punto essenziale di identità della nostra terra. Buon divertimento e buon Festival a tutti !!! … Passaggi Magazine lo seguirà con voi !